A proposito di Brexit (a posteriori)

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Il Latino ha unito l’Europa assai prima dell’UE (foto da Capua)

Brexit secondo me: ne parlo “a posteriori” perché non avevo nessuna intenzione o velleità di influenzare nessuno e neppure mi sentivo in grado di fare pronostici. Ho voglia di parlarne ora riguardo a effetti e sensazioni.

Fondamentalmente sono europeista. Da quando è stato inventato l’aeroplano i confini hanno perso gran parte del loro senso e Internet ha proseguito la strada in questo senso: libertà di movimento per uomini e merci e regole comuni e condivise sono nello stato delle cose. Tuttavia penso che la UE, così com’è, vada riformata, e il referendum britannico si somma ai tanti segnali di insoddisfazione dei cittadini e alle dimostrazioni di vera e propria inefficienza: è il caso della crisi greca e della gestione dell’immigrazione, solo per fare due esempi recenti.

Troppa enfasi su finanza e banche trascurando l’integrazione sociale, culturale e – lasciatemelo dire – militare, ovvero, in sintesi, politica. Acceleratore troppo premuto sull’ingresso di nuovi stati chiudendo un occhio (e anche un altro mezzo) sulle condizioni economiche e sociali. Operazione moneta unica condotta in modo troppo veloce. Il tutto guidato dall’asse franco-tedesco in base alle proprie esigenze. E penso di essermi dimenticato qualcosa.

Devo però dire che, in un certo senso, speravo che il referendum vincesse, semplicemente perché era il risultato che avrebbe dato gli esiti più interessanti. Si tratta della condizione che impone e forza il cambiamento con meno margini per la diplomazia al ribasso. Per un appassionato di storia come il sottoscritto è una situazione che oserei definire entusiasmante, perché il Brexit è uno degli eventi che fanno la storia.

Non ritengo tuttavia che, alla fine, gli esiti saranno così tragici come dalle previsioni fatte circolare nei giorni scorsi e che, diciamocelo, erano in buona parte un tentativo di terrorizzare l’elettorato britannico. Ma si sa, francesi, tedeschi e britannici sono molto meno impressionabili degli italiani, in primo luogo perché nutrono fiducia nella propria unità nazionale, concetto che “noi” stentiamo anche solo a capire.

Alla fine l’economia, come tutti i sistemi umani, è dotata di tanti pesi e contrappesi e, soprattutto, di meccanismi di smorzamento che rendono improbabili gli esiti estremi. A nessuno conviene un completo tracollo britannico e neppure è pensabile troncare di colpo e definitivamente rapporti commerciali e finanziati consolidati. Nemmeno è auspicabile, da parte di nessuno, che le centinaia di migliaia di lavoratori comunitari che operano in Gran Bretagna, spesso in posizioni di alto profilo, siano costretti da un giorno all’altro a “tornarsene a casa loro”.

Si passerà senza dubbio attraverso un periodo di instabilità e incertezze, mentre accordi specifici verranno discussi e firmati sui vari aspetti delle relazioni economiche, politiche e di frontiera con la gran nazione ex-UE fino ad arrivare a un nuovo equilibrio anch’esso, ovviamente, provvisorio.

Di contro, l’UE dovrà interrogarsi su come riformarsi in fretta, per evitare di crollare come un castello di carte – e magari, come questo, facendo ben poco rumore.

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E la nave va, poi torna

Folla a bordo!

E’ piacevole o no andare in vacanza in crociera? Dopo aver fatto la priva ancora non so dare una risposta univoca.

Nel caso specifico, la nave aveva più posti letto che posti lettino, ovvero durante la navigazione era un problema trovare un posto per stendersi al sole.

E’ quasi tutto piacevole e divertente, nella stessa misura in cui ti rendi conto che è artificiale. Si vedono posti diversi ogni giorno, ma con così poco tempo a disposizione. Puoi fare tutto quello che vuoi ma tutte le attività sono programmate e coordinate. Tutti sorridono e magari qualcuno è anche contento.

La prima cosa che colpisce è la mania per la pulizia, essenziale in un posto affollato ed isolato dal resto del mondo. Il detergente per le mani è distribuito in abbondanza a tutti gli ingressi dei ristoranti.

Certo, è come un grande villaggio vacanze galleggiante, ma in realtà è molto di più. E’ una grande finzione scenica in cui, paradossalmente, sembra che si faccia di tutto per far dimenticare al passeggero di trovarsi per mare. E’ una vacanza assolutamente consumista ed anti-ecologica. Tutto è profuso con abbondanza: dal cibo all’aria condizionata, dalle stoviglie a tavola agli asciugamani per la cabina e la piscina, dal ghiaccio nei bicchieri ai fogli che illustrano escursioni ed appuntamenti d’animazione. Se ti metti a pensare che tutta l’energia necessaria a tenere in moto tutto quest’apparato si ottiene bruciando il combustibile fossile che aziona anche i motori, un po’ ti spaventi. Ma in realtà finché non vediamo lo sporco, non ci rendiamo conto dell’inquinamento: occhio che non vede…

E la nave va.

Gli spettacoli serali, va detto, sono davvero tali: gli artisti sono professionisti; qui la profusione di luci ed aria condizionata è ancora più grande che altrove. L’acqua attorno e la scia della nave sembrano quasi incongrui con tutto il gran bailamme che si vive a bordo.

Si tratta, insomma, di una vacanza fortemente all’americana, nel senso di Stati Uniti: tutto falsificato al massimo grado in modo da essere semplice e facile e per spillare quattrini a chi ne disponga.

Per rispondere alle battute facili, dirò non abbiamo vissuto nessuna esperienza Schettino: non era inclusa nel prezzo e poi credo che ci siano problemi di copyright: la vicenda Apple-Samsung dimostra che bisogna fare attenzione a questo genere di cose, in particolare quando ci sono gli statunitensi per lo mezzo. In compenso, abbiamo goduto del diversivo “uomo in mare”, altro grande classico dei racconti nautici e per di più di notte, con tanto di salvagenti, bengala, scialuppe ed equipaggio allarmato. Pare che sia stato il risultato di un litigio fra marito e moglie e che ad averne la peggio sia stato il primo. Come nelle migliori scuole di intrattenimento, tutto, per fortuna, si è concluso con il classico lieto fine.

Insomma, in conclusione, la crociera è un’esperienza piacevole? Per me direi di si, ma da non ripetere, almeno a breve termine.

La Grecia è sempre la Grecia. Non si vede crisi nelle isole del turismo