Poeti paganti e non

Libri

Racconto ora una storia tutt’altro che insolita.

Incappo, un po’ di tempo fa, nella pagina di un concorso di poesia. Non è esattamente per caso: cerco riferimenti per pubblicare un mio romanzo, un “fronte” sul quale spero vivamente di darvi qualche notizia tra non molto.

Alla poesia non ho mai pensato seriamente, ho qualcosa da parte, come tutti, ma poca roba. Decido su due piedi di inviare un componimento, non si sa mai. Ma dovevo saperlo che queste cose sul web sono specchietti per allodole, ami lanciati, diciamo.

Alcune settimane dopo mi chiama sul cellulare (faceva parte dei dati del form di invio) una simpatica voce femminile, che parte diretta con i complimenti per la mia poesia, ovviamente senza citarne neppure il titolo. Mi chiede se ho mai pubblicato o pensato di farlo, si stupisce alla mia risposta di no. Sto privando il mondo di qualcosa! Poi parte col descrivere una mirabolante (a suo dire) proposta: pubblicazione (parola magica) di una raccolta di poeti emergenti (altra collezione di parole fatate); 14 autori in tutto, con 7 componimenti a testa. E poi web, video, e-book, fiere nazionali ed altri ammennicoli ed allettamenti a corredo.

Ascolto paziente, anche se le ho detto che posso concedere pochi minuti: ho un lavoro, io, per mia fortuna. Arriva la parte economica: “appena” 180 Euro di contributo per le spese editoriali.

Controbatto che una casa editrice dovrebbe prendersi la sua parte di rischio: io come autore l’ho fatto nel tempo speso a scrivere e (si spera) a rivedere. Mi risponde che i tempi sono difficili e la richiesta è il minimo tecnico assoluto, e che pubblicare è anche una soddisfazione personale. Dialogo dei più banali insomma. Rifiuto cortesemente. Le spiego che altre gratificazioni le sto ottenendo, sul lavoro e fuori.

Fine della telefonata.

A valle faccio due conti della serva: a parte che 7 poesie rappresentano quasi la mia produzione complessiva in 10 anni, 180 Euro per 14 autori fanno 2520 Euro. Direi che ricoprono abbondantemente le spese di stampa, con ampio margine.

In più ogni autore comprerà qualche copia per amici e parenti, no? Diciamo 10 copie a testa per 10 Euro a copia come stima prudenziale? Sono altri 1400 Euro. E, ripeto, penso di essermi tenuto basso.

Di fatto la casa editrice lavora a guadagno garantito: la vendita eventuale di copie extra sarebbe un di più assolutamente non necessario. Ha bisogno solo di convincere un piccolo nucleo di aspiranti versificatori a fare un bonifico. Rischio d’impresa sottozero.

Di proposte di pubblicazione disoneste (pardon, diciamo poco limpide) ne ho ricevute parecchie, ma tutte dell’ordine di qualche centinaio di Euro di “danno” compensato da uno scatolone di copie da sbolognare a parenti ed amici che, comprensibilmente, ne farebbero volentieri a meno. Ma quest’ultima, nel complesso, mi sembra la peggiore fino ad ora.

Se avessi voglia di rimetterci, tempo e denaro, lo farei almeno in modo più divertente: ci sono siti che ti consentono di stampare il numero di copie che vuoi, a prezzi minimi, per togliersi il gusto di avere in mano l’ “opera” stampata e rilegata. Ci sono poi i canali di auto-pubblicazione, spesso collegati ai precedenti, tramite cui mettere alla prova la tua capacità di auto-promuoverti e di vendere copie. Insomma, se devo fare con i soldi miei, faccio da me ed a modo mio, per bene o male che venga. Mi sento di darlo come consiglio, prima di mettere mano al portafogli sulla scia di un rivolo di complimenti e di chiacchiere.

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