Un napoletano del ‘700

Tiberio CavalloPioniere del volo, Tiberio Cavallo visse a Londra per gran parte della vita, vi produsse tutti i suoi lavori scientifici e vi morì. Fu membro della Royal Society e precursore dell’uso dell’idrogeno per il volo umano. Fece esperimenti con vesciche di animali gonfiate, prima ancora del famoso volo dei fratelli Mongolfier con un pallone ad aria calda, ma non potè procedere verso obiettivi più ambiziosi non riuscendo a trovare un materiale che fosse al tempo stesso leggero ed impermeabile al gas.

Con lucido approccio scientifico, comprese che la propulsione dell’aerostato non si poteva ottenere con vele o mezzi analoghi ma richiedeva sistemi attivi.

Citato nel libro “Ad Astra, pionieri napoletani del volo”, è ricordato anche per le innovative ricerche sull’elettricità.

Un naufragio italiano

Mi sto convincendo che il guaio italiano sia la superficialità. Nel caso specifico, non credo che riguardi soltanto il comandante della nave da crociera naufragata all’Isola del Giglio.

La vedo dappertutto, dagli ambienti di lavoro agli uffici pubblici, dai negozi al modo di guidare l’auto per strada: presunzione, approssimazione e scarsa attenzione. Ovunque continuiamo a sfornare risultati grossolani; appena una cosa sembra andare bene, passiamo oltre, pensiamo ai fatti nostri. I particolari sono lasciati alla libera interpretazione.

Ho visitato una bella mostra sull’Unità d’Italia, al Palazzo reale di Napoli, pochi giorni fa. Ero contento, mi sembrava tutto a posto, tutto ben fatto e ben curato, finché non ho notato un gruppetto di turisti stranieri che si lamentavano perché non c’era nemmeno una didascalia in inglese. Giravano fra opere d’arte e documenti storici fenomenali, ben collegati fra loro ed integrati in un racconto di cui non potevano capire praticamente nulla. In una città ad alta vocazione turistica non si è pensato a visitatori non italiani.

E’ solo un esempio, è chiaro, e non certo il più eclatante, di come facciamo “a tirar via” già le cose a portata di mano.

Le cause sono tante: non si scelgono le persone giuste, non le si valorizza, nessuno si assume la responsabilità diretta, ogni attività si perde nel fluido vischioso degli interessi personali intrecciati, leciti ed illeciti (anche qui il confine sfuma alla grande).

E’ una lezione che devo imparare in primo luogo per me stesso: mettere più qualità in quello che faccio. La qualità è faticosa e forse non sempre si vede, ma la sua mancanza emerge sempre.

La città che brucia

Se, come sosteneva Oscar Wilde, “ognuno uccide ciò che ama”, allora l’autore di questo romanzo deve amare profondamente la sua città. Infatti la trasforma in un cumulo di macerie, inquinato da ogni genere di rifiuti ed abitato da sopravvissuti de-civilizzati (si può dire?) che, se non cercano di ammazzarsi l’un l’altro, si nascondono nel sottosuolo.

La fantascienza è una metafora del presente, uno strumento per portare alle estreme conseguenze quello che l’autore vede già in atto. Napoli non è mai nominata, così come la Camorra, ma i riferimenti sono palesi ed anche il monito: i guai si possono solo prevenire e chi fa finta di non vedere, chi gira gli occhi, chi pensa al suo interesse contingente, in fin dei conti chi cede alla paura diventa complice, avvicina la catastrofe.

Non è un libro perfetto, forse la lingua andrebbe rivista ed anche qualche passaggio della storia, ma di certo è potente e lascia un segno: a me, almeno, l’ha fatto.

Fotografando Napoli

Qualche foto della mia città, spero non troppo banale. Sono tutte prese con un telefonino, quindi senza pretese professionali. In buona parte, si tratta di attimi dell’anno appena trascorso.

Per cominciare, il Golfo ed il Vesuvio visti dal Monte Faito.

Lavori in corso davanti al Maschio Angioino

 

Castel S. Elmo visto dalle porte del Palazzo Reale, al tramonto

 

Esibizione di giovani attori nella stazione della Funicolare di Chiaia

Devozione popolare moderna

E devozione popolare antica: il famoso Cimitero delle Fontanelle

 

Le meraviglie dell’antica Pompei al Museo Archeologico Nazionale.

Aspettando la Metropolitana

 

Chic post-moderno, nella discoteca sul lungomare, fuori città.