Tra fine e nuovo inizio

errore-grafico

Gli errori di grafica possono essere creativi.

Non so voi, ma a me sta capitando sempre più spesso che le feste comandate siano il momento in cui qualcosa comincia o finisce. Penso che accada a molti, la pausa del lavoro (o la sua prospettiva a breve termine), induce la mente a concentrarsi su qualcos’altro, a desiderare qualcosa, a cambiare leggermente il punto di vista su cose o persone.

Tuttavia, per qualche motivo poco chiaro, per quanto mi riguarda le storie e le illusioni di storie finiscono a Pasqua o a Natale, mentre l’estate si lascia attraversare dai loro strascichi lasciandole indenni o quasi. Il flirt estivo mi è quasi ignoto: fatta salva l’adolescenza, ovviamente.

Questi momenti di terminazione non sono propriamente sgradevoli, il più delle volte. C’è si il senso iniziale di vuoto, ma a questo segue, presto o tardi, quello di un nuovo inizio, o meglio di tante possibilità di inizio.

Secondo me è questo il senso di una storia sbagliata: quando finisce – e quando le ferite hanno cominciato a rimarginarsi – prevale il senso di quanto si è guadagnato, al di sopra di quello che si è perso. Avete presente quel senso di liberazione quando ti accorgi che, per abilità o fortuna, sei sfuggito ad una trappola ben congegnata? Forse non è che un’illusione della mente, che cerca sempre il modo di consolarsi, ma è come se d’improvviso ti si aprissero nuovi orizzonti davanti e pensi che, tutto sommato, qualcosa hai imparato, forse sei addirittura migliore di prima e, al netto del tempo e

OK allora Buon Natale

PranzoFestivo

Anche quest’anno è Natale. Me lo annunciano la folla per strada, i negozi decorati e le prime maratone alimentari di stagione. In ogni caso mi sembrano sempre strane le ricorrenze: dover assumere un certo stato d’animo perché lo dice il calendario. Sarà per questo che sopporto poco i veglioni di Capodanno. Diciamo che le feste possono essere dei promemoria e, ad essere generosi, degli stimoli. Che danno… frutti diversi per persone diverse.

Tuttavia fanno capire che il tempo passa, ed al di la dei precetti e delle letterine qualcosa bisogna pur fare, darsi una smossa. Ad un anno dal mio esordio su WordPress (non che prima non bloggassi. sempre con esisti striminziti tuttavia) mi tocca fare coming-out. Non, non sono gay. Inutile stare li a nascondersi: sono un cristiano cattolico, e riconoscersi tollerante verso tutti (o quasi) e critico verso alcune posizioni della Chiesa sono solo attenuanti, forse di comodo. Lo so che è fuori moda, ma a stare al passo con i tempi ci riesco di rado, più che altro mi trovo in controtendenza. Amo lo stereo e non il video, il computer ma non i game, mi sforzo di usare le chat solo perché un sacco di gente che conosco risponde solo a quella.

Quand’anche mi trovo in accordo con la maggioranza, è per motivi diversi da quelli consueti. Ma forse accade a molti. Preferisco Linux a Windows perché il computer parte prima e posso sapere quello che combina; Android ad Apple perché dentro c’è il mio amato Linux e non mi chiede la carta di credito per funzionare; gli orologi da tasca perché non sopporto quelli da polso per più di qualche ora. Se devo perdere mezz’ora a cercare parcheggio e poi a cercare il parchimetro meno lontano, preferisco perderla aspettando la metro o il bus.

Mi sento di sinistra pur criticando di continuo i sindacati che difendono cani e porci, anche perché non mi è ancora ben chiaro a quale delle due categorie io appartenga.

Non ce la faccio a credere ad una cospirazione per una dittatura mondiale, non perché pensi che i potenti siano buoni, anzi, ma perché mi sembra un’utopica, ottimistica illusione di un mondo ordinato, per quanto nel male, in cui i progetti complicati si realizzano.

Per cui non posso fare a meno di augurare un santo Natale, a chi abbia voglia di sentirlo. E magari proporre un gioco: provate un attimo a guardare il mondo con gli occhi di qualcun altro. Può essere un esercizio interessante se si perde un po’ di tempo e si impegna la fantasia. I risultati a volte sono sorprendenti, se ci si impegna abbastanza.

Candela_Natale

Assi robotici?

cropped-29_filasi-a-roma.jpg

E’ un po’ che non parlo di aeroplani, avendo aperto un blog specifico. Ma li il tema è la storia, per cui l’attualità la affronto qua.

Mi sembra che l’Europa sia rimasta indietro sugli UAV rispetto agli USA, in particolare per la nuova generazione di “unmanned” armati, le macchine da combattimento senza equipaggio a bordo. Vola “Neuron”, ma è solo un dimostratore tecnologico.

Mi inquieta un po’ un sistema semi- o del tutto automatico per ammazzare esseri umani (chiedo scura, “colpire bersagli” forse è più politicamente corretto) ed in generale il tema dell’aeronautica non pilotata mi affascina poco. Il “Neuron”, poi, somiglia molto ad un modello in scala del B-2 “Spirit”, con la geometria tuttala, la presa d’aria sul dorso ed il bordo d’uscita dentellato. Anche l’estetica imposta dalle tecnologie “stealth” è poco attraente, a mio parere, oltre che abbondantemente costosa.

Forse è uno dei motivi per cui mi appassiona la storia, gli anni in cui l’elettronica non dominava negli abitacoli ed il pilota doveva interpretare vibrazioni, rumori e scossoni per reagire di conseguenza. Anche il combattimento aereo era una questione di vista acuta, sangue freddo e perfetta padronanza della macchina da parte del pilota.

C’è poi da chiedersi quale sia lo scopo ultimo di macchine di questo tipo. Il primo è ovviamente di impegnare soldi pubblici e tenere in piedi un’industria che occupa migliaia e migliaia di persone, che è d’altra parte il motivo primario per cui dobbiamo comprare gli F-35. Si sa, infatti, che il “civile” non è sufficiente. Il secondo è che la guerra “moderna” non è più di confronto fra nazioni ma di intervento in aree calde e di conservazione dello “status quo” o della sua modifica più o meno programmata. Non guerra “difensiva”, quindi, ma “offensiva” o, per usare un linguaggio prevalente, “preventiva”.

Senza nulla togliere al lavoro di tecnici ed ingegneri coinvolti in progetti così complessi ed al valore delle ricerche che effettuano e dei risultati che stanno raggiungendo, mi augurerei che trovino uno sbocco più “civile” (inteso come opposto al militare), alla fine dell’orgia informatica, si torni ad apprezzare il “fattore umano”, che non sia solo quello di chi telepilota la macchina a molti chilometri di distanza. Sarò poco lungimirante, ma sul tema dell’intelligenza artificiale che viene fuori da una macchina da calcolo, continuo ad essere un po’ scettico: se ne parla ormai da decenni ed intanto i computer sono diventati di alcuni ordini di grandezza più veloci, ma l’obiettivo è rimasto all’orizzonte.

Clostermann

Ho appena finito di leggere “La Grande Giostra” di Pierre Clostermann. L’ho trovato usato ad un Euro su una bancarella, non molto tempo fa, malandato ma completo. Tra i vari saggi e memorie che mi è capitato di leggere, finora le migliori descrizioni di guerra aerea.