La politica dei tifosi

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Pro-Putin ed anti-Putin, pro-dimostrati e legalisti, leggo in giro le prese di posizione e quasi non ci credo. Pare di sentire le opinioni dei tifosi di calcio al bar, quando parlano dello stato d’animo dei loro campioni preferiti. Come se al potere russo interessassero gli ucraini in quanto russi. E come se all’Occidente interessasse la Crimea in termini di giustizia internazionale. In tanti stanno inquadrando gli eventi internazionali del nostro vicino oriente sulla base degli schemi mentali consolidati ed in vista di trarne ulteriori conferme di convinzioni già salde. Faccio lo stesso anch’io e, sinceramente ho difficoltà ad individuare un “buono” in una sfida geopolitica che si sta giocando con strumenti molto simili a quelli di due secoli fa. Ho anche difficoltà a capire quale sia il “bene” del popolo ucraino, trattandosi di un’entità variegata. Dubito che alla Russia interessi la Cecenia perché la maggior parte dei suoi abitanti si sentono russi, altrimenti le avrebbe consentito libera autodeterminazione. Ed in Afghanistan, prima degli USA c’erano proprio loro a portare la pax sovietica con i tank. In sintesi, mi sembra che ci sia poco da entusiasmarsi, da qualsiasi lato lo si guardi. La Russia sta rialzando la testa, cercando di recuperare il ruolo di potenza internazionale nucleare, approfittando della situazione di USA usciti dalla crisi ma non più forti e sicuri di se come nei decenni passati, e di un’Europa da sempre inconsistente come politica estera e troppo presa dalle proprie problematiche interne, economiche, sociali e “bancarie”. Buttando nel “mix” le nuove potenze in crescita, la nuova guerra fredda rischia di essere più complicata e costosa della vecchia. Si lo so, sto semplificando all’eccesso, ma è solo per dare l’idea. Staremo a vedere ed è probabile che, in un modo o nell’altro, ci sarà da ballare!

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Piove, governo tecnico!

 

Mettiamo che sia vero che non viviamo più in una democrazia. Mettiamo che sia vero che “ci hanno consegnati nelle mani dell’oligarchia finanziaria”. Mettiamo che sia vero che il Governo è un fantoccio pilotato dalla BCE, che a sua volta è guidata dalla finanza internazionale. Io non lo so, tanti lo affermano. Ma allora, qual’è la risposta?

Se siete proprio convinti che sia così, allora scendere in piazza è solo il primo passo, tanto per spargere la voce. Protestare contro chi? Qualcuno che non ha un vero potere? Qualcuno che non ha un volto e non vi starà a sentire, perché non teme il vostro voto?

La rivolta armata? Meglio scansarla. E’ il metodo migliore per accelerare l’avvento delle dittature e le peggiori rovine. Credetemi, la violenza porta al comando i peggiori, la Storia mostra innumerevoli casi.

Cosa fare allora? Semplice: inceppare la macchina.

Volendo, si può cambiare il mondo: c’è chi ci è riuscito. Qualsiasi meccanismo può essere sabotato, basta individuare gli ingranaggi e trovare il modo di ingripparli. Ed essere pronti a subire le conseguenze. Qualche privazione.

Se siete convinti che vi incastrino con i debiti, non ne fate. Chi ha un reddito, campi con quello che ha e, se può, aiuti chi non ne ha a non finire stritolato. Cambiate la logica: meno accumulo e più condivisione.

Sovvertite il meccanismo psicologico che porta a consumare, e quindi ad arricchire sempre gli stessi. Non comprate gli i-qualcosa. Fate a meno degli e-gadget. Andate in giro a piedi, prendete gli autobus o in caso d’emergenza il taxi. E’ scomodo? La rivoluzione è scomoda. Costa caro? Almeno farete vivere un onesto lavoratore.

Comprate abiti e scarpe quando vi servono e non etichette quando la pubblicità ve lo chiede. Non inseguite più guadagno di quello che vi basta.

Come sempre, il mondo si cambia cominciando da se stessi. E diffondendo un modo diverso di vivere. Oppure volete solo un nuovo boom economico, inevitabilmente passeggero?

Non cambierete il mondo cambiando cellulare.

Non lo cambierete aspirando a consumare di più.

Non farete chiudere la BCE chiedendo un aumento di stipendio o un piccolo sgravio fiscale.

Non intaccherete i super-ricchi andando a fare il pieno di GPL al posto della benzina.

Sbagliato? Forse, anzi certamente. Il sottoscritto fa pochissime, e male, delle cose sopra elencate. Non è neanche così motivato. Ma siate conseguenti: agite in base a quello che predicate (e che vi fate belli postando sul Web).

E se la politica si svuota

Come profeta valgo poco, e per questo probabilmente fate benissimo se non mi state a sentire ora che vi dico che nella situazione politica attuale vedo i semi della dittatura. Non ritengo che ci siamo già, ma anche qui potrei benissimo sbagliarmi.

Vedo le premesse della dittatura perché le istituzioni democratiche sono al loro minimo di credibilità; sono state usate ed abusate in troppi casi; spesso svuotate di senso e ridotte neppure a posti di potere ma a semplici falle di accesso al denaro pubblico. Ed anche perché le persone che le hanno rappresentate o si candidano a farlo non sono più individuate come rappresentanti della maggioranza del Paese. Vedo che le scelte politiche avvengono sotto la pressione dei mercati e delle urgenze economiche.

Le vedo anche perché non sembra sorgere un’alternativa politica: situazione ottima perché si individui, ad un certo punto, la soluzione nell’ “uomo forte”, nel nuovo “unto dal signore”, la “figura di garanzia” che potrebbe essere anche una “soluzione tecnica”, ma di lunga durata.

La dittatura moderna, si badi bene, non richiede necessariamente un balcone ed una folla plaudente, bande musicali e parate imbandierate. La dittatura cibernetica può avere forme molto più subdole e sfumate. Può avere l’estetica ed i riti della democrazia senza averne la sostanza.

Come comportarsi? Di certo non appellandosi all’ “unità del popolo”. Questa è una cosa che si invoca in caso di guerra, solitamente allo scopo di silenziare chi critica quella guerra ed addita coloro che, per propri interessi, l’hanno voluta. Non dobbiamo assolutamente pensarla tutti allo stesso modo: è la prima regola della vita democratica.

Neppure m’attira la rivoluzione di piazza. Non credo nella violenza perché non risolve i problemi, perché esalta i peggiori e perché finisce sempre per essere pilotata. La rivoluzione francese è finita con Napoleone imperatore.

Ci vuole l’impegno individuale, di quanti più possibile. Evitare le scorciatoie e le soluzioni di comodo. Evitare la tentazione dei compromessi facili. Occhi ed orecchie aperte su proposte e soluzioni. Curare il complessivo ed i dettagli. Non evitare contrasti e dissensi, anche aspri. Valutare razionalmente e non sull’onda delle emozioni.

Insomma, come tutti i (falsi) profeti, vedo il rischio ma non la soluzione. Eppure sono certo che c’è. E credo nel volontariato intellettuale. Il cervello per sua natura deve essere sempre attivo, per cui è meglio usarlo bene.