E se la politica si svuota

Come profeta valgo poco, e per questo probabilmente fate benissimo se non mi state a sentire ora che vi dico che nella situazione politica attuale vedo i semi della dittatura. Non ritengo che ci siamo già, ma anche qui potrei benissimo sbagliarmi.

Vedo le premesse della dittatura perché le istituzioni democratiche sono al loro minimo di credibilità; sono state usate ed abusate in troppi casi; spesso svuotate di senso e ridotte neppure a posti di potere ma a semplici falle di accesso al denaro pubblico. Ed anche perché le persone che le hanno rappresentate o si candidano a farlo non sono più individuate come rappresentanti della maggioranza del Paese. Vedo che le scelte politiche avvengono sotto la pressione dei mercati e delle urgenze economiche.

Le vedo anche perché non sembra sorgere un’alternativa politica: situazione ottima perché si individui, ad un certo punto, la soluzione nell’ “uomo forte”, nel nuovo “unto dal signore”, la “figura di garanzia” che potrebbe essere anche una “soluzione tecnica”, ma di lunga durata.

La dittatura moderna, si badi bene, non richiede necessariamente un balcone ed una folla plaudente, bande musicali e parate imbandierate. La dittatura cibernetica può avere forme molto più subdole e sfumate. Può avere l’estetica ed i riti della democrazia senza averne la sostanza.

Come comportarsi? Di certo non appellandosi all’ “unità del popolo”. Questa è una cosa che si invoca in caso di guerra, solitamente allo scopo di silenziare chi critica quella guerra ed addita coloro che, per propri interessi, l’hanno voluta. Non dobbiamo assolutamente pensarla tutti allo stesso modo: è la prima regola della vita democratica.

Neppure m’attira la rivoluzione di piazza. Non credo nella violenza perché non risolve i problemi, perché esalta i peggiori e perché finisce sempre per essere pilotata. La rivoluzione francese è finita con Napoleone imperatore.

Ci vuole l’impegno individuale, di quanti più possibile. Evitare le scorciatoie e le soluzioni di comodo. Evitare la tentazione dei compromessi facili. Occhi ed orecchie aperte su proposte e soluzioni. Curare il complessivo ed i dettagli. Non evitare contrasti e dissensi, anche aspri. Valutare razionalmente e non sull’onda delle emozioni.

Insomma, come tutti i (falsi) profeti, vedo il rischio ma non la soluzione. Eppure sono certo che c’è. E credo nel volontariato intellettuale. Il cervello per sua natura deve essere sempre attivo, per cui è meglio usarlo bene.

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6 thoughts on “E se la politica si svuota

  1. Ciao,è un pò che sono assente per cause di forza maggiore,ma a sprazzi ti seguo.
    Leggendo questo post mi è venuta in mente un’analogia medica.
    Senza tenere conto dei numeri errati (vado a ricordo) ma un tempo il livello di guardia per il colesterolo era tipo 300…cioè fino a 290 eri sano poi scattavano i farmaci e le visite.Poi con gli anni si è abbassato sempre di più, oggi per dire, già a 180 per i dottori sei ammalato, e le case farmaceutiche si sfregano le mani…
    Tutto questo parlare di crisi e di default,certo,le difficoltà sono più palpabili, ma poi ti publicizzano il nuovo iphone da 850 € e nei negozi ci viene pure la fila…boh, mi sa di tossicodipendenza dai media.

    Un saluto e a presto

    • Ciao Alex. Di certo la crisi non è uguale per tutti, anzi per qualcuno non c’è per nulla. E poi alcuni sono più bravi a lamentarsi di altri, o hanno megafoni più potenti, per così dire. Hai ragione: tossicodipendenza dai media è la definizione giusta. Ma la svalutazione della politica, in Italia ed anche altrove, è cominciata prima, ma molto prima della crisi.

    • Ciao. Con me non attacca! Ne ho di amici pronti a giurare su ogni sorta di complotto, dalle Torri gemelle falsificate alla Shoah alle scie chimiche alla elite giudaico-pluto-massonica e quant’altre ne vuoi mettere in fila. Ti assicuro, non è necesaria una mente superiore perché le cose vadano male, basta la convergenza di interessi ed il disinteresse della maggioranza. Credo però all’impegno delle persone, che è l’unica cosa che può portare risultati

  2. Forse hai mal interpretato le mie parole o forse io mi sono spiegato male,sono d’accordo con te quando parli di interesse, infatti mi riferisco proprio a quello quando parlo di complotto, inteso come interesse di pochi, però di conseguenza l’interesse di pochi, se soddisfatto, è conseguenza di “una mente superiore”, che riesce a fare fessi i tanti.
    Inoltre non credo che ci sia il disinteresse della maggioranza, sicuramente c’è molto qualunquismo in giro, ma ci sono tantissime forme di protesta che coinvolgono il Paese da Palermo a Torino, ma se sei inascoltato da chi dovrebbe tutelarti (lo Stato), cosa fai?
    Poi si può aprire un discorso sulle forme di lotta sbagliate, sui diritti conquistati nel 900′ via via cancellati dalla classe dirigente(a partire dai sindacati) e sulla responsabilità dei cittadini (proprio questo è il punto di domanda che mi pongo alla fine dell’articolo che ti ho postato)
    http://ilkomboloi.wordpress.com/2012/09/25/articolo-di-deaglio-su-tangentopoli/

    Credere nell’impegno delle persone penso sia una cosa scontata e qualunquista, è come dire tutto e non dire nulla.
    Ricordiamoci che il Paese è gestito dalla classe politica ed economico-finanziari, quindi io non credo tantissimo al loro impegno e alla loro etica.

    p.s. il “Con me non attacca” sa di saccente.

    • Ciao,
      Mi scuso se sono sembrato saccente. Ho subito più volte la saccenza di chi pretende di sapere come va il mondo partendo da un costrutto ideologico e da evidenze che ha me non sembravano tali, per cui metto le mani avanti. Complotto è quando più persone si accordano per ottenere un fine illecito ed è un termine che ormai mi provoca reazioni allergiche. Che poi sia necessario tenere sempre alta l’attenzione, è una cosa su cui, mi sembra, siamo pienamente d’accordo. La protesta si può fare in molti modi. Scendere in piazza è una. Trovare modi di accordarsi e di trovare vie alternative per fare le cose, ne è un’altra e secondo me più utile. Secondo me la politica è un nodo fondamentale, ripetendo una frase sessantottina (oddio) se non la fai (o almeno la sorvegli), la subisci.

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