Sintesi delle canzoni d’estate

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Finalmente la radio (che, per inciso, ascolto prevalentemente in auto) ha smesso di proporre a ruota le canzoni dell’estate. È per questo venuto il momento di tirarne le somme.

Le canzoni, mi sembra, si possono raccogliere in alcune categorie-base.

Per cominciare quelle delle esperienze vacanziere, partendo da quelle “giovanilistiche” della prima entusiasmante vacanza all’estero alla Baby-K: “Sei così fico capisci che dico?”, che diventano avventura erotica estemporanea (Giusy Ferreri: “cercavo un mare calmo e ho trovato te… che in cambio mi chiedi una notte speciale”) e terminano nella vacanza “anziana” delle piccole cose banali ma piacevoli dei Thegiornalisti e “la birra che si scalda in fretta”.

C’è poi il filone socio-filosofico, che parte dall’ex problematico Luca Carboni: “I tempi son duri per non avere il sorriso sul viso”, passa per l’Ermal Meta: “E alla mia macchina gli voglio bene” e culmina sull’intramontabile Jovanotti, poeta-filosofo della rima, che dilaga con più titoli vecchi e nuovi. “Viva la libertà!” Come dargli torto.

C’è poi il filone sentimentale, immancabile nella canzone italiana. Esempi? Annalisa: “Ti faccio fare un viaggio dentro di me”, Carl Brave e soci con il tormentone “Come una fotografia…” ripetuto all’infinito, oppure Le Vibrazioni dell’“Amore Zen” che non ho ben capito cosa sia.

Ci sono infine i grandi immancabili, come Laura Pausini, e i “redivivi”, come Loredana Bertè, che mescolano un po’ gli ingredienti, anche con un po’ di originalità a dire il vero, come prova a fare, ad esempio, Elodie: “buttiamo in mare i cellulari, tu vedi nero io vedo Bali”.

Il tutto molto condito di Rap, che va di moda e fa contemporaneo urbano.

Anche i telefonini e i selfie sono onnipresenti, deprecati ma imprescindibili.

Sono solo degli esempi, ovviamente, e ho volutamente tralasciato la produzione straniera. La “tavola” delle canzoni estive è ampia e c’è posto per molti commensali, per fortuna. Il tono ironico, beninteso, è soltanto tale: non ho nulla contro nessuno dei citati e non citati, che fanno bene, per la maggior parte, il loro lavoro. Se la musica fosse solo quella seria e impegnata sarebbe una palla colossale.

Ma per me il vincitore 2018 si conferma lui: il meno cantante di tutti, quello che è il primo a non crederci e che almeno da tre anni fa successo nel modo migliore, prendendosi in giro. Quest’anno in tono minore ma pur sempre riconoscibile.

Lui. Il mito.

Rovazzi!

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3 risposte a "Sintesi delle canzoni d’estate"

  1. ciao esimio, passato buone vacanze?
    chapeau! belle riflessioni, condivido anche la canzone finale. Sbaglio o la canzone della Bertè ha gli stessi accordi della famosa “la luna bussò”?

    solo una domanda: ““E alla mia macchina GLI voglio bene”, è un refuso tuo oppure un clamoroso svarione dell’autore???

    una volta i testi, prima di essere incisi, passavano sotto le forche caudine dei ghost

    • Buongiorno,

      Ottime vacanze. E a vossia?

      Per la Bertè non ci avevo pensato. Mi sa che hai ragione.

      Il “gli voglio bene” è proprio così. Immagino una licenza alla lingua parlata, per dare un tono “naturale” al brano.

      • tutto ok anche per me grazie.

        in effetti non è l’unica, sono tante le canzoni con degli strafalcioni, in fondo una canzone è anche un po’ poesia e quindi… licenza poetica a manetta 😀

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