Per la dolce fama

Decollo!Da dove nasce l’ansia umana per il successo? Perché ad un certo punto desideriamo diventare famosi? Cosa davvero ci rallegra nell’essere conosciuti, ammirati o riconosciuti da un folto numero di esemplari appartenenti alla nostra stessa razza? Il motivo razionale mi sfugge, perché non si tratta soltanto di arricchirsi; c’è chi è disposto a rimetterci pur di acquisire la dolce fama.

Forse amiamo l’immagine che proiettiamo nel prossimo. Siamo creature sociali, non possiamo prescindere da chi ci circonda, non solo per quello di cui abbiamo bisogno per vivere, ma anche per come si articola il loro atteggiamento nei nostri confronti. Se gli altri ci ammirano, aumenta la nostra considerazione di noi stessi.

E’ uno strano meccanismo: se gli altri ci considerano troppo diversi, siamo emarginati, non siamo nella collettività. Se veniamo considerati al di sotto della media, ne ricaviamo frustrazione. Ma anche essere “soltanto” uno fra tanti non è sufficiente. Dobbiamo sentirci in vista, almeno per un qualche aspetto della nostra vita.

Gli autori di libri viaggiano con borsoni di copie da vendere. Gli scrittori di blog commentano per lasciare link in giro. Casalinghe ed impiegati fanno le cose più assurde appena si trovano davanti all’obiettivo di una macchina da presa. Singoli e comunità non vedono l’ora di entrare nel Guinness per il più grande o il più piccolo di qualcosa. Warhol diceva che l’epoca moderna non nega a nessuno il suo quarto d’ora di celebrità, per cui si prodiga ogni genere di sforzo per allungarlo almeno di qualche minuto.

Qualcuno mi potrebbe puntare decine di ricerche psicologiche o sociologiche che affrontano il fenomeno. Tanti ricercatori a caccia di fama, ne sono certo, indagano sulla ricerca di fama dei loro consimili. Difficilmente mi possono togliere dalla mente che il fenomeno si sia amplificato in virtù – o per colpa – dei mezzi di comunicazione, nel corso dello scorso secolo, e sia una seconda volta esploso con Internet e gli innumerevoli ambienti virtuali che ha creato.

La mente conosce poco la relatività, per cui conquistare fama in una ristretta cerchia può essere quasi altrettanto soddisfacente che conquistare le prime pagine dei giornali per qualcosa di diverso da un grave crimine commesso, ed in più è foriero di meno guai e disillusioni.

Ma se può essere difficile conquistarsi il proprio angolo di fama soddisfacente, ancora di più lo è renderlo economicamente fruttuoso. Questo è spesso il secondo pensiero che viene in mente. Se è possibile convincere un nostro simile a spendere dalle nostre parti un minuto del suo tempo e qualche click del suo mouse, o qualche ditata su uno schermo tattile, e se è anche possibile, seppure più difficile, fare in modo che si formi una buona opinione ed addirittura che si ricordi di noi, in un angolino riposto del suo cervello, molto più difficile è persuaderlo a fare una sbirciata nella fessura oscura del suo portamonete, per estrarne una piccola parte del contenuto e consegnarcela. Ma che volete, siamo fatti così: il tempo è denaro, per cui per avere il secondo, devi per forza ottenere il primo, per cominciare.

 

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