Discussione sui social

Ecco quelli che utilizzo, tutti con limitatissimo successo ma duratura passione.

Facebook ha una pessima fama su privacy e sicurezza, peraltro meritatissima. Pubblico quasi soltanto sulla mia pagina “Il Mediatore”, nata per il mio romanzo e poi evolutasi in raccolta di opinioni e cose che mi attirano, oppure su gruppi. Pubblico solo quello che voglio che sia pubblico: pretendere la “privacy” dalla rete e da aziende private e dalla gestione discutibile, mi sembra alquanto incomprensibile. In generale non pubblico più foto di me stesso o di persone in primo piano.

Twitter mi piace di più. Il concetto dei messaggi brevi mi piace molto: non sopporto le “sbrodolate” che si trovano su Facebook e altrove. Se vuoi parlare molto è meglio il blog, no? E poi la scuola della sintesi è fondamentale per evolvere il pensiero, ti costringe a capire cosa davvero vuoi dire e perché. La filosofia è opposta a quella di Facebook: tutto quello che si posta è pubblico e questo concetto è ben chiaro a chi partecipa, non ci sono fraintendimenti o prese per i fondelli a riguardo. Ci sono utenti che mi piace seguire perché dicono cose interessanti o divertenti anche se non sempre li condivido. Difetti? Poche reazioni, i link nei tweet non li clicca quasi nessuno, la “vita attiva” di un tweet è estremamente breve, molto meno di un post Facebook, o attiva reazioni subito o precipita nell’oblio. E poi insulti, partigianeria e provocazioni sono onnipresenti.

Linkedin: è più mirato ad obiettivi “professionali” anche se a volte sembra un Facebook con i titoli di studio e lavoro messi in evidenza. Pubblico solo cose che abbiano una valenza tecnica, oltre a molti miei articoli del blog e a quelli storici di FremmaUno. I gruppi funzionano bene: in percentuale al numero dei partecipanti si ottengono più reazioni e commenti mirati. Le riflessioni sono più “mirate”, perché ci metti la faccia e la tua immagine pubblica. C’è tanta pubblicità mascherata da contenuto tecnico. So di gente che “mi legge”, anche se poi non diffonde e non lascia reazioni.

Instagram: mi ci sono iscritto per insistenza dei nipoti: “così ci metti i like” e “zio ma stai ancora su Facebook? È brutto!”. È il social dei giovanissimi, dove caricano innumerevoli immagini di se stessi, più o meno ritoccate. Lo sto usando un po’ ma non mi ci riconosco… già il fatto di non poter postare da computer mi sembra incomprensibile. La maggior parte dei contenuti mi risulta banale e ripetitiva, anche da parte dei cosiddetti “influencer”. Le immagini sono spesso vistose, d’impatto immediato ma di scarso significato. Si vede che mi sto facendo vecchio.

Per cui, mi raccomando, seguitemi!

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