È solo musica da scaricare

Per me fare le cose legalmente ha sempre un gusto particolare. Anche non pagare ha un gusto particolare e quando si riescono a combinare le due cose è proprio il massimo della goduria. Non avere fastidi come pubblicità o raccolta di dati personali rende il tutto più difficile, ma non impossibile. Per ascoltare e anche scaricare musica gratuitamente, legalmente e senza pubblicità o “pedinamenti informatici”, ad esempio, ci sono possibilità, ovviamente se non cercate le ultime “hit” del momento. Eccone alcune.

Per la musica classica un ottimo motore di ricerca è Classic Cat.

https://www.classiccat.net/

Da qui ci si riparte su una rete di siti piccoli e grandi. Non sempre la qualità è eccellente, ma cercando un po’ si trovano belle cose. Non mancano registrazioni di esecutori “nobili”. Uno dei riferimenti più frequenti è il “nostrano” Liber Liber, preziosa risorsa per cercare anche ebook e altro materiale culturale “datato” ma valido.

Per il Jazz invece è interessante visitare Jazz On Line:

http://www.jazz-on-line.com/index.htm

Molte registrazioni storiche – la qualità a volte è quella che è ma legata alla tecnologia del tempo – e diverse chicche. Purtroppo anche molti link “morti”.

Per la musica pop, rock, elettronica e in generale contemporanea, si può andare su siti che consentono a artisti minori o esordienti di farsi conoscere. Ad esempio Free Music Archive.

http://freemusicarchive.org/

Magari trovate qualche artista da seguire.

Insomma, c’è modo di regalarsi ore e ore di ascolto, anche confrontando diverse esecuzioni degli stessi pezzi. E questo è il risultato soltanto di qualche ricerca: di certo c’è molto, molto di più.

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La Vita

La vita è impalpabile. La vita è labile. La vita è inconsistente.

La vita è sfumata, manca di confini netti, di continuo li cancella, li attraversa e si ritrae.

La vita è multi-scala, frattale: caos regolare.

È meccanica, biochimica ed elettrochimica.

È impulsivamente filosofica.

È forte e colonizzatrice.

È diffusa e accentratrice.

Selettiva e assimilatrice è la vita.

È egoista, sregolata e affamata, ma istintivamente logica, conseguenziale.

Schiava di se stessa come un ribelle alla sua ideologia.

Ama se stessa sopra ogni cosa, anche sopra il singolo individuo vivo.

Moltiplicarsi all’infinito è la sua unica ragione, il suo scopo.

Felicità, amore, piacere, dolore, sacrificio sono per essa strumenti.

La vita è bene a se stessa. O almeno così dicono quelli a cui la vita ha dato molto.

Non è corretto dire che finché c’è vita c’è speranza: la vita è in se speranza. Speranza in movimento, agitata, inquieta, instabile. Fulminante in guizzi indecifrabili istantanei. Ma anche placida, di lunga durata, pachidermica, arborea.

Ma, infine, è viva in se, e quindi quanto di più simile al divino di ciò che esiste? Oppure vive come ombra di una vita superiore, ovvero del divino? A ciascuno l’ardua sentenza e le ancor più ardue conseguenze, che qua mi fermo.

Questo post non saprei bene come definirlo. Magari “prose sparse”, oppure “prose sciolte”. Aspetto suggerimenti e/o improperi.

La seconda grande corsa allo spazio

Forse non tutti ce ne siamo accorti, ma siamo nel pieno di una nuova corsa allo spazio. Soprattutto in Italia, legati come siamo alle nostre vicende locali, perdiamo facilmente di vista non solo il “quadro generale” ma, molto più banalmente, quello che succede intorno, e consideriamo la tecnologia ancora come “una cosa da nerd”. Come se la politica, da sola, potesse risolvere un problema qualsiasi. Ma sto divagando: è in corso una nuova, accanita, cattivissima corsa allo spazio, solo che, a differenza della vecchia degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, stavolta il primo movente non è politico bensì commerciale. È in corso una gara allo sfruttamento economico dello spazio in tutte le sue forme: comunicazioni, risorse e turismo, e i concorrenti non sono più gli stati, la NASA, l’ente spaziale russo o cinese, per non parlare di quello europeo: no, i concorrenti veri oggi sono aziende private. Vediamoli, per capire un po’ meglio.

