Delle differenze sostanziali tra due sensi

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Sono stato a lungo “audiofilo”, ed in parte lo sono ancora, perché le passioni non ci abbandonano mai del tutto. Più di recente mi sono appassionato di fotografia e così ho cominciato ad uscire di più, quando mi sono stancato di ritrarre le bomboniere di casa. I due hobby hanno qualcosa in comune, mi sembra: entrambi sono legati a strumenti tecnici, all’ “hardware” potremmo dire in gergo moderno, ma in modo diverso, lo vedremo più avanti. Sono sempre stato attento al mio denaro (qualcuno direbbe tirato) e per questo leggo molto prima di procedere ad un acquisto. Internet è una croce e delizia in questo senso, per la massa di informazioni e disinformazione che contiene. Ho notato un diverso approccio ai componenti, però.

In fotografia le prove di laboratorio ed i confronti controllati svolgono un ruolo chiave. Le recensioni degli esperti sono ascoltate e commentate, ma mi sono accorto che spesso i pareri degli appassionati mi tornano più utili perché si concentrano sul risultato pratico dei componenti e non sui risultati di prove controllate. Non che le prove scientifiche non dicano la verità, ma ogni “test” ne misura solo un pezzo ed il quadro d’insieme spesso si perde tra i numeri. Differenze all’apparenza grosse in laboratorio possono essere quasi insignificanti in pratica, quando si esamina l’immagine nel suo complesso, e viceversa. In campo audio, invece, entrambi i gruppi sembrano pesantemente influenzati dall’aspetto estetico: ciò che costa di più e sembra più costoso, quasi sempre è giudicato migliore.

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Nell’audio prevale il linguaggio altisonante. I grafici di laboratorio ci sono, ma ghettizzati in una posizione secondaria, fuori vista. Quello che conta è l’impressione d’ascolto, ovvero il parere del “guru” di turno, il sacro orecchio rarissimo nel Creato capace di analizzare, discernere e giudicare. E le opinioni dei singoli non sono meglio, anzi: ognuno segue la propria corrente di pensiero e non ha orecchie (è il caso di dirlo) per altro. Recensioni e commenti sono una raccolta di sensazioni espresse di solito con tono enfatico ed altisonante e raramente tornano utili a chi cerca di documentarsi. Le differenze fra componenti sono sempre “lampanti”, i miglioramenti “dal giorno alla notte”, e quasi sempre, guarda caso, a favore dei pezzi elettronici più costosi, grazie ai quali la musica “prende vita” i brani noti sono “rinnovati”, eccetera.

Sul costo dei componenti, l’audio di qualità sfiora il ridicolo: una macchina fotografica di fascia alta può costare migliaia di euro, ma è nulla a confronto di quello che si può spendere per un amplificatore “hi-end”, per non parlare di un paio di casse acustiche monumentali.

Motivi? Provo ad ipotizzarne qualcuno. Negli esseri umani il senso della vista è più sviluppato di quello dell’udito, lo usiamo di più nella vita quotidiana, i nostri antenati ne hanno fatto la chiave di volta della loro strategia di sopravvivenza diurna (mentre di notte dovevano solo cercare di nascondersi nel modo più sicuro possibile). L’udito supplisce dove la vista non arriva, ma non lo sostituisce. L’essere umano ha una notevole vista stereografica ma nulla di simile al “sonar” di cui sono fornire alcune specie animali. Nel complesso, di conseguenza, siamo più facilmente in grado di giudicare con la vista che con l’udito. E siamo molto più facilmente suggestionabili per quello che ascoltiamo che per quello che vediamo. Non per nulla la notte è il luogo degli incubi e dei fantasmi. Conseguenza: un amplificatore di bell’aspetto, sostanzioso, costoso, pesante e luccicante, siamo portati a pensare che debba suonare anche bene. Non ho mai capito perché le manopole in alluminio tornito dovessero favorire un suono migliore rispetto a quelle in plastica. Accade qualcosa del genere anche per le fotocamere, certo, ma in modo meno marcato: una “reflex” ha un tono professionale, ma sappiamo riconoscere un’inquadratura suggestiva anche se viene fuori da un cellulare. E poi al pensiero di scarrozzarsela a tracolla per ore si fanno diversi ragionamenti.

C’è anche un aspetto di separazione fisica del risultato dall’apparecchio elettro-meccanico: la fotografia, una volta scattata, vive in un certo senso di vita propria, riusciamo più facilmente a percepirla come una realtà indipendente dall’oggetto che l’ha prodotta, in confronto al suono, che dipende anima e corpo dalla sorgente che la emette e senza la quale smette immediatamente di essere.

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In aggiunta la fotografia è un hobby più attivo. Invita a creare invece che a stare a sentire. Può ridursi, è vero, ad una sterile malattia da acquisti, ma allora diventa collezionismo di apparecchiature fotografiche e non fotografia in senso stretto. C’è tutta la parte tecnica e pratica dello scattare foto che prescinde – in parte e nonostante lo sforzo degli esperti di marketing – dall’acquistare apparecchi, accessori o programmi di elaborazione. Nell’audio, la corsa all’acquisto diventa più facilmente una febbre, una corsa infinita al “suono migliore” inteso come “suono costoso”, l’unico antidoto essendo una forte passione per la musica – da ascoltare e magari da fare – che però solo in parte è “audiofilia” in senso stretto.

Altro aspetto correlato: l’appassionato di fotografia trova spesso il modo di sfogare il suo desiderio di fare scatti. Nessuno si offende se fa fotografie in eventi pubblici, feste di famiglia, manifestazioni, sempre che non esageri. Anzi, qualche volta è stimolato. Una reflex al collo può dare un’aura professionale che fa perfino aprire una barriera di folla, qualche volta. L’audiofilo si contorce invece nel dolore di non poter sfogare la sua passione se non nel chiuso della sua casa o con una ristretta cerchia di appassionati amici, da scegliere accuratamente per evitare perenni conflitti filosofici. Insomma, se non è profondamente stabile di carattere finisce per soffrire di una certa repressione.

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4 thoughts on “Delle differenze sostanziali tra due sensi

  1. egregio,
    ho letto questo post due volte, apprezzo sempre la competenza, anche quella che riguarda campi e ambiti che non conoscono e che non vivo in modo significativo, non entro nel merito “tecnico” ma in quello umano sì. Credo sia più facile ricordare un suono, una canzone, un rumore piuttosto che una immagine, due forme mnemoniche importanti ma diverse, credo, mi sbaglio???

    TADS

  2. Certo diverse. A me interessava l’aspetto psicologico, di quanto il ricordo ed il giudizio di “qualità” possano essere influenzati da fattori esterni. Secondo me la memoria acustica è più soggetta a deformazioni.

  3. Complimenti per la competenza e la passione con cui parli di suono e fotografia.
    Io sono stonato e come fotografo sono una frana, però so apprezzare entrambe le esperienze.
    Nicola

    • Ciao Nicola, il vantaggio enorme di poter fare una cosa per hobby invece che per lavoro è che non devi per forza farla bene. Inoltre per l’hi-fi non c’è bisogno di essere intonati (non lo sono nemmeno io), basta avere le orecchie. 😉

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