La nebbia al Sud

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Si, qualche volta c’è e allora si nota, come l’arcobaleno alla fine di un temporale o la neve a Posillipo.

 

Nel bianco-grigio che surroga il mattino

i veicoli sparsi filano, ovattati:

come bigi fantasmi incolonnati,

false falene attratte da pallidi fanali,

lungo una striscia grigia umida opaca ruvida,

attraverso una campagna di ghiaccio,

verso un orizzonte invisibile,

tra scheletri d’alberi e abbozzi di case.

Folli spettri in un’ombra di mondo,

ostinatamente ordinati,

insensatamente incanalati,

in corsa verso una meta sognata,

e tuttavia solidi, pesanti e fragili, veloci.

Germe d’incubo che può fiorire in un attimo,

rosso di sangue e lucido di lamiere piegate,

brillante di fiamma e nero di fumo combusto,

o sciogliersi come neve,

al primo sole

che riconsegna alla realtà i suoi colori

e all’insensato caos opaco

la sua pelle sgargiante abituale.

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Sempre più in alto!

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