Assi robotici?

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E’ un po’ che non parlo di aeroplani, avendo aperto un blog specifico. Ma li il tema è la storia, per cui l’attualità la affronto qua.

Mi sembra che l’Europa sia rimasta indietro sugli UAV rispetto agli USA, in particolare per la nuova generazione di “unmanned” armati, le macchine da combattimento senza equipaggio a bordo. Vola “Neuron”, ma è solo un dimostratore tecnologico.

Mi inquieta un po’ un sistema semi- o del tutto automatico per ammazzare esseri umani (chiedo scura, “colpire bersagli” forse è più politicamente corretto) ed in generale il tema dell’aeronautica non pilotata mi affascina poco. Il “Neuron”, poi, somiglia molto ad un modello in scala del B-2 “Spirit”, con la geometria tuttala, la presa d’aria sul dorso ed il bordo d’uscita dentellato. Anche l’estetica imposta dalle tecnologie “stealth” è poco attraente, a mio parere, oltre che abbondantemente costosa.

Forse è uno dei motivi per cui mi appassiona la storia, gli anni in cui l’elettronica non dominava negli abitacoli ed il pilota doveva interpretare vibrazioni, rumori e scossoni per reagire di conseguenza. Anche il combattimento aereo era una questione di vista acuta, sangue freddo e perfetta padronanza della macchina da parte del pilota.

C’è poi da chiedersi quale sia lo scopo ultimo di macchine di questo tipo. Il primo è ovviamente di impegnare soldi pubblici e tenere in piedi un’industria che occupa migliaia e migliaia di persone, che è d’altra parte il motivo primario per cui dobbiamo comprare gli F-35. Si sa, infatti, che il “civile” non è sufficiente. Il secondo è che la guerra “moderna” non è più di confronto fra nazioni ma di intervento in aree calde e di conservazione dello “status quo” o della sua modifica più o meno programmata. Non guerra “difensiva”, quindi, ma “offensiva” o, per usare un linguaggio prevalente, “preventiva”.

Senza nulla togliere al lavoro di tecnici ed ingegneri coinvolti in progetti così complessi ed al valore delle ricerche che effettuano e dei risultati che stanno raggiungendo, mi augurerei che trovino uno sbocco più “civile” (inteso come opposto al militare), alla fine dell’orgia informatica, si torni ad apprezzare il “fattore umano”, che non sia solo quello di chi telepilota la macchina a molti chilometri di distanza. Sarò poco lungimirante, ma sul tema dell’intelligenza artificiale che viene fuori da una macchina da calcolo, continuo ad essere un po’ scettico: se ne parla ormai da decenni ed intanto i computer sono diventati di alcuni ordini di grandezza più veloci, ma l’obiettivo è rimasto all’orizzonte.

Clostermann

Ho appena finito di leggere “La Grande Giostra” di Pierre Clostermann. L’ho trovato usato ad un Euro su una bancarella, non molto tempo fa, malandato ma completo. Tra i vari saggi e memorie che mi è capitato di leggere, finora le migliori descrizioni di guerra aerea.

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