Evviva la musica liquida, ma anche quella solida

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A cosa servono, ormai, compact-disc e dischi di vinile? Tecnologie sorpassate, antiquariato. Buone a nulla, si direbbe, nell’epoca in cui la musica si scarica da Internet, i ragazzi l’ascoltano in cuffia dal lettore o dal cellulare e perfino gli audiofili discorrono di formati ad alta risoluzione. Gli esperti del marketing, o forse il passaparola, hanno già coniato il nome: la Musica Liquida. Il mio ultimo acquisto, in questo campo, è proprio un convertitore da collegare al mio netbook, per farlo funzionare come una sorgente audio ad alta fedeltà.

A cosa servono, mi chiedevo, ed almeno una risposta l’ho trovata. Ad imbatterti, tra negozi, bancarelle e mercatini, in musica che non avresti mai cercato su Internet. All’acquisto casuale, fatto per pura curiosità davanti a un titolo, un nome o un’immagine di copertina, magari per pochi euro.

Internet non è adatta allo scopo, mi dispiace. Nonostante gli sforzi, gli algoritmi per catalogare i gusti, i lustrini e le assonanze forzate tra prodotti. Da un lato è troppo aperta: tutto si può vedere e ascoltare prima di comprare, non c’è più il fascino del rischio, dell’ignoto, della sorpresa da valutare poco alla volta. Un brano musicale si giudica senza comprarlo, al primo ascolto, in pochi secondi, non te lo ritrovi a casa a gustare con calma – tanto i soldi li hai già spesi – a mandarlo a quel paese e poi magari risentirlo, con un altro stato d’animo, mesi o settimana dopo, e accorgersi di sentirlo diverso, e scoprirne aspetti che avevi sorvolato.

Dall’altro lato è troppo chiusa, internet, decisamente asettica. Informatica a prescindere dagli sforzi dei suoi guru. Non può darti il senso fisico dell’oggetto. Vedi un’immagine fatta di tanti quadratini colorati che è l’ombra della cosa vera. Non ne senti l’odore ne l’impressione tattile, la consistenza fisica, neppure le vere proporzioni riesci a intuire. Tutto è relativo, liscio al tatto, con gli stessi colori di ogni altra cosa, ingrandibile o rimpicciolibile a piacimento con un “pinch” o una rollata di mouse.

E lo dico a malincuore, da vero appassionato del computer quale sono. Ci passo le giornate di lavoro e, alla sera, accendo il mio invece di guardare la televisione. Ma la verità richiede onestà.

Insomma con il commercio elettronico guadagniamo l’accesso facile e veloce a un’infinita di merci, come in una specie di sterminato bazar dove ogni genere di paccottiglia siede fianco a fianco agli oggetti di lusso. Dall’altro perdiamo il gusto della ricerca casuale, di quella che impolvera le mani e ti pone davanti agli occhi ciò che non ti aspetti.

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5 thoughts on “Evviva la musica liquida, ma anche quella solida

  1. mi hai fatto venire in mente in tempi andati, quando ero ragazzo in centro si incontravano solo giovani con tanto di LP sottobraccio, i negozi che vendevano dischi erano sempre affollati, anche quelli dell’usato.

    TADS

    • Eh si. Ora è rimasto solo qualche negozietto dell’usato, ma sempre più polveroso. Però l’LP sopravvive ed è persino ricomparso su qualche scaffale: fa figo.

  2. Sono sostanzialmente d’accordo. Io sono nato nel 1988, quindi ho avuto ancora la fortuna di poter conoscere e apprezzare il cd. Dei miei artisti preferiti acquisto ancora i cd, comprare su I-Tunes sarebbe un’eresia. E naturalmente ho un impianto audio Paganini. Certo, quando si è fuori casa, non si può fare a meno dell’i-pod…. P.S.: se i cd (come d’altronde i libri) costassero un pò meno…..

    • La questione dei costi è lunga e controversa. Le compagnie discografiche sono state molto miopi, nel modo di fare lotta alla pirateria, nella gesione del digitale in generale e sul tentativo di blindare gli introiti dalla vendita dei dischi anche dopo la rivoluzione prodotta da Internet e dalla musica scaricabile. Poi sono d’accordo con te: da un punto di vista di praticità i file digitali non si battono. Ogni tecnologia ha i suoi vantaggi e i suoi limiti, basta non farne mai un culto. A proposito: complimenti per l’impianto hi-fi!

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