La città che brucia

Se, come sosteneva Oscar Wilde, “ognuno uccide ciò che ama”, allora l’autore di questo romanzo deve amare profondamente la sua città. Infatti la trasforma in un cumulo di macerie, inquinato da ogni genere di rifiuti ed abitato da sopravvissuti de-civilizzati (si può dire?) che, se non cercano di ammazzarsi l’un l’altro, si nascondono nel sottosuolo.

La fantascienza è una metafora del presente, uno strumento per portare alle estreme conseguenze quello che l’autore vede già in atto. Napoli non è mai nominata, così come la Camorra, ma i riferimenti sono palesi ed anche il monito: i guai si possono solo prevenire e chi fa finta di non vedere, chi gira gli occhi, chi pensa al suo interesse contingente, in fin dei conti chi cede alla paura diventa complice, avvicina la catastrofe.

Non è un libro perfetto, forse la lingua andrebbe rivista ed anche qualche passaggio della storia, ma di certo è potente e lascia un segno: a me, almeno, l’ha fatto.

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