Giovani fuori

Sotto il cappellino niente

La vita media si è allungata e non di poco. La gente si aspetta molto dai propri anni, ma più che altro si aspetta di poterne spendere molti.

Una delle frasi che sopporto di meno è “io mi sento giovane dentro”. Non ho mai capito cosa vuol dire. Se pensi ancora da giovane, non sei mai cresciuto, non sei mai cambiato, sei rimbambito?

L’esperienza dovrebbe servire, da una certa età in poi, a compensare le carenze del fisico. Si è un po’ meno elastici e resistenti, ma si conoscono i propri limiti e si sa fare meglio le cose. Fino ad un certo punto questo sistema funziona a meraviglia, si va perfino meglio dei giovanotti, nel pieno delle forze ma di scarse conoscenze.

Il professionista anziano da sempre si circonda di collaboratori, che fanno quello a cui da solo non riesce più a fare fronte ed intanto apprendono, si fanno conoscere, si preparano a fare da soli, a subentrare.

Ed il passaggio generazionale non è necessariamente conflittuale: anche se non è la natura a spazzarlo via in malo modo, ad un certo punto è l’anziano che si fa da parte, si gode il rispetto, si occupa di questioni formali, interviene per gli aspetti di principio, diventa il riferimento riverito ma non più attivo a tempo pieno. Si ritira, insomma, in bell’ordine. Non sempre, chiaramente, ma molte volte è felice di non dover essere più al centro della scena in pianta stabile. Si riserva il diritto di criticare i giovani quando gli viene voglia, senza pretendere di essere sempre ascoltato.

Poi però è intervenuta la cultura, o meglio la moda. Bisogna sembrare giovani, comportarsi come giovani. La vecchiaia è un cedimento della volontà al quale non bisogna indulgere. E’ l’anticamera della morte, ovvero un argomento sconveniente, come la cacca o gli scrupoli di coscienza. Non solo l’anziano ma anche il distinto signore di mezza età è out. Tutti siamo giovani, efficienti e pronti all’azione. Tirarsi indietro una volta è una sconfitta, chi si ferma è perduto! Ci chiamiamo “ragazzi” e “ragazze” tra di noi indipendentemente dal numero di primavere che abbiamo visto sorgere e calare.

Per cui crolla tutto: il poveraccio/a negli anta non può competere più. Non può usare le armi sue proprie ma deve continuare ad usare quelle della gioventù; deve continuare a correre e saltare anche se avrebbe voglia di camminare; deve ridere forte anche quando tutto quello che gli viene spontaneo è un accenno di sorriso. Si sforza ma non ce la fa: più cerca di emergere e più diventa ridicolo. Non riesce a star dietro ai desideri ed agli stimoli. Cresce la frustrazione e la ricerca di una scorciatoia.

Allora parte con i sotterfugi. Abbellisce e ritocca l’aspetto. Si arrocca nel consociativismo, si difende con la pecunia accumulata, si fa scudo con le amicizie e con le mutue assistenze. Rende sleale la lotta, perché non può ricorrere alle armi leali. Cerca di consolidare con il privilegio quello che non può ottenere con la competizione diretta. Filtra l’innovazione e la depotenzia, in modo che non metta mai a rischio lo status quo.

Il giovane vero non deve essere mai in condizione di diventare un potenziale concorrente: deve restare giovane di belle speranze a vita, sbandierato quando serve ma subito dopo relegato dietro le quinte.

Il giovanilismo della moda, non avendo accesso alle leggi ed alle sedi del potere, si ritorce contro i giovani, come semplice connotazione estetica: l’aspetto giovane si sostituisce alla sostanza. Una vecchiaia infinitamente attiva e dimentica di se stessa si eterna sclerotizzata, ma incapace di cedere il passo o anche solo di chiedere assistenza.

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2 thoughts on “Giovani fuori

  1. siceramente credo che il mito della eterna giovinezza sia dovuto ad un assurdo progetto commerciale, molto redditizio. Basti pensare al business dell’apperenza che investe le persone mature, certo curarsi a tutte le età è una cosa giusta ma non lo è il “mascherarsi”.
    Vedere 60/65enni in minigonna, tacchi a spillo e make up da ragazzine è veramente patetico, lo stesso dicasi per i pari età lampadati, tinti e “giovanili” con i loro sorrisi fissi tipo paresi.
    Le persone comuni hanno mutuato dal mondo dello spettacolo l’esigenza di combattere il tempo, ad ogni costo, Purtroppo la cultura dell’apparire mortifica quella dell’essere, il mondo si sta trasformando in una immensa piazza piena di beoti sorridenti ever green. Come si diceva “ragazzi”.

    TADS

    • Concordo in pieno. Anzi, per certi versi lo dici meglio di me 🙂 La moda ed il mito del benessere spacciato dalle agenzie pubblicitarie hano preso il posto dello spirito (per chi ci crede) e della ragione (per tutti). Basta vedere da chi ci siamo fatti governare per la maggior parte degli utlimi vent’anni.

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