Funerale nel 2039

Si trovarono tutti davanti alla bara grigia e lucida, parenti, amici e conoscenti: molte persone, come succede sempre quando si dice addio a una persona molto buona o – come in questo caso – molto ricca. Il cimitero era bello e arioso, sembrava un campo di gioco puntellato da croci e lapidi lontane.

L’officiante lesse alcuni versetti della Bibbia e benedisse la salma, poi lasciò la parola a parenti e amici per la commemorazioni. I brevi discorsi si susseguirono, mescolando toni d’elogio e di commozione. Poi il piccolo podio fu portato via e tutti indossarono gli occhiali scuri. A chi non li aveva di propri ne furono consegnati un paio da un addetto delle pompe funebri.

Una campana annunciò l’inizio del conto alla rovescia: dieci, nove, otto… allo zero, con un improvviso boato e un bagliore bianco accecante, il feretro s’innalzò verso l’alto, spinto da un razzo a propulsione ionica. Per pochi secondi il vento prodotto dal reattore sollevò polvere e spazzò quel pezzo del cimitero e la folla raccolta per le esequie.

Tutti guardarono il piccolo missile tozzo innalzarsi nel cielo quasi perfettamente limpido. Nel silenzio che tornò, mentre il feretro diventava un puntino seguito da una sottile scia bianca nello sfondo profondo dell’azzurro, si sentirono solo i singhiozzi della vedova: sotto gli occhiali neri stava piangendo. Tutti, ordinatamente, a turno, le si avvicinarono per le ultime condoglianze, incombenza inevitabile prima di andare via.

Qualche ora dopo, i parenti stretti avrebbero ricevuto l’avviso che la bara, in titanio e fibra di carbonio, aveva raggiunto il cimitero in orbita geostazionaria e si era aggregata ad esso. Lì sarebbe rimasta, come da progetto, per migliaia di anni.

Davanti al caro estinto

Un colorato cimitero nello Yucatan.

Nel banco della chiesa,

nuova di restauro,

antica di barocco,

universale di segni,

respiro l’aria cupa dell’esequia,

noto luci e candele,

icone e visi e silenzio,

fino ai minuti scanditi dal rito

sobrio del funerale,

utile a chi resta.

Davanti alla cassa dura

il prete esorta, incoraggia,

ricorda, prega e indica

l’incomprensibile ch’è in se preghiera.

Qualcuno piange,

altri tace,

due mormorano distratti:

il “qui” ha tante facce.

Ripercorro i ricordi

di chi è andato: chi era,

per me, che faceva,

cercando il totale incalcolabile

d’impressioni singole,

la memoria della individualità,

il sembiante svanito.

E paradossalmente,

in quei minuti,

riscopro la Vita:

lì, proprio là davanti,

e poi fuori, di nuovo,

sotto la funerea fredda

piovigine invernale:

separandomi dal caos

perenne cittadino

di traffico e commercio,

inconsapevole della tragedia,

abbandono, separo, seleziono

sentimenti e fastidi,

pensieri e cure

ragioni e condizioni.

Gorgoglia l’essenziale

dallo spirito fondo:

nomi e persone, i fini,

cose e impegni, i mezzi.

Confermo la certezza

che il Bene è prolifico e fenice,

e lascia semi quando muore

che spuntano lontano

nel tempo e nello spazio,

dove non si sa,

che magari se n’è persa memoria.

Che, nonostante gli zigzag

e gl’impuntamenti,

le perdite di tempo

e gli arrovellamenti,

le fissazioni insane

e l’esterne tempeste,

sto seguendo una strada

tuttavia

e sono me stesso, in fieri,

continua riedificazione,

vivendo oggi come se ci fosse sempre

un Oltre.

Lutto

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Cadde il silenzio. Tutto avvenne quasi di colpo, il lutto si trasmise più rapidamente della sua stessa notizia: chi non ne sapeva ancora nulla si stupiva che il caos fosse sparito dalla strada. Era chiaro che qualcosa di definitivo era avvenuto.

Un elicottero volteggiava a bassa quota, insistentemente, sorvegliando che non ci fossero assembramenti o manifestazioni evidenti. Era lo Stato che conteneva alla meglio quello che non era capace di reprimere.

Il giorno dopo i giornali locali diedero la notizia con garbo, come se si fosse allontanata una personalità “discussa” ma che non fosse il caso di dare troppa corda ai pettegolezzi. Che fosse morta d’età e malattia era già, di per se, una notizia.

Il lutto, non ufficiale ma effettivo, per la dipartita dell’anziana boss, continuò, in senso stretto, almeno una settimana e comprese tutti i paesi del circondario.

Non si sparavano botti di notte, tra le altre cose.

Pochi schiamazzi per le strade.

In pratica si dormiva tranquilli.

Dico io: possa morire un boss al giorno!

(Ogni riferimento a fatti, luoghi o persone realmente esistenti è puramente casuale)