Quanti sistemi operativi?

Il vecchio e poco rimpianto Windows 3.1

Per chi considera già troppo esoterico Linux e da super-iniziati Unix, per chi non ha mai sentito parlare di Free BSD ed Open BSD, per chi considera Windows come sinonimo di computer, ecco informazioni che probabilmente non fanno per voi. Se invece siete degli smanettoni incalliti e degli informatici avventurosi, o semplicemente dei curiosi, questa potrebbe essere l’occasione per allargare i vostri orizzonti, con un piccolo ventaglio di sistemi operativi davvero speciali.

Syllable desktop:

If you are a regular computer owner with a number of things you want from your computer but not much time to coerce your machine into doing them, then Syllable is for you – just not yet.”

Se lo dicono loro…

http://web.syllable.org/pages/about.html

AROS

AROS Research Operating System è un sistema operativo per il desktop efficiente, leggero e facile da usare, pensato per rendere produttivo e piacevole l’uso del computer”.

In base alle dichiarazioni, è quindi uguale a qualsiasi altro sistema operativo.

http://aros.sourceforge.net/it/

React OS

ReactOS® è un sistema operativo libero e moderno basato sul design di Windows® XP/2003. Scritto completamente da capo, cerca di seguire l’architettura Windows-NT® disegnata da Microsoft dal livello hardware al livello software. Questo non è un sistema basato su Linux, e non condivide niente dell’architettura Unix.

Bella idea davvero, ed ambiziosa! Da far venire l’acquolina in bocca. C’è pure il sito in italiano. Peccato che sia in costruzione da anni e che Windows sia intanto arrivato alla versione 8.

http://www.reactos.org/it/index.html

Free DOS

FreeDOS is a free DOS-compatible operating system that can be used to play games, run legacy software, or support embedded systems. FreeDOS is basically like the old MS-DOS, but better!”

A proposito di cloni, questo è proprio da appassionati nostalgici. Eppure sembra che per qualche sistema “embedded” sia ancora una scelta valida: quando devi fare una sola cosa e farla nel modo più snello e veloce possibile.

Per chi non lo sapesse, Microsoft consente di scaricare gratuitamente l’ultima versione di DOS. Un’occasione se avete qualche vecchio rottame di PC e volete riviere i bei vecchi tempi. Secondo me ne fuggiremmo quasi tutti a gambe levate dopo pochi minuti.

http://www.freedos.org/

Haiku

Haiku is an open source operating system currently in development that specifically targets personal computing. Inspired by the Be Operating System, Haiku is a fast, efficient, simple to use, easy to learn, and yet very powerful system for computer users of all levels”.

Carino, come tutte le cose che hanno un nome giapponese. Del Be-OS sento parlare da anni…

http://www.haiku-os.org/

Ma ce ne sono tanti altri: questi sono solo il frutto di una breve ricerca.

Mi ricorda la costosa workstation su cui lavoravo tanti anni fa…

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Un cucciolo per un piccolo PC

Desktop di Puppy Linux “Slacko” con poche personalizzasioni

Il netbook è un bell’oggetto, anche se un po’ finito in disgrazia, incalzato dai tablet e dagli smartphones.

Nella mia esperienza, la vera scocciatura del netbook è il tempo di avvio. Si potrebbe dire che l’hardware è troppo scarso, ma il discorso non mi convince: la potenza, infatti, è paragonabile a quella di un portatile di qualche anno fa.

Nel caso del mio Asus Eee PC 1215b, con 2Gb di RAM ed un processore dual core AMD C50 – non il massimo ma di certo non disprezzabile – il problema è sicuramente uno e si chiama Windows 7.

Il macigno firmato Microsoft richiede almeno 4 Giga di memoria e di mette una vita a far partire tutti i servizi. Ho provato ad alleggerirlo disattivando un po’ di servizi ma il risultato è stato parziale, a stare larghi. Il computerino resta impiccato per buona parte del tempo.

Il problema è noto: il sistema operativo più diffuso al mondo è monolitico, deve fare tutto per tutti e per questo si porta dietro ogni genere di servizi, di acessori e di moduli, per poter fare praticamente qualsiasi cosa, oltre a tutti gli abbellimenti grafici.

La risposta ce l’avevo in mente fin dall’inizio e si chiamava Linux. Ma c’era qualche ostacolo: non mi andava di partizionare il disco rigido, con i soliti rischi ed inefficienze di spazio, e poi avevo voglia di qualcosa di veramente veloce.

Alla fine, dopo alcuni tentativi, credo di averla trovata: ho preso una vecchia scheda SD che tenevo inutilizzata, da 2 Gb, e ci ho installato Puppy Linux. Ho lasciato fare a LinuxLive USB creator, compreso il download della ISO. Ho scelto la versione Slacko 5.3.1.

Perché Puppy? Per la solita miscela di ragione e sentimento per cui si fanno la maggior parte delle scelte, quando non si è spinti dal bisogno impellente. Un sistema operativo completo con un disco di installazione di solo 130 Mb, ottimizzato per sistemi poco potenti e per partire da memorie USB o simili, e per di più con un bel cagnolino come logo. Fa simpatia dal primo momento!

