Un giorno d’ordinaria follia del 1904

Articolo-carabiniere-pazzo-1904Forse non tutti sanno che il mio vero hobby è la storia aeronautica, in particolare quella del Sud Italia, argomento negletto e trascurato al punto da indurre i giovani ingegneri di queste parti a dire che “qua non si è fatto mai niente”, come un branco di leghisti ignoranti.

Internet è strumento principe per le mie ricerche, con tutte le attenzioni del caso. Una fonte che amo molto è l’archivio storico del quotidiano La Stampa di Torino, l’unico italiano, che io sappia, a mettere a disposizione in rete tutti i numeri storici. Opera meritoria che mi augurerei fosse imitata da altri.

Leggere i giornali di tanti anni fa significa fare un tuffo nella mentalità dell’epoca. Tra le frasi scritte per narrare la cronaca si afferrano il modo di pensare, la morale corrente e la maniera comune di intendere il rapporto con se stessi, il prossimo, la società.

Una cosa che mi colpisce dei quotidiani d’epoca è la quantità di fatti di sangue e di violenza, ed anche la leggerezza con cui vengono raccontati. Direi che non fanno invidia alla cronaca odierna, anzi. Cercando dati su Giuseppe Arciprete, un militare, aerostatiere e promotore del volo napoletano, mi sono imbattuto nella storia di un carabiniere “improvvisamente” impazzito.

L’articolo compare nel numero del 23 giugno 1904. Lo riporto qua di lato, nel caso che qualcuno sia interessato a leggere i dettagli, che secondo me sono interessanti. Cosa mi sorprende della storia? Che è il più classico esempio di giorno di ordinaria follia, covato chissà quanto a lungo, incredibilmente simile a storie che ci arrivano oggi dagli USA e da altri posti, ma calato nell’atmosfera, che ci illudiamo di pensare tranquilla, della Bordighera di inizio ‘900. Ma mi colpisce anche se la sensibilità dell’epoca, che non prova nemmeno a chiedersi quali possano essere le cause. Il folle, nel più classico dei clichet, senza alcun preavviso si arma fino ai denti, si asserraglia e, dalle finestre del piano alto della caserma, spara su tutto e tutti, tra l’altro con precisione di mira sorprendente. Le morti si susseguono e sono elencate dal giornalista quasi con freddezza, come un qualsiasi dettaglio di cronaca: si nota di più che il giovane nobile conduceva una “vita elegantissima”, dettaglio d’interesse per i lettori. Anche l’intervento è condotto con criteri diversi da quelli che considereremmo oggi normali, qui da noi: raffiche di fuoco dall’esterno, ripetute. Poi un’irruzione allo sbaraglio, che infatti fallisce lasciando un altro morto al suolo. Infine l’idea “risolutiva” di dare fuoco a tutto, con l’attenzione di chiamare i pompieri per cercare di tenere sotto controllo l’incendio. Il folle muore, ustionato e crivellato di proiettili, e la vicenda si chiude con una specie di tutto è bene quel che finisce bene.

La storia non finisce qui: alcuni giorni dopo un trafiletto avvisa che un’altra delle persone ferite dal carabiniere è morta.

Nella stessa pagina, altri fatti di sangue e violenza frammisti a storie di diverso tenore. Ecco i titoli: “Una corriera assalita da briganti in Sicilia” non siamo più in piena epoca di brigantaggio, ma a quanto pare non erano del tutto estinti, “Un soldato che parte da Torino per uccidere l’amante a Pavia”, Femminicidio! Il soldato, che poi si è suicidato, aveva appena 21 anni, la ragazza 21904-NotiziaAgrarie4. “La disgraziata fine di un ingegnere torinese”, precipitato nel vuoto mentre si teneva in bilico su un asse, per fare i rilievi di una nuova installazione elettrica. “Una infanticida, la sua assolutoria”, una ragazza, in tribunale, cerca di discolparsi della terribile accusa. E poi ancora: “Una barca-torpediniera colata a picco presso Taranto”, con un marinaio scomparso, e “Un fratello che accoltella il fratello”, ma dove andremo a finire! Forse anche ai nostri antenati piaceva leggere storie di lacrime e sangue, in fin dei conti.

Altro aspetto di costume, stavolta più simpatico: la “sintesi delle notizie agrarie” (il ritaglio è, per la precisione, di un diverso numero dello stesso quotidiano). A quanto pare, in un’Italia ancora in gran parte contadina, anche gli abitanti delle grandi città ritenevano fondamentale, per il loro benessere e sussistenza, lo stato dei campi coltivati.

Annunci

2 thoughts on “Un giorno d’ordinaria follia del 1904

  1. Bella questa tua passione di lettura storica. Ed è vero, si scoprono curiosità e tante assonanze con la vita odierna. Alla fine è cambiato poco, persino la cronaca e il modo di raccontarla si assomigliano, nonostante sia passato un secolo. Ciao,
    Marirò

    • E’ vero, più similitudini che differenze, alla fine, e si sfata il mito del “buon tempo passato”. Ogni epoca ha avuto i suoi guai e non piccoli. A presto.

Lascia pure un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...