Ultra-giustificazione ad ampio raggio

Stadio-discesa

Sono rimasto sconcertato da alcune prese di posizione sugli eventi a margine dell’ultima finale di Coppa Italia, che descrivono il tutto come se fosse perfettamente normale, anzi quasi lodevole. Mi riferisco non solo al chiacchiericcio spesso rumoroso da sito sociale, dove si dice di tutto, ma anche ad articoli di stampa locale, che sentenziano l’auto assoluzione dei tifosi in blocco. Mi spiego meglio. Il capo ultrà garantisce la tranquillità allo stadio facendo le veci degli organi politici e di pubblica sicurezza, e quindi? Cosa c’è di male? Alla fin fine nessuno si è fatto male. Solo che una massa di scalmanati rispettano un camorrista e non le autorità costituite, ecco cosa c’è di male.

Gli ultras, come un reparto ben addestrato, si tengono tranquilli e buoni per tutta la durata della partita. Ma che bravi, dei veri galantuomini d’altri tempi. Peccato che, fino a un attimo prima, gettavano disinvoltamente bombe-carta sui vigili del fuoco. E precisamente fino al cenno del loro capo, che fa della sua fedina penale la parte fondante del suo curriculum.

Fischiavano all’inno nazionale? E che c’è di nuovo? Lo fanno anche alcuni politici dipinti di verde. Come se il fatto che qualche leghista sia un coglione autorizzi tutti a esserlo un po’ di più.

Le società calcistiche e l’ordine pubblico sono collusi con i malavitosi? E’ normale, si dice, avviene dappertutto, e d’altronde il tifoso è il padrone dello spettacolo. Ma non il tifoso qualunque, il portatore di spranghe e catene, ovviamente.

C’entra il tifo calcistico, mi rendo conto, che, per qualche misterioso processo psicologico obnubila l’intelletto e la capacità di giudizio. Il desiderio di “ripulire” la vittoria sportiva della propria “squadra del cuore” dall’evidente fetenzia trasmessa in mondovisione e che, si badi bene, ha solo palesato un marcio di lunga durata. Ma ci intravedo di peggio, un atteggiamento costante e pervicace, che vorrei dire negazionista, e si ammanta di un presunto orgoglio territoriale.

E’ la vecchia e pericolosa idea che la Camorra (o la Mafia, o qualsiasi altra organizzazione a delinquere) è, tutto sommato, “buona”, perché “mantiene l’ordine” e mette un freno alla piccola criminalità. O, se non tutta, almeno una sua parte “nobile” o “all’antica”, che dubito sia mai esistita. E’ l’ennesima variante dell’eterna filosofia del “quieto vivere”, che sarebbe meglio ribattezzare “quieto morire”, ovvero venire a patti con il male, pur sapendo che è male, purché si salvi un pezzetto dell‘amata tranquillità quotidiana. Giorno dopo giorno, poi, si fa finta di non vedere che quel cerchio di tranquillità si restringe sempre di più e che il numero di compromessi aumenta sempre.

Qualche piccolo pizzo da pagare per non avere vetrine rotte. Lo spacciatore da tollerare in cambio degli scippatori tenuti lontani. Lo spazio pubblico occupato, tanto basta fare il giro più largo e fare finta di non vedere. E poi, magari, se apro quella veranda sul balcone senza fare carte, nessuno mi verrà a disturbare.

Il boss è una persona rispettata e questo lo rende automaticamente rispettabile. In fondo anche i politici sono corrotti, e quindi tanto vale tenerci il nostro, la carogna che conosciamo. Si trasforma lo stato di fatto in uno stato di normalità, come se fosse un diritto naturale.

Si aggiungono le consuete menzogne auto-tranquillizzanti: i cattivi si ammazzano sempre tra di loro, se qualcuno ci finisce in mezzo, tutto sommato se l’è andata a cercare. Sforzarsi di ripetere che non si sa come mai quel nuovo esercizio commerciale appena ristrutturato sia andato a fuoco proprio il giorno prima dell’inaugurazione. E aggiungere alla miscela anche una buona dose di vittimismo, che i motivi per evocarlo non mancano mai: di noi si parla sempre male, ci levano tutto, tutta colpa della politica, ecc.

Insomma, un’auto-assoluzione pacificatoria che automaticamente-assolve chi fa il male.

Mi dispiace per tanti concittadini, tutto sommato onesti, che personalmente non spaccerebbero mai dosi di veleno o non hanno intenzione di nascondere materiali insoliti in casa, ma che confondono l’inefficienza dello Stato come una giustificazione dell’efficienza sistemica della criminalità. E’ difficile ribellarsi, lo riconosco, ma la resa intellettuale, il negare il male, è l’estrema dimostrazione di sconfitta.

Annunci

2 thoughts on “Ultra-giustificazione ad ampio raggio

  1. È difficile ribellarsi, ma si deve comunque tentare, sennò chi lo dovrà fare per noi? Di martiri ne abbiamo anche troppi, dovremmo dar loro un senso finalmente.

Lascia pure un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...