L’alternativa aperta

In campo informatico sono a favore dell’Open Source, con dei distinguo.

L’Open Source mi piace per l’estetica: il più delle volte è più essenziale, più funzionale, più mirato allo scopo, meno caricato di abbellimenti e di “campanelle e fischietti”, come dicono gli anglosassoni.

Mi piace perché è “aperto” nel senso di gestibile, anche se non nel modo più facile. Tutti i sorgenti sono disponibili, ma soprattutto, per l’utente esperto, tutti i file di configurazione sono accessibili. La conoscenza è distribuita on-line e ricercabile. I forum sono continue fonti di suggerimenti ed idee.

Mi piace perché è adattabile: puoi scegliere quello che preferisci, farlo funzionare come preferisci e (con un po’ di esperienza) solo con quello che ti serve. Se hai un computer non all’ultimo grido o poco potente, puoi continuare ad usare una versione aggiornata di Linux, liberata da tutti i fronzoli, senza i tempi d’attesa di un disco rigido che non la smette di girare.

Mi piace perché è stabile: anche i sistemi commerciali migliorano nel tempo, ma per l’Open Source, Linux e compagnia, il miglioramento è continuo. Tutti i “bug” sono pubblicati e discussi apertamente e la soluzione immediatamente messa in circolo, non nascosti e lasciati appesi finché la casa madre non decide di mettere assieme una “patch” da mandare agli utenti. Chiunque può proporre la soluzione o almeno un “tampone” provvisorio.

E adesso vengono i distinguo.

Non riesco a vedere un mondo interamente Open Source, per alcuni motivi.

I computer sono diventati facili da usare grazie a sistemi commerciali.

Per alcuni utenti pagare l’assistenza è meglio che doverla cercare nei forum.

Molto di quello che si sviluppa in campo Open Source è mirato ad utenti esperti e non al computeraro medio della strada (con delle ammirevoli eccezioni).

Il software commerciale è una continua fonte di idee ed innovazioni, così come lo è l’Open Source.

L’Open Source non ha mai fatto il “grande salto” verso la maggioranza degli utenti. Per tanti motivi che non sto a discutere non è, ancora oggi, adatto all’utente inesperto, quello che vuole accendere il computer per fare qualcosa, oltre che informatica. E’ l’ostacolo maggiore che Linux, ad esempio, non ha mai scavalcato del tutto. Le interfacce utente, ad esempio, mi sembrano ormai adeguate, ma la configurazione di macchina e periferiche non lo è ancora, sebbene abbia fatto progressi fenomenali nel corso degli anni.

Secondo me il principale pregio dell’Open Source, di cui usufruisce anche chi non ha mai sentito questo nome, è che da quando è diventato un’alternativa valida, ha fatto da stimolo al progresso e da calmiere dei prezzi per i software commerciali. Non parlo solo di Linux e di BSD, ma di pacchetti come Gcc, Gimp, Open e Libre Office. Senza Linux & soci, a che versione di Windows saremmo arrivati o rimasti? E di Office? E quanto costerebbero?

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2 thoughts on “L’alternativa aperta

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