Per la risurrezione necessaria della politica

Questa, come tutte le crisi, fornisce almeno alcuni stimoli positivi, a chi li sa trovare, e senza dubbio pone delle sfide. E’ più facile accettare cambiamenti quando si vedono a rischio i propri punti di riferimento, e questa è certamente un’arma a doppio taglio.

Una sfida fondamentale è, secondo me, riuscire a rinnovare la politica (in senso lato, non solo la classe politica): o le restituiremo ruolo, forza e responsabilità, come espressione, seppure approssimativa, della collettività, oppure sarà a rischio il futuro stesso della democrazia, non nelle forme, che possono svuotarsi e rimanere un’esile facciata, ma nella sua stessa sostanza.

L’inizio non è dei migliori: un Parlamento che si affida ad un governo tecnico che faccia scelte impopolari in vece sua, non stimola certo la fiducia. Ci sono le esibizioni di personaggi difficili da qualificare con termini civili. Poi c’è la questione degli stipendi, vitalizi, portaborse, auto blu ed altri appannaggi che, detto fra noi, mi sembra più utile a fare rumore che sostanza.

La crisi della politica non si limita ai privilegi della casta e non si esaurisce ad essa, tutt’altro. Politici ben pagati, ma che si assumano le proprie responsabilità e rischino davanti all’elettorato, a me andrebbero benissimo. E’ l’insipienza che disturba e che lascia il potere nelle mani della finanza.

Se ci sono corrotti, vuol dire che ci sono (e ci sono stati) corruttori: non credo ad una classe politica di gran lunga peggiore del Paese che l’ha eletta.

L’antipolitica può essere pericolosa, perché i privilegi degli uomini di Stato – accumulati nel corso di decenni – sono, a mio avviso, un sintomo, non la causa del malfunzionamento della democrazia.

E’ una sfida che riguarda tutti: sia chi siede sugli scranni del Parlamento sia il sottoscritto e chiunque faccia parte della cosiddetta “opinione pubblica”. Indignarsi per i privilegi non può trasformarsi nel dare addosso al Parlamento e non deve far dimenticare le altre responsabilità coinvolte. Istituzioni politiche svuotate significano ancora più potere alle banche, ai grandi investitori e alle organizzazioni criminali.

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