Quanti tipi di clave

Savoia Marchetti S.79

Clave volanti di molti anni fa

Tutto quello che si è evoluto, in diecimila anni, è stata la specifica tecnica della clava.

Una volta c’era solo quella di legno o d’osso ed il suo uso era semplice ed univoco: moltiplicava la forza del braccio di chi la stringeva e nulla di più. Poi la clava è diventata multiforme, sono venute quelle di rame, bronzo e ferro, quelle da punta e da taglio, da lancio e d’assalto, d’assedio e da contrassedio.

Ma non bastava, la clava ha assunto forza autonoma, la sua potenza diventa indipendente dai muscoli di chi la brandisce e si è moltiplicata a dismisura. La clava si è specializzata per finalità ed impiego, così sono venute le clave da mare e da terra, le clave esplosive, perforanti e traccianti, le clave a frammentazione e quelle a grappolo.

Oggi ne abbiamo una vasta scelta, ci sono clave “sporche” e clave cosiddette intelligenti, o “smart” per chi mastica l’inglese. Ci sono clave di piccolo e grande calibro, portatili e campali, clave volanti, chimiche, nucleari, batteriologiche.

Parallelamente è cresciuta la vasta famiglia delle clave che non agiscono direttamente sul fisico: clave politiche e religiose, fiscali, poliziesche e giuridiche, civili e penali, psicologiche, sociologiche e dottrinarie, tutte quasi sempre nelle mani del più forte.

Più moderna è la clava mediatica, ma, per completare l’opera, abbiamo inventato le clave finanziarie e virtuali. Le clave volano nella rete informatica come un tempo nelle savane preistoriche. Ma sempre di clave si tratta, risolvono i problemi nel solito modo, rendono forte chi le brandisce e guai a chi ci capita sotto!

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Un cucciolo per un piccolo PC

Desktop di Puppy Linux “Slacko” con poche personalizzasioni

Il netbook è un bell’oggetto, anche se un po’ finito in disgrazia, incalzato dai tablet e dagli smartphones.

Nella mia esperienza, la vera scocciatura del netbook è il tempo di avvio. Si potrebbe dire che l’hardware è troppo scarso, ma il discorso non mi convince: la potenza, infatti, è paragonabile a quella di un portatile di qualche anno fa.

Nel caso del mio Asus Eee PC 1215b, con 2Gb di RAM ed un processore dual core AMD C50 – non il massimo ma di certo non disprezzabile – il problema è sicuramente uno e si chiama Windows 7.

Il macigno firmato Microsoft richiede almeno 4 Giga di memoria e di mette una vita a far partire tutti i servizi. Ho provato ad alleggerirlo disattivando un po’ di servizi ma il risultato è stato parziale, a stare larghi. Il computerino resta impiccato per buona parte del tempo.

Il problema è noto: il sistema operativo più diffuso al mondo è monolitico, deve fare tutto per tutti e per questo si porta dietro ogni genere di servizi, di acessori e di moduli, per poter fare praticamente qualsiasi cosa, oltre a tutti gli abbellimenti grafici.

La risposta ce l’avevo in mente fin dall’inizio e si chiamava Linux. Ma c’era qualche ostacolo: non mi andava di partizionare il disco rigido, con i soliti rischi ed inefficienze di spazio, e poi avevo voglia di qualcosa di veramente veloce.

Alla fine, dopo alcuni tentativi, credo di averla trovata: ho preso una vecchia scheda SD che tenevo inutilizzata, da 2 Gb, e ci ho installato Puppy Linux. Ho lasciato fare a LinuxLive USB creator, compreso il download della ISO. Ho scelto la versione Slacko 5.3.1.

Perché Puppy? Per la solita miscela di ragione e sentimento per cui si fanno la maggior parte delle scelte, quando non si è spinti dal bisogno impellente. Un sistema operativo completo con un disco di installazione di solo 130 Mb, ottimizzato per sistemi poco potenti e per partire da memorie USB o simili, e per di più con un bel cagnolino come logo. Fa simpatia dal primo momento!

Il primo avvio è stato soddisfacente, ma non esaltante. Per la configurazione ho dovuto smanettare un po’, ma non troppo. Tastiera italiana OK, come il mouse. Il video funziona in modo più che soddisfacente ed in piena risoluzione con il driver Xorg, senza scomodare quelli proprietari ATI. La rete via cavo l’ho configurata in due clic con il tool automatico. Per il wireless ho perso più tempo. Alla fine ho scaricato il modulo Broadcom_STA con il Puppy Package Manager, dopo di che sono bastati i soliti due clic per il set-up automatico, oltre a fornire la password per la mia rete casalinga.

All’apparenza l’audio non voleva saperne di funzionare. Con l’ Alsa sound wizard mi sono però accorto che era semplicemente configurata l’uscita HDMI come audio primario; il chip audio ATI era individuato correttamente come seconda scheda. Mi è bastato selezionarla come default e riavviare tutto.

In sintesi, ora ho un sistema capace di andare su Internet e di gestire file multimediali e che si avvia in meno di un minuto. Ha anche un buon numero di accessori: un piccolo pacchetto office ed un leggero programma di grafica, tutto occupando una fetta di una scheda SD. Questo post l’ho realizzato tutto con il nuovo “sistemino”.

In più è adatto anche per la musica liquida, con un DAC esterno. Ma di questo ne parlo, forse, un’altra volta.