“Per gli amici pelosetti”

12087049_10206415209837760_7930167412753700656_o

Istantanea di un’estate

L’ho visto scritto a mano su un foglio, piazzato sopra una scodella di plastica piena per metà d’acqua, all’ingresso di un pub. Un modo economico per accaparrarsi simpatia cavalcando una delle tante catene animaliste di moda sul web. Volutamente non si distingue fra randagi e “proprietari”: cani e gatti sono tutti uguali!

Non sono contrario ma mi suona un po’ troppo sdolcinato e facile e per questo fastidioso. Sarei più d’accordo con una frase del tipo:

“Per quelle brutte bestie che vi portate dietro”.

Inteso in senso ironico ovviamente: non ho nulla contro cani e gatti e li ho sempre trattati bene, anche se non so ben relazionarmi con loro. L’unica controindicazione sarebbe che molte signore penserebbero ai loro compagni umani, prima che agli animali.

La ciotola si accompagna a altre novità animaliste del mese, come il passeggino per cani (!) e il cane minuscolo rigorosamente in braccio o nella borsa, con la testolina che fa capolino vezzosamente.

Lo accompagnerei anche con un po’ di cibo, tanto per rendere la cosa meno facile ed economica: se c’è il sentimento dev’esserci anche l’impegno, e che cavolo!

Non è che vorrei per forza contrapporre umani e animali, ma propongo un’idea complementare: una bella colonna di panini e bottigliette gratis con un cartello che dica:

“Per i nostri amici poveri”.

Così, senza nemmeno distinguere fra italiani e stranieri, bianchi e colorati, clandestini e regolari.

Solo che non si può. L’italiano medio si slancerebbe all’assalto anche se avesse appena finito di pranzare. Più ancora, al primo nero che stendesse la mano il sensibile di turno scatterebbe una foto con il telefonino per pubblicarla al volo con la nota “Ecco guardate gli immigrati che rubano il pane agli italiani!”, magari tutto in maiuscolo e con qualche opportuno errore sintattico.

E allora bisognerebbe distinguere:

“Per i nostri amici umani che hanno fame o sete, ma che siano italiani o almeno immigrati regolarmente, preferibilmente non Rom, di colore va bene purché non siano in maggioranza, non arrivino per primi e siano vistosamente deperiti, con spiccata preferenza per i minori, gli anziani italiani senza pensione o con la minima passano avanti a tutti. Non più di un panino e mezza bottiglietta a testa. I panini per gli italiani non contengono olio di palma, gli altri non si sa”.

Gli animali sono tutti uguali, gli esseri umani no!

Annunci

“Pacchi” umani e non solo a Natale

Pacchi-star

Diciamoci la verità, capita a tutti, ogni tanto, di essere un “pacco”. Di rappresentare una fregatura per qualcuno, intendo dire, disilludere attese, venire meno nel momento meno opportuno. E’ umano, certo ci si può impegnare a fare meglio.

Ma c’è della gente che sembra essere un “pacco” per vocazione. Voglio dire, riescono ad esserlo con puntualità quasi svizzera. Organizzano eventi che non funzionano, dicono e non fanno, cambiano programma all’ultimo momento, annunciano e poi non si fanno trovare.

Ed hanno la capacità innata di convincere, oltre che di convincersi. Quando li conosci sembrano credibili, talentati, accattivanti, marpioni ed addirittura sinceri; qualche volta perfino affascinanti. Hanno un modo così convincente di esprimere il concetto che è il mondo che li delude sempre, nonostante i loro sforzi per essere buoni, generosi e disponibili. Hanno ricevuto delusioni dalla famiglia, dagli amici, dai compagni di turno, per lo più ex. Ma loro, essendo quello che sono, continuano ad essere attivi e aperti, a prodigarsi.

E tu, coglione (pardon) gli o le stai dietro, gli/le dai fiducia, quasi vuoi mostrargli che il mondo non è tutto come l’hanno finora conosciuto, che tu gli dimostrerai che esiste gente precisa, affidabile, di parola, concreta, riconoscente. Che tu sai, a differenza di tanta fetta di mondo oscuro, cosa siano la serietà e la sincerità. Ci diventi amico, qualche volta ti innamori perfino.

E cominci a raccogliere “pacchi” a ripetizione. Appuntamenti saltati o iper-ritardati sempre con valide motivazioni e sguardi offesi se tu fai l’offeso, che non capisci che guai devono superare per il sommo bene (tuo) che loro stiano li con te. Spostamenti di chilometri avanti ed indietro per inseguire serate che sembrano fuggire come lepri impazzite, ed alla fine si concludono in qualche posto ridicolo davanti ad una Peroni insipida, per causa di tizio o caio ora non presenti – ovviamente – ma la prossima volta sarà diverso.

Finché non impari, dici di no un po’ di volte, e passi anche tu, per loro, dalla parte del mondo irriconoscente e che non “sa vivere”, ovvero la gran parte dell’umanità che non li asseconda in ogni svolta delle loro egocentriche fantasie.

Perché il mondo sembra dividersi in due gruppi poco intersecantesi: i “paccari” ed i “paccati”. Si nasce in uno dei due, l’educazione fa la sua parte ma è secondaria, poi c’è poco o niente da fare. Qualcuno molto intelligente o molto furbo potrebbe situarsi all’esterno, ma prima o poi l’indole prevale, in grande o piccola parte, e ricade anche lui in una delle due sacche. Apparentemente quelli del primo gruppo vivono meglio, almeno a giudizio del secondo, ma di certo sono quelli più bravi a lamentarsi.