Basic Tweets

blocchi

Tutti o quasi conoscono le regole di Twitter: massimo 140 caratteri per esprimere un pensiero, uno stato mentale, un concetto.

Mi è venuto in mente di provare a scrivere qualche tweet, possibilmente umoristico, usando la grammatica del vecchio Basic, quello stile “Commodor 64” per chi se lo ricorda. D’altra parte il linguaggio era sintetico e facile da apprendere: io ed altri ragazzini ne andavamo pazzi.

Per questo gioco è importante la perfetta correttezza sintattica, ma l’idea che si porta. Ecco quello che sono riuscito a tirare fuori.

Il più semplice tweet BASIC

10 REM THIS IS A USELESS TWEET

Il tweet BASIC ideale

10 PRINT “A NEW FOLLOWER”
20 GOTO 10

Il tweet BASIC della verità irraggiungibile

10 GOTO 30
20 PRINT “THE ANSWER IS 42”
30 GOTO 10

Il tweet BASIC di Douglas Adams

10 PRINT “THE ANSWER IS 42.”
20 INPUT “WHAT’S THE QUESTION”, Q$
30 END

PS: Per apprezzare gli ultimi due, conviene aver letto “La guida galattica per autostoppisti”.

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Picchi improvvisi

Istantanea - 15032013 - 21:55:47 Stats

Il mio blog ha vissuto, qualche giorno fa, un incredibile salto di visite, di gran lunga il record assoluto nella sua ingloriosa storia. Mi sono stupito, ma prima di esaltarmi ho capito che non si trattava di un post di particolare successo, ma di ben altre cause. Quali? Google ha dedicato la giornata a Douglas Adams, l’autore de «La Guida Galattica per Autostoppisti», un ottimo libro umoristico, capostipite di una serie di successo, che usa liberamente un surreale sfondo fantascientifico. Io l’ho citato in almeno un mio post che, per qualche strano motivo, compare ai primi posti nella ricerca se si usano le parole chiave «Douglas Adams coniuge». Nel post parlo incidentalmente di coniugi e di Douglas Adams, in modo del tutto scorrelato fra loro. Posso ritenere queste visite, quindi, un regalo involontario di Google. Ringrazio sentitamente. Ma di tanti (secondo le mie abitudini) lettori capitati per caso da queste parti in quel giorno, qualcuno ci tornerà o avrà almeno trovato interessante qualcuna delle cose scritte? Ne dubito, e sto avendo conferma di un rapido ritorno alla normalità. Saluti a tutti.

Digressione semiseria sulle penne biro, sulla memoria e sul valore percepito delle cose

E’ così raro portare una biro alla sua fine naturale che quando ci riesci è quasi un momento memorabile. Le biro si perdono, si rubano, si bloccano o si rompono, ma quasi mai muoiono di morte naturale, ovvero per dissanguamento. Ciò è tanto più vero quanto più sono di tipo economico: non ricordo l’ultima volta che ho finito una BIC, dev’essere stato ai tempi della scuola, e credo di averla difesa con le unghie dai furti dei compagni. In ufficio non ci sono mai riuscito. Qualcuna me la ritrovo ogni tanto, tra le mani, senza sapere bene dove l’ho presa.

Il valore percepito di tutto ciò che è usa-e-getta è inevitabilmente basso. La penna biro vale qualcosa nel momento in cui ci serve, un attimo dopo può sparire dallo sguardo, anzi diventa fastidiosa. Si perde dalla memoria e, di conseguenza, si perde e basta. Quando ne troviamo una abbandonata – o apparentemente in questo stato – la prendiamo normalmente, senza problemi, non è rubare. Non servono fori nel continuo spazio-temporale, come ipotizzava Douglas Adams in “La Guida Galattica per Autostoppisti”, e nemmeno furfanti nel senso normale della parola, basta un foro nella memoria. Pura applicazione del Rasoio di Occam: “a parità di fattori la soluzione più semplice è da preferire”. La più semplice, nello specifico, è non tenere conto della penna.

Nei fori della memoria, in realtà, può passare di tutto: coniugi, figli, amanti, impegni, obblighi; è un setaccio che separa le cose importanti dalle meno, necessario per vivere ma che spesso agisce sulla base delle urgenze contingenti. La dimensione delle maglie, direi, è diversa da persona a persona ed anche da momento a momento. Deridere o condannare è facile, fare autocritica, o meglio auto-analisi, lo è meno: ne va dell’immagine di se stesso.

Ma torniamo alle penne. A casa scrivo con una stilografica. Ho provato ad usarne una economica in ufficio ma è troppo poco pratica, non riesco ad adattarmi. Fa parte dei miei “vezzi”, come l’orologio meccanico da polso o da taschino, non buttare mai cartacce nelle aiuole anche se nessuno mi vede o tenere un blog. Mi dimentico di quasi tutto, spesso anche del punto da cui sono partito, in un discorso.