SpaceX. È il più ambizioso, il “gioiello della corona” di quel monarca economico illuminato che è Elon Musk che annovera nel suo paniere aziende come Tesla e Pay-Pal. Per loro raggiungere lo spazio con vettori riutilizzabili è stato solo il primo passo, effettuare rifornimenti regolari alla Stazione Spaziale solo il secondo, lanciare verso Marte una Tesla Spider per collaudare il loro nuovo vettore “Falcon X Heavy” solo un atto dimostrativo: il vero obiettivo sono Luna e Marte, e allo scopo stanno realizzando “Starship”, l’astronave d’acciaio inox in grado di raggiungerli.

Blue Origin, fondata dal miliardario Jeff Bezos segue un percorso simile a quello di SpaceX, ma con più calma e un fine più ristretto. Anche loro puntano su razzi vettori riutilizzabili, in grado di atterrare verticalmente dopo aver lanciato in orbita il loro carico, come in un film di fantascienza di settant’anni fa. Ma lo scopo è quello di mandare astronauti in orbita, compresi turisti paganti desiderosi di provare l’assenza di gravità.

Virgin Galactic, di Sir Richard Branson, è partita per prima e con un approccio diverso: un grande aeroplano, simile a due alianti assemblati assieme, porta in alta quota un piccolo “spazioplano”. Questo, una volta sganciato dall’aereo madre, accende un motore a razzo e punta in alto, oltre l’atmosfera. In questo modo “tocca” lo spazio, oltre gli 80 Km di quota. I passeggeri a bordo possono vedere il buio dello spazio, le stelle, apprezzare la curvatura della Terra e provare l’assenza di gravità per qualche minuto, prima di effettuare la discesa verso terra, prima in volo balistico, poi spiegando le ali e procedendo in planata fino alla pista d’atterraggio. Hanno avuto un incidente mortale qualche anno fa, perdendo un collaudatore, ma si sono ripresi.

Come vedete ogni impresa ha il suo ricco sponsor alle spalle. Chi vincerà? Chi si accaparrerà i lauti guadagni dei ricchi che vogliono provare l’ebrezza dello spazio e di stati, enti pubblici e privati che vogliono mettere in orbita satelliti a basso costo? Chi porterà gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale e magari i materiali e il personale per il “salto” verso la Luna o Marte? Sembra probabile che Virgin Galactic sarà la prima ad aprire i battenti a ricchi alla ricerca di nuove emozioni, ma SpaceX è avanti nello spazio vero e proprio e anni luce avanti nelle ambizioni, anche se Blue Origin non sta certo a guardare. Quello che è evidente è che gli enti spaziali “tradizinali” sono in ritardo: i programmi paralleli di NASA ed ESA sembrano già obsoleti rispetto a quanto stanno dimostrando i loro rivali privati. Si vedrà.

Davanti al caro estinto

Un colorato cimitero nello Yucatan.

Nel banco della chiesa,

nuova di restauro,

antica di barocco,

universale di segni,

respiro l’aria cupa dell’esequia,

noto luci e candele,

icone e visi e silenzio,

fino ai minuti scanditi dal rito

sobrio del funerale,

utile a chi resta.

Davanti alla cassa dura

il prete esorta, incoraggia,

ricorda, prega e indica

l’incomprensibile ch’è in se preghiera.

Qualcuno piange,

altri tace,

due mormorano distratti:

il “qui” ha tante facce.

Ripercorro i ricordi

di chi è andato: chi era,

per me, che faceva,

cercando il totale incalcolabile

d’impressioni singole,

la memoria della individualità,

il sembiante svanito.

E paradossalmente,

in quei minuti,

riscopro la Vita:

lì, proprio là davanti,

e poi fuori, di nuovo,

sotto la funerea fredda

piovigine invernale:

separandomi dal caos

perenne cittadino

di traffico e commercio,

inconsapevole della tragedia,

abbandono, separo, seleziono

sentimenti e fastidi,

pensieri e cure

ragioni e condizioni.

Gorgoglia l’essenziale

dallo spirito fondo:

nomi e persone, i fini,

cose e impegni, i mezzi.

Confermo la certezza

che il Bene è prolifico e fenice,

e lascia semi quando muore

che spuntano lontano

nel tempo e nello spazio,

dove non si sa,

che magari se n’è persa memoria.

Che, nonostante gli zigzag

e gl’impuntamenti,

le perdite di tempo

e gli arrovellamenti,

le fissazioni insane

e l’esterne tempeste,

sto seguendo una strada

tuttavia

e sono me stesso, in fieri,

continua riedificazione,

vivendo oggi come se ci fosse sempre

un Oltre.