La ganascia violata

Esempio pratico di parcheggio in tripla fila

Esempio pratico di parcheggio in tripla fila

Inverno, serata non troppo fredda, gli automobilisti hanno una brutta sorpresa: il peggiore degli incubi possibili, le ganasce che bloccano l’automobile come un cassonetto, marche d’infamia e di spese pesanti, sono arrivate fin nel cuore del Rione.

Doveva accadere prima o poi. Gli agenti della polizia municipale sono aumentati di numero, dopo l’ultimo concorso pre-elettorale, stanno in strada e qualcosa devono pur metterli a fare. Le multe fioccano a settimana alterne e le prime ganasce sono comparse dalle parti degli ospedali. Era solo questione di tempo perché il peggio accadesse.

Ed alla fine è accaduto, sulla via davanti alla stazione della metropolitana, dove tutti sanno che è proibito parcheggiare e dove pure da sempre si parcheggia, in sosta breve e lunga, con l’auto vecchia e la nuova, per fare la spesa o per pernottare. Non una, ma due ganasce: due vecchie utilitarie una davanti all’altra, una chiara ed una scura, entrambe impietosamente bloccate all’asfalto dall’orrido granchio arancione che attanaglia una delle ruote posteriori, come un mostro preistorico di ferraccio e serrature. Sul finestrino lato guida, come avviso o scherno, un adesivo che mette in guardia dal non avviare il motore, e da le prime istruzioni del percorso ad ostacoli, della caccia al tesoro (da versare) necessario per svincolare il prezioso automezzo dall’infingarda trappola.

Fin qui tutto nella norma: l’incubo dell’automobilista si è concretizzato, come già infinite volte è avvenuto e come chissà quante altre ancora si vedrà nel Bel Paese. Appiedato e con la prospettiva di umilianti visite ad uffici amministrativi e di dolorosi versamenti, senza neppure una spalla su cui poter piangere o un avversario da poter insultare apertamente. Solo mugugni ed improperi nell’intimo, ed al più sogni di vittoriosi ricorsi su cui far lucrare qualche amico avvocato.

Passeggiando di fianco alle due auto, prendo atto dell’evento ed ho un sentimento misto. Da un lato dovrei essere contento dell’imposizione della legge: in questa città l’ordine è visto come un fenomeno alieno ed un’arrogante imposizione dall’alto. Da un altro ho sempre avuto qualche dubbio su questo tipo di sanzione. In primo luogo se l’auto è in divieto di sosta, e quindi in luogo in cui si presume che rechi intralcio ad altri, la si blocca lì a tempo indeterminato, finché il proprietario non provveda a farla liberare. In secondo luogo ha i connotati estetici del pubblico ludibrio e della punizione fisica che me la fanno sembrare qualcosa di medievale, con tutto il rispetto del Medioevo storico che è stato qualcosa di molto più complesso e ricco di quanto la “vulgata” popolare ce lo rappresenta da sempre. Diciamo tutti che vogliamo giustizia e non vendetta, no? Almeno finché il danno non ci tocca personalmente.

Ma torniamo ai fatti, perché la storia non finisce qui ed in pochi minuti accade l’imprevedibile. Qualcosa che difficilmente avrei ritenuto possibile e che, mi sa, solo da queste parti ed in pochi altri luoghi può succedere. Tornando verso il luogo del delitto, vedo che alcuni passanti sono fermi a guardare, a rispettosa distanza. Mi giro anch’io e vedo uno dei due automobilisti multati e sanzionati – un tipo magro e dall’aspetto non troppo raccomandabile, con una disordinata barba ed un maglione scuro della stessa tinta della sua vecchia utilitaria – sta chino ad armeggiare attorno alla ganascia. Ne ha già violato, in qualche modo, la massiccia serratura, per cui la sfila a strattoni irosi liberando l’usurato pneumatico, la solleva con con forza, la trascina e la abbandona ai piedi di un lampione.

Il tizio si mette al volante, avvia il motore e, ovviamente senza nemmeno sognarsi di mettere la freccia (pardon, il segnalatore di direzione), parte tagliando la strada ad un’altra auto in arrivo.

Un breve rimbalzo di strombazzate di clacson e di insulti attraverso i finestrini chiude la singolare vicenda.

Il mostro sconfitto, la ganascia violata, giace sul marciappiede, ormai inoffensiva, simile all’ingombrante carcassa di un mostro preistorico che non ha retto ai cambiamenti ambientali o all’assalto di una nuova razza di predatori più piccoli ed agili, testimonianza che tutte le difese passive sono violabili in qualche modo, che nessun arrocco resiste ad un attacco abbastanza deciso. Ed anche che la legge non si fa rispettare con le macchine e con le punizioni esemplari, almeno non con quelle sole. La foto lo testimonia. Il sentimento misto di cui sopra, volge un po’ più al pessimista.

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La ganascia violata, sconfitta ed abbandonata.

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