La fine e il palloncino

Il palloncino che vola via dalle mani di un bambino è una metafora lisa. Può rappresentare il desiderio di libertà, di leggerezza, il sogno di volare via trasportati dal vento. Oppure ci si può soffermare sul bambino che piange perché ha perso il suo gioco, emblema delle prime delusioni della vita. Oppure elaborare sul sogno di volare via attaccati al suo filo, come i personaggi delle favole o il vecchietto bisbetico e la sua casa nel film “Up”.

Il palloncino che scoppia all’improvviso, per una causa minima e insignificante, lasciando il bambino deluso e magari spaventato, è anch’esso un topos usurato, seppure sempre efficace.

La mia esperienza di bambino col palloncino è stata diversa, forse meno poetica ma ugualmente segnante. Ne ho visto la fine lenta, triste e ingloriosa. L’ho portato a casa, il palloncino, e l’ho lasciato tutto contento di fianco al mio lettino, alto a spingere contro il soffitto, addormentandomi all’idea di trovarlo lì l’indomani, pronto per nuovi giochi.

E invece al mattino stentavo a riconoscerlo, rimpicciolito e come malato si teneva a un metro da terra, incapace di sostenere anche solo il peso del filo.

Nelle ore successive è stato peggio: sempre più basso e smorto fino a ridursi a una vescica grinzosa sul pavimento, buona solo per la pattumiera.

Ho insomma assistito all’ingloriosa fine per morte di vecchiaia della breve vita di un palloncino. Ho capito che il gas all’interno, che lo teneva vivo, stava lentamente e inesorabilmente sfuggendo – e questo è stato forse uno dei primi momenti in cui sono stato affascinato dal mondo della scienza – ma soprattutto ho capito come tutte le cose degradino e muoiano, per cui le si deve sfruttare finché e possibile e non affezionarsi troppo. Se non un trauma, a un’età in cui la morte ancora non esiste, di certo una seria lezione.

“Cerco una badante”

A mia madre anziana è successo un episodio sgradevole. Un’amica con gravi problemi di salute le ha chiesto di aiutarla a trovare una badante, per la notte.

La povera donna ha bisogno d’aiuto per tutto, un parente ci si dedica ma da solo, chiaramente, non ce la fa.

Mamma inizialmente non voleva: abbiamo avuto tante esperienze di badanti, positive e negative, uomini e donne, italiani e stranieri quando Papà stava poco bene, e non aveva voglia di risvegliare vecchi ricordi penosi; e poi, dopo anni, i contatti che aveva non servono più. Poi però ha deciso di chiedere alla signora che le fa le pulizie a casa, che è cingalese e con cui Mamma ha praticamente fatto amicizia.

Lei le dice che ha un’amica che cerca lavoro: è giovane, studia e di giorno va a scuola, per cui guadagnare qualcosa nelle notti le farebbe comodo.

Sembra la soluzione ideale o quantomeno da valutare. Mamma la comunica all’amica ma… la reazione è fredda.

Poco dopo la ragione si spiega: il parente della signora telefona a mia madre e le chiede informazioni: “Ma la ragazza è nera?” e poi anche: “dovrebbe andare nello stesso bagno della mia parente?”

Mamma è scioccata, presa alla sprovvista. Ma come se non bastasse poco dopo arriva anche la telefonata della signora sua amica: “ma quanto è nera questa ragazza?”

Mamma è indignata e tentata di controbattere in malo modo ma rinuncia, non c’è nulla da fare. Che se la sbrighino loro. E trova una scusa per la signora delle pulizie.

Posso essere, per una volta, politicamente scorretto? Spero che trovino una badante italiana di loro gradimento e che costei provveda a svuotargli casa un pezzo alla volta!

La quarantena non è uguale per tutti

I francesi rientrati dalla Cina per l’emergenza coronavirus sono ospitati, per il periodo di quindici giorni di quarantena, in un villaggio vacanze sul Mediterraneo:

https://it.euronews.com/2020/02/02/la-quarantena-dei-francesi-sulla-costa-mediterranea

Gli italiani sono, come sappiamo, nel centro sportivo della Cecchignola:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/03/coronavirus-rientrati-i-56-italiani-bloccati-a-wuhan-primi-controlli-negativi-adesso-14-giorni-di-quarantena-alla-cecchignola/5693311/

I cittadini russi invece “scontano” la loro quarantena in Siberia:

https://www.agenzianova.com/a/0/2796044/2020-02-05/coronavirus-russia-rimpatrio-connazionali-da-provincia-cinese-di-hubei-completato-con-successo

Bisogna dirlo, i francesi dimostrano un certo stile ma anche i russi si distinguono sempre: quando non sanno dove mettere qualcuno, la scelta cade sempre sulla Siberia!