Per Grazie Ricevute

A volte luogo ed indirizzo sono fuorvianti. Man mano che ti avvicini, l’ambiente sembra sempre meno giusto. Se la porticina del teatro si trova tra mobilifici e sale da ballo ti (mi) sembra di essere nel posto sbagliato, un luogo finto, un paesaggio stralunato costruito a tavolino.

Entri e la piccola sala è strapiena, ma il clima è disteso, famiglie e gente – la tua gente – d’ogni età. Ti armi d’iniziativa e ti piazzi con una comoda sedia imbottita proprio sotto al palco, quindi aspetti l’inizio della rappresentazione.

Le luci si abbassano, il sipario si apre e, come nella più banale delle favole, in pochi minuti inizia la magia.

Per Grazie Ricevute” di Vincenzo Pianese è una commedia leggera nel senso positivo del termine, ovvero senza pesantezze, priva tanto orpelli eruditi quanto di scadimenti gratuiti nella volgarità. La storia è semplice ma non banale e tiene assieme una sequenza di sketch, o meglio macchiette, alcune delle quali sfiorano il magistrale.

Insomma, le due ore dello spettacolo scorrono via veloci, che poi è esattamente l’intento dell’opera. Chi continua a pensare che la cultura sia qualcosa di pesante ed avulso dal territorio sarebbe dovuto passare a Villaricca al teatro Madre Arte, sabato sera, per vedere la compagnia Erga Omnes dare un esempio di come si fa cultura, con fatica e passione, nella realtà stessa delle persone.

Per il Beauty Contest!

Sempre più in alto!

Ed ora, con un colpo di mano, vogliono strappare a Berlusconi le sue agognate frequenze. Non c’è più misura! Un vero attacco alla libertà di trasmissione di chi già trasmette. Andando avanti così si finirà per tassare anche i ricchi.

Ma quali tecnici! Davvero non ci si può più fidare di nessuno. Bisogna avere il coraggio di alzarsi ed urlare contro queste retrograde assurdità.

Perché si sa, sono i ricchi che reggono l’economia, i beni di lusso che fanno avanzare il Made in Italy. Il denaro evaso dal fisco si reimmette nel flusso dell’economia generando nuovo profitto che non sarà tassato, in un iter circolare per cui la ricchezza torna nelle stesse tasche da cui è uscita, ma incrementata. Questo è il Paese che ci piace, l’Italia che va premiata.

Spargere il denaro tra tanti significa renderlo improduttivo. I pensionati, ad esempio, al più possono comprare cose che gli servono; se gli aumenti le tasse, al massimo tireranno ancora un po’ la cinghia. Ci si è provato, negli anni rampanti, a fargli cambiare idea e renderli funzionali alla crescita finanziaria, ma loro niente, ostinatamente non li vedete mai in un cantiere di yacht o in un concessionario di auto di lusso. Al massimo hanno comprato qualche azione e si sono pure lamentati quanto, com’è naturale, è crollata.

Il necessario non è consumista, è da poveracci. E’ il superfluo che spinge in alto il PIL.

Fatti quotidiani di poca importanza

Oggi ho avuto un’esperienza di comportamento mafioso. O almeno credo.

La cosa è durata pochissimo, eccola qua. Ero in un negozio di ottica, a ritirare degli occhiali. Di colpo entra un tizio, lo scooter parcheggiato davanti. La commessa si preoccupa. “Che desidera?” Dopo si giustificherà: ha avuto dei furti.

“Posso provare degli occhiali?” fa lui.

“Ma certo.”

Ne prende un paio quasi a caso da uno scaffale e se li infila. Si guarda velocemente ad uno specchio.

“E’ da uomo, questo”

“Unisex”.

“Va bene lo prendo”.

“Non vuole sapere quanto costa?”

“L’importante è che fa presto, vado di fretta”.

La commessa trema quasi. Gli dice il prezzo: oltre 100 Euro. Quello tira fuori un pacchetto di banconote dalla tasca e paga.

“Vuole la custodia?” Chiede la commessa

“Si certo. Scusate se sono passato avanti”. L’ultima frase è rivolta a noi altri clienti, ma quasi distrattamente.

Esce dal negozio, accende lo scooter e schizza via.

Insomma, nessuna violenza esplicita, e neppure la tracotanza che si vede nei film, a ripensarci quasi mi sembra di essermi sbagliato nell’interpretare il tutto. Il tizio era vestito come un operaio o un giovane qualsiasi. Solo, tanta leggerezza nel maneggiare il denaro, sicurezza e soprattutto sufficienza nei confronti del prossimo, sia me sia la commessa: cortesia fredda e nulla più, il senso di avere ben altre urgenze.

Dalle mie parti i negozianti pagano il pizzo? Nessuno ne parla, chiaramente, ma credo di si. Voci che girano, ma soprattutto qualche evento spiacevole: qualche vetrina sfondata, anni fa. Quasi sempre un camion che sbatte sulla saracinesca chiusa, di notte, come se fosse un incidente. E poi un incendio di un altro negozio nel periodi di Natale, a pochi giorni dall’inaugurazione. Ad un negoziante che vuole andar via ho chiesto perché, mi ha detto che la colpa era dei clienti scostumati. Credo che valga la solita regola “alla Bellavista”: è un’altra tassa da pagare, se ce la fai vai avanti. Ma in un’epoca di crisi andare avanti è ancora più difficile, per tutti o quasi.

 

Tanti auguri di Buona Pasqua a tutti.