Pensieri sparsi di un simil-audiofilo, o meglio uno a cui piace ascoltare musica in modo decente

CD alla canna del gas.

Si è sparsa nei dintorni la moda di appendere vecchi CD o DVD, come trucco per tenere lontani i colombi ed evitare che imbrattino ringhiere e balconi.

Un po’ di tempo fa – qualcuno se lo ricorderà – si era diffusa la voce che fossero utili per ingannare gli autovelox e che bastasse appenderne uno o due al lunotto posteriore dell’automobile per correre a volontà senza la paura di ricevere multe salate. Questa leggenda metropolitana è durata poco e chissà che non accada lo stesso per la nuova. Qui un aspetto logico sembra esserci: il dischetto di plastica ed alluminio riflette la luce e, muovendosi per il vento, dovrebbe intimorire gli animali o almeno fargli sembrare il posto non troppo sicuro per appollaiarsi e rilassarsi. Per la verità ci ho provato anch’io e starò a vedere i risultati.

Forse prima o poi verrà fuori una razza di colombi furbi che non si fanno ingannare da certi scherzi da due soldi che in pratica sono l’incarnazione post-moderna dei vecchi spaventapasseri. Ma non è questo l’aspetto che voglio evidenziare. Secondo me i CD ed i DVD appesi in giro con pezzetti di spago sono il segno della fine di una tecnologia e, in una certa misura, della fine di un’epoca, quella dei “supporti solidi per il multimediale”.

Colombo impudente

I CD sono stati per alcuni anni l’immagine stessa della tecnologia, nessuno si sarebbe sognato di appenderli in giro: erano troppo costosi, ma soprattutto troppo cool, per un trattamento così degradante.

Prima di loro la stessa sorte era toccata alle videocassette. Prima ancora alle musicassette, supporti analogici che erano riciclati quasi all’infinito, con successive riscritture e riscritture, e gettati via solo quando erano ormai distrutti ed inservibili. Poi sono venuti i DVD. Poi ancora, in teoria, i Blue-Ray, ma quanto si sono davvero diffusi?

Perché nel frattempo è cambiato tutto: è stata inventata Internet e soprattutto le connessioni a banda larga. Ormai non serve comprare CD o DVD, in rete si trova tutto o quasi.

SACD e DVD-A. Chi conosce questi loghi?

I segni della crisi dei “supporti solidi” sono dappertutto: i pochi negozi di dischi sono sopravvissuti trasformandosi in locali alla moda o in tane per collezionisti. Nella grande distribuzione e nelle librerie lo spazio, soprattutto quello per la musica, è sempre minore e in buona parte occupato da offerte speciali, utili per svuotare il magazzino. Sarebbe una buona occasione per gli appassionati, ma anche il nostro spirito sta cambiando: il modo in cui le cose ci vengono mostrate cambia i nostri sentimenti verso di loro e, diciamocelo, i CD sanno di passato e di stantio, di old-economy.

Selettore d’ingressi vecchio stile

Tutto ha i suoi pro e contro: non ci sono più i negozi di dischi, con i commessi appassionati (a volte) a cui chiedere consigli e gli incontri casuali tra gli scaffali con il disco della vita. Su Internet può accadere qualcosa del genere? Forse, ma non ne sono certo.

Peggio ancora, ci stiamo abituando a sentire la musica in bassa qualità, registrata male e mal convertita in MP3 a basso bit-rate. Non mi dite che suonano uguale al CD, forse solo su lettorini da due soldi.

Questo sono gli aspetti che mi preoccupano di più: il ridursi dei rapporti umani e la standardizzazione su qualità basse, proprio quando gli strumenti tecnici consentirebbero l’esatto contrario. Non si tratta di tornare al passato. Chi ne ha voglia? Io no di certo. Ma di spingere la tecnologia ed il mercato verso qualcosa di meglio. Scaricate la musica in formato FLAC, senza perdite di qualità, ad esempio. Parlatene con gli amici e discutetene, anche in forum e blog. Alimentate i siti che hanno una mentalità aperta sulla tecnica e la qualità senza pensare soltanto al soldo. E, soprattutto, pensate con la vostra testa!

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2 thoughts on “Pensieri sparsi di un simil-audiofilo, o meglio uno a cui piace ascoltare musica in modo decente

  1. Hai scritto delle giuste osservazioni…anche se non è giusto essere retrogradi ad ogni costo…e bisogna cercare di aprirsi al nuovo, penso che in molti campi,quali ad esempio la cultura in tutte le sue forme, si debba un pò tirare il freno.
    Ritrovare il gusto di ascoltare un cd, leggersi i testi o i credits…fare una ricerca sull’artista, in due parole, appassionarsi!
    Non pretendo di avere la verità in bocca,ma io a tutt’oggi compro libri di carta cd di plastica e pure qualche vinile ogni tanto, non mi sento un dinosauro e sono ben felice di dedicare tempo a queste attività,che a mio parere non solo solo piccole cose, ma arricchiscono tanto la vita delle persone.

    A presto…ho dato un’occhiata al blog che mi hai segnalato…bello 🙂

    • Ciao Alessandro,

      Credo che tu abbia colto bene il senso. Non si tratta di essere retrogradi, ma di mettere attenzione alle cose. La tecnologia può (e deve) consentire a tanti di fare quello che prima era privilegio di pochi, ma per questo bisogna usarla bene. La musica, ad esempio, non può ridursi a quello che esce dai pessimi altoparlantini dei vari Iphone e similari, almeno secondo me.

      Grazie per i complimenti ed in bocca al lupo per tutto.

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