Diesel o non diesel, questo è il dilemma

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L’automobile che ha donato liberta di movimento a tanti italiani (e non)

L’orientamento normativo per l’anti-inquinamento è chiaro: il diesel è sempre meno desiderato e sarà messo alle corde con requisiti sempre più stringenti, perché bisogna spingere su trazione elettrica e sull’ibrido elettrico-benzina. Lo chiedono l’ambiente, l’opinione pubblica, gli stati nazionali e gli enti sovranazionali. Tutto bello, sulla carta: il diesel è sporco, puzzolente e rumoroso, l’elettrico pulito e silenzioso. Non fosse che, negli ultimi decenni, si è riusciti a far evolvere il motore diesel in misura tale che è ora piacevolissimo da usare, altamente efficiente e affidabile. Dall’aspirato al turbo fino all’iniezione diretta e alla multi-iniezione, il diesel si è trasformato da un propulsore “da trattore” in un gattone elegante, potente e raffinato: penso che, se un giorno dovesse davvero sparire, mancherà molto a una fascia non troppo ristretta di automobilisti tradizionalisti.

Sono del parere, peraltro condiviso da tanti, che il motore elettrico, in se, sia il propulsore ideale. Ha una serie di indubbi privilegi: rendimento altissimo; coppia massima a zero giri: dà tutto e subito; affidabile, leggero e compatto come oggetto isolato. Il problema resta tutta l’elettronica di cui ha bisogno e soprattutto le batterie: quelle al litio sono state un grande passo avanti, ma non basta: facendo i debiti conti e anche mettendo nel calcolo il maggiore rendimento del propulsore elettrico rispetto a quello termico, tutto il pacco di una vettura ibrida attuale è equivalente a tre-quattro litri di combustibile fossile. Questa mi sembra un’adeguata risposta a quanti – soprattutto laureati all’Università della Vita, di Google e dei Blog – insistono nel dire che l’auto elettrica “non si fa a causa della lobby dei petrolieri”.

L’elettricità, in aggiunta, deve essere prodotta da qualche parte e quanta ne viene da fonti rinnovabili? E quanta energia elettrica si perde nelle linee di trasporto? Quando pesano queste sull’ambiente?

Per completare il discorso non mi citate l’idrogeno, che è di ancora più difficile produzione e gestione. Benzina e gasolio, nonostante tutte le evoluzioni tecnologiche fatte, restano le soluzioni più pratiche e di ampia misura, questo è tutto.

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L’autotrazione è anche emozione e affari

L’altro dubbio mi viene dalla sbandierata ecologia delle architetture elettriche e ibride, automobili verdi e amiche dell’ambiente in tutti gli spot pubblicitari: nei calcoli di impatto ambientale si tiene davvero conto di tutto, compresa la produzione delle batterie al litio e il loro smaltimento a fine vita?

E anche, quanto può potenzialmente costare al cliente un fermo auto di una vettura elettrica, quando magari l’unica riparazione possibile è la sostituzione pura e semplice di una buona porzione di elettronica?

Secondo me sarebbe più sensato, nel breve e medio termine, investire sui combustibili gassosi: GLP e soprattutto metano. C’è tanto da sviluppare, riguardo alle bombole, alla gestione del carburante e anche all’ottimizzazione dei motori, che ora sono essenzialmente solo adattati a questi carburanti.

Tutto arriverà eventualmente a un equilibrio, come sempre, e anche quello sarà temporaneo. Il tira-e-molla di tanti interessi contrapposti arriverà a un compromesso. Molti problemi saranno risolti con l’esperienza e il duro lavoro dei tecnici. Il mercato e gli utilizzatori troveranno il modo di convivere con i restanti o di aggirarli. Forse il concetto stesso di automobile privata sarà destinato a sparire o a cambiare radicalmente, obbligando un enorme comparto industriale a una difficile riconversione e una vasta popolazione a modificare i suoi stili di vita. Difficile ma non impossibile: gli esseri umani continueranno ad aver bisogno di spostarsi e di muovere oggetti, in qualche modo.

In più, direi che sarà meglio non metterlo da parte del tutto, il vituperato motore termico, sporco, ruvido e rumoroso ma dannatamente semplice e iper-collaudato, perché in momenti di crisi vera, negli eventi drammatici in cui le infrastrutture vengono meno e l’importante diventa sopravvivere e ricostruire, ancora per molto tempo a venire non ci sarà nulla di più sicuro e affidabile di un bel quattro cilindri diesel aspirato a scarico libero. Il re dei motori termici potrebbe essere spodestato, ma non è morto e non sarà dimenticato.

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Doppio diesel agricolo, quasi indistruttibile

Fulmini e saette di maggio

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Le “memorie” di Facebook hanno almeno un vantaggio: mi hanno ricordato che ho già vissuto altre primavere dalla meteorologia instabile. Tre anni fa, da appassionato di fotografia alle prime armi, mi cimentavo nell’impresa di ritrarre i fulmini. Non troppo difficile, per la verità, conoscendo la tecnica giusta e armandosi di pazienza e perseveranza. Ero molto soddisfatto del risultato: oggi, riguardandole, penso che potevo fare di meglio, magari chiudendo un po’ il diaframma.

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Per cui la memoria biologica inganna: non c’è più la mezza stagione, diciamo, quando di fatto c’è ed è sempre la stessa, con il sole cocente pronto a lasciare il posto alle nubi temporalesche. In questo la memoria virtuale più dare una mano. La statistica ancora di più.

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Tra un po’ sarà estate e magari ci stupiremo, per l’ennesima volta, che fa caldo, tanto caldo, da non poter stare al sole e da dover bere tanto. Che novità.

Questo non significa che il clima non stia cambiando. Sta cambiando eccome e ce lo dice la scienza, sulla base dei dati registrati su un lungo periodo di tempo. Le sensazioni quotidiane sono fuorvianti e servono, al più, per il giorno stesso, appunto.