Le famiglie italiane nelle ‘fiction’

Negli sceneggiati* TV italiani non esistono famiglie, solo famiglie allargate.

I figli hanno tutti problemi di cui i genitori non hanno la minima idea, presi come sono dalle loro questioni di carriera o di corna. In media la figlia maggiore ha una relazione con un uomo sposato, il figlio di mezzo è gay non dichiarato e il/la minore è un genio incompreso.

I ragazzi, peraltro, sono sempre modelli da copertina. Che siano i figli di un imprenditore agricolo, i praticanti in un ospedale, gli allievi di un conservatorio o dei delinquenti in riabilitazione sono sempre in forma, truccati e abbigliati per la passerella.

Separazioni e divorzi sono quasi sempre consenzienti e civili, restano così amici che si aiutano nei momenti critici e si fanno di continuo confidenze al punto che ci si chiede perché diamine non stiano più assieme. Ovviamente il perché è che è finito ‘l’amore’, termine astratto che indica una sorta di fluido sottile che può sfuggire da qualsiasi spiraglio o scucitura. In pratica matrimoni e relazioni sono contratti a termine legati a un serbatoio di ‘amore’, appena si accende la spia della riserva si devono buttare via e passare al successivo.

È posto ben chiaro che c’è un’abissale differenza tra ‘amore’, ‘tempesta ormonale’ e ‘attrazione sessuale’, tuttavia alla fine tutti vanno con chi trombano bene.

C’è sempre un genitore anziano, tradizionalista e insopportabilmente burbero che alla fine deve convertirsi anche lui alla sorridente religione del serbatoio di ‘amore’ e alla sua danza di relazioni. Oppure risulta essere il bieco responsabile di orribili nefandezze.

Gli sceneggiatori non hanno capito che, nell’ultima puntata, non possono essere tutti felici e contenti, perché questo obbliga a capriole inverosimili per costruire il seguito**.

Altre prassi che astraggono dalle famiglie. Le automobili sono tutte della stessa marca, oppure modelli non più in produzione da almeno vent’anni. Si beve il caffè nella tazzina con lo stesso ‘logo’ del pacchetto, sempre rivolto verso la camera da presa. Tra le ambientazioni** ci sono sempre i luoghi turistici e si ficcano a forza nella trama le EXceLLenZe locali – alimentari, industriali, artigianali e così via – se no l’amministrazione locale si deprime e magari non ‘sgancia’ autorizzazioni.

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*) Chiedo scusa ma la parola ‘fiction’, come tutti gli abusi dell’inglese, mi crea un enorme fastidio.

**) Anche qui, ‘sequel’, ‘prequel’, ‘location’ e altri anglismi anonimi mi sembrano brutti e inutili.

Gli americani nei film

Panorama di New York

Gli statunitensi* nei film non dormono mai, lavorano un minimo di dodici ore al giorno e poi, come se nulla fosse, vanno a bere in un bar elegante fino alle ore piccole. Poi di solito hanno un’avventura erotica con la collega figa.

Nei film USA non esiste la classe media: o hai i soldi per una villa su tre livelli con giardino, piscina e quadrupli servizi o sopravvivi in un tugurio nel Bronx o in una catapecchia in mezzo al nulla nel deserto tra Arizona e Nevada.

Tutto succede a New York: puoi essere rapito dagli alieni a Times Square, trovare un tesoro templare a Central Park o essere inseguito dalla polizia tra la Ottantaquattresima e Madison, salvato ogni volta dall’Uomo Ragno.

Più è remoto il posto e più la soluzione di tutto sono le armi da fuoco: non c’è problema che non si possa risolvere con un revolver, un fucile a pompa o un semiautomatico, dall’invasione aliena alla pandemia zombie, dalla crisi economica alle turbe psichiche. Il cattivo ha una mira infallibile contro i personaggi secondari, destinati a morire per la trama, mentre mira al vento quando ha davanti l’eroe protagonista. Quest’ultimo invece non sbaglia un colpo e spara meglio di Daisuke Jigen, l’amico di Lupen III, anche se fino al giorno prima faceva il postino!

Le donne in carriera sono sempre fighe e trottano disinvolte sui tacchi a spillo venti ore su ventiquattro. Se li levano in genere solo per fare sesso.

Nei film horror c’è sempre un chiattone tra i primi a morire. Poi dopo tocca al nero o a una ragazza figa ma non la fidanzata del protagonista, ovviamente: quella di solito sopravvive, salvata dal protagonista, o muore, nonostante sforzi disumani di quello, in modo spettacolare ma molto avanti nel film.

I poliziotti eseguono deduzioni fulminee e individuano il criminale in modo infallibile nell’arco di pochi secondi. Le analisi del DNA e le più complesse deduzioni statistiche su ‘big data’ si eseguono in due minuti scarsi, ma è solo per confermare quello che il detective aveva già capito: roba da far sembrare Sherlock Holmes un povero ritardato. Gli operatori al computer sono in grado di tracciare una mappa, incrociare sei data-base riservati o progettare un incrociatore spaziale in frazioni di secondo, con la sola forza del pensiero: i movimenti delle dita sulla tastiera sono puramente coreografici. I virologi trovano un vaccino nell’arco di tempo di un intermezzo pubblicitario, partendo dallo sputo di un guarito o dal sangue di un babbuino immune. Solo sismologi, epidemiologi e “ufologi” non sono mai creduti quando prevedono il disastro, altrimenti il film finirebbe subito.

Il mondo, anzi l’universo si distingue in USA e tutto il resto. Quello che succede in ‘tutto il resto’ ovviamente conta poco, un morto di passaporto statunitense fa più clamore di un’ecatombe nella penisola indocinese. Alcuni stati esteri hanno un valore puramente simbolico: dal Messico, ad esempio, arrivano tutte le droghe e tutta la violenza concepibili.

Si direbbe che gli americani non abbiano molta fiducia nel loro decantato sistema giudiziario, dal momento che il cattivo raramente finisce in galera ma di solito muore e muore male, il più delle volte per mano del buono che, singolarmente, dopo aver fatto strage per tutto il secondo tempo, continua ad essere buono, sensibile, cittadino modello, marito affettuoso e perfetto padre di famiglia. Erore e superstiti si abbracciano felici nel finale senza un rimpianto o un rimorso di coscienza che sia uno. Il “non uccidere” vale solo verso i “buoni”, gli altri possono diventare concime. In qualche raro caso il cattivo sopravvive ma solo perché è il vero protagonista della storia, serve per ‘sequel’ e ‘prequel’: vedi Hannibal, ad esempio.

Aggiunta 18/5/2020: Gli americani hanno davvero degli infissi di merda come si vede nei film, che il serial killer entra facendo leva con un temperino?

Aggiunta 26/5/2020: i ragazzini escono sempre di notte, per sventare invasioni aliene o inseguire serial-killer, senza che la famiglia si accorga di nulla.

*) ‘Statunitensi’ è il termine che avrebbe utilizzato: i cittadini USA si sono appropriati ingiustamente del termine ‘americano’ che dovrebbero condividere con tutto il continente.

Un haiku per ogni stagione

Piove

Linda è la città

Che si specchia nell’acqua:

Magia d’autunno!

Fiore d’inverno

Sboccia in un’ora

A respirare gelo,

Non per errore!

Miracoli scontati

Sa il contadino

Che il seme spunterà:

Perché sorride, allora?

L’estate di domani

Racconteremo

Ai nipoti increduli

Ch’eravamo, liberi.