Piccole abitudini (in)civili

Sono uscito domenica mattina per correre nella mia zona.

E’ una cosa che faccio ogni tanto per fare finta di fare movimento e per – come dico pomposamente – “riappropriarmi del mio territorio”.

Non è andata bene: dopo appena quindici minuti da uno scroscio di pioggia mi ha indotto a recedere dal mio intento. Ma già prima qualche segnale sgradevole si era manifestato.

Più che segnale un odore: una diffusa puzza di m…

In effetti, nonostante le campagne mediatiche e dal basso i proprietari di cani provvisti di paletta (e che la usano davvero anche quando nessuno li sta a vedere) restano una minoranza, almeno dalle mie parti.

E non è l’unica abitudine sbagliata che perpetuiamo.

Le cicche di sigarette si buttano regolarmente per terra, così come gli involucri dei pacchetti, quelli di caramelle e merendine.

Le automobili si parcheggiano ovunque. Strisce pedonali e rampe per disabili sono piazzole particolarmente apprezzate.

Se fai un’osservazione, se va bene ti rispondono facce offese che loro mai e poi mai fanno qualcosa del genere. Oppure risate sprezzanti e osservazioni di bassa lega (…) del tipo “Ma hai visto quanta sporcizia c’è già?” che assomiglia a dire “Rubo io? Ma con tanti che rubano già…”.

Questo quando va bene, perché rischi anche l’insulto o la reazione violenta. C’è la mentalità diffusa che non bisogna subire nemmeno una critica.

Va bene le emergenze rifiuti ricorrenti, le inadempienze delle istituzioni, l’insipienza dei politici (che tra l’altro abbiamo scelto noi), la nullafacenza di parte dei dipendenti pubblici (che in parte siamo noi stessi), ma non si fa attenzione già alle cose semplici, come si possono pretendere quelle complicate? Come si arriva, per dire, alla raccolta differenziata se non ci si cura nemmeno del cestino delle cartacce? Incolpare gli altri di essere peggio di noi è una scusante comune quanto inutile, anzi dannosa, perché perpetua l’andazzo delle cose.

La frase fatta “Io amo la mia città” mi sembra, insomma, troppe volte condita di ipocrisia, insomma come se fosse un modo alterato per dire “mi piace fare il mio comodo e faccio finta di non vedere quello degli altri”.

Insomma quando si parla di “rivoluzione dal basso” mi viene da pensare che sia una fregnaccia, oppure che sia qualcosa che riguarda una minoranza. Ma si sa, le rivoluzioni le fanno sempre le elite illuminate, alle quali mi vanto di appartenere!

Scusate mi è partito l’embolo, ma ora mi è sbollito.

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