Il primo avvio è stato soddisfacente, ma non esaltante. Per la configurazione ho dovuto smanettare un po’, ma non troppo. Tastiera italiana OK, come il mouse. Il video funziona in modo più che soddisfacente ed in piena risoluzione con il driver Xorg, senza scomodare quelli proprietari ATI. La rete via cavo l’ho configurata in due clic con il tool automatico. Per il wireless ho perso più tempo. Alla fine ho scaricato il modulo Broadcom_STA con il Puppy Package Manager, dopo di che sono bastati i soliti due clic per il set-up automatico, oltre a fornire la password per la mia rete casalinga.

All’apparenza l’audio non voleva saperne di funzionare. Con l’ Alsa sound wizard mi sono però accorto che era semplicemente configurata l’uscita HDMI come audio primario; il chip audio ATI era individuato correttamente come seconda scheda. Mi è bastato selezionarla come default e riavviare tutto.

In sintesi, ora ho un sistema capace di andare su Internet e di gestire file multimediali e che si avvia in meno di un minuto. Ha anche un buon numero di accessori: un piccolo pacchetto office ed un leggero programma di grafica, tutto occupando una fetta di una scheda SD. Questo post l’ho realizzato tutto con il nuovo “sistemino”.

In più è adatto anche per la musica liquida, con un DAC esterno. Ma di questo ne parlo, forse, un’altra volta.

Uno più uni

Adunanza oceanica

C’è una mentalità comune di considerare la maggior parte delle persone come semplici figuranti su una scena in cui agiscono pochi grandi uomini (e magari donne). Ce lo insegnano i libri di storia ed anche le favole, mi sembra, funzionano più o meno così.

Maghi, nobili ed eroi

Non mi è chiaro che ruolo ognuno assegni a se stesso in quest’ambito, resta il fatto che la “massa” è indistinta, o meglio fatta da elementi che possono essere facilmente sostituiti, senza che il quadro generale cambi in modo sensibile.

“Massa” è in effetti un concetto che sa di stantio, ha il sapore dei regimi dittatoriali del secolo scorso e non va più di moda. In realtà lo schema sopra esposto serve ad altro e funziona spesso come mezzo di auto-assoluzione: che colpa ne abbiamo noi di quello che succede, dal momento che non siamo quelli che decidono?

“Noi” siamo i piccoli, facciamo quello che possiamo, che siamo costretti. Quelli che decidono per tutti, nel bene e nel male, sono “loro”. Il “noi” ed il “loro”, badare bene, sono sempre indistinto e per questo flessibili nell’uso. Comodi, insomma.

Che colpa ne abbiamo della crisi, tanto per dire, se abbiamo solo evaso un po’ di tasse? Se abbiamo forzato un po’ sulla percentuale d’invalidità? Se abbiamo chiesto raccomandazione per un lavoro? Dovevamo pur vivere!

O che responsabilità abbiamo nella tratta di esseri umani, se ho solo una colf in nero o se una volta ogni tanto vado a puttane? Non faccio male a nessuno!

Che posso mai fare io, piccolo e meschino, per la fame nel mondo? Ho già i miei guai.

Insomma, mi limito per pura comodità.

Bisognerebbe forse modificare la mentalità in modo che la comunità acquisisca un po’ più di valore, e non come collettività indistinta ma come somma di individui liberi e – parolaccia – responsabili. L’uno dell’altro.

Moda antiunitaria?

Regno delle Due Sicilie

Un’abitudine che mi sembra si stia diffondendo è di criticare l’Unità d’Italia e la storiografia “ufficiale”. E’ una specie di reazione alle celebrazioni dello scorso anno, per il 150° anniversario. Il meridionalismo si colora, più spesso che in passato, di critica storica. Si mescolano, come sempre, atteggiamenti diversi. Dai tanti vittimisti e dalla folla dei dietrologi e complottisti, che sommano questa al folto novero delle “verità occultate dai poteri occulti”, a posizioni più storicamente robuste.

Per la verità anche la storiografia ufficiale (qualunque sia il criterio che la rende tale) si sta trasformando e, ad esempio, non mi capita mai di sentire parlare di “briganti” solo come di delinquenti organizzati, anche se mi sembra eccessivo trasformarli “in toto” in eroi senza macchia e senza paura della resistenza anti-Savoia.

Eleonora Pimentel Fonseca, vittima delle repressioni borboniche del 1799

Di contro, non ce la faccio proprio a vedere i Borbone di Napoli come sovrani illuminati e all’avanguardia. Qualcosa di buono l’hanno fatta anche loro, non si può negare, qualche scelta avanzata e qualche mossa azzeccata, ma si sono anche macchiati di tante vigliaccate, repressioni, inadempienze, scelte retrograde e dimostrazioni d’ignoranza. Se i poveri cristi del Regno sperarono (invano) che Garibaldi facesse finalmente una riforma agraria, è perché i Borbone non avevano nessuna intenzione di trarli fuori dalla loro miseria.

Nutrire punti di vista diversi è chiaramente lecito ed anche utile, perché la storia non è mai scritta una volta per tutte, tuttavia secondo me bisogna porsi qualche domanda sulle forme ed  i fini della critica. I tanti neo-borbonici ed anti-garibaldini che mi capita sempre più spesso di incontrare dovrebbero in primo luogo darsi da fare per migliorare Napoli ed il Meridione in generale. Sarebbe l’unica maniera per dare valore alle loro tesi, perché recriminare sulla storia e farne un motivo di auto-assoluzione non porta, in se, buoni frutti.