Discorsi in fumo, parte 2

spiredifumo

E’ strano che questa questione delle sigarette elettroniche mi interessi tanto, dal momento che non fumo. Ma secondo me è il simbolo di altro, e per questo vale la pena parlarne.

Qualche mese fa c’è stato il boom – ve lo ricorderete tutti – amici svaporanti, vetrine aperte dappertutto con marche d’ogni tipo, sbandieranti fogge, colori, gusti. Dibattiti sulle miscele e sulle varianti, sulle percentuali di nicotina e sull’aroma di vaniglia o di verbena.

Ne nasce timore da parte delle compagnie del tabacco, e dello Stato che dal tabacco ricava introiti non indifferenti. Tabacco e benzina, in subordine alcolici: gli aumenti facilmente prevedibili di ogni legge finanziaria e tornata di crisi, la fonte certa di introiti, i prodotti bollati a cui gli italiani meno hanno intenzione di rinunciare.

Risultato: leggi restrittive, proibizioni di vendita ai minori, equiparazione al tabacco, iper-tassazione. Tutto a tempo di record, in poche settimane, altro che traccheggiamenti sull’abolizione del Porcellum.

Ed assieme escono i primi studi medici che dimostrano che fumare elettronico fa male. Ma guarda che scoperta! E io che credevo che fosse meglio che andare alle terme di Ischia. Sfumando (è il caso di dirlo) accuratamente su quanto meno male faccia il vapore d’acqua “arricchito” rispetto al fumo di tabacco mal filtrato.

Tuttavia la bolla commerciale si sgonfia rapidamente. Un po’ per le restrizioni imposte. Un po’ per il venir meno della novità. Un po’ perché la leggenda di via sicura per smettere di fumare si rivela per quello che è, ovvero fallace senza una seria volontà alle spalle. Un po’ perché il vero fumatore sente, dopo un po’, la mancanza del tabacco originale. C’era chi se lo aspettava, tanti investitori accorti si erano tenuti i soldi in tasca, nel mio piccolo ne conosco anch’io qualcuno, ma sono certo che tanti che hanno investito per unirsi ad un franchising ed aprire il negozietto avranno di sicuro fatto il bagno.

Sono le leggi dell’economia? Sono uguali per tutti, no?

Conseguenza: contrordine compagni! Il tabacco non è più a rischio, ma c’è una serie di piccole-medie imprese di produzione ed importazione, con base nord Italia, ed una residua rete commerciale che rischiano di sparire dopo un inizio così promettente. E’ un pezzetto di economia che serve! Non è la lobby del tabacco, ma qualche soldino può farlo girare ed in un periodo di crisi serve sempre. Può portare perfino qualche voto.

E allora? In fondo i vaporizzatori ad uso personale non sono poi così rischiosi per la salute pubblica. Aboliamo un po’ di oneri e divieti, lasciamole usare in posti dove non si possono usare erbette seccate legali pur mantenendo il carico fiscale, che serve sempre.

E’ un’interpretazione personale, senza dubbio, ma troppo arbitraria?

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5 thoughts on “Discorsi in fumo, parte 2

  1. in un servizio mandato in onda dalle Iene è stato dimostrato, direi inconfutabilmente, che le siga elettroniche non siano affatto nocive. Però hanno anche evidenziato gli interessi delle major del tabacco prossime ad investire nel settore. Il che è tutto dire.

    TADS

      • vero,
        pensa che striscia e le Iene sono gli unici due programmi che fanno giornalismo di inchiesta e denuncia, intendo quello che interessa direttamente i cittadini, anche se non disdegnano di illuminarci sulle nefandezze degli apparati pubblici e dei politicanti.

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