Attaccati alla “bolletta”

FortunaUna volta, mi ricordo, si insegnava a scuola che “Englishman bet on everything”, gli inglesi scommettono su tutto. Era una frase che si impiegava nei corsi base di lingua inglese, nelle scuole dell’obbligo, poco dopo “My name is Tom. What’s your name?” e “The pen is on the table”.

La frase si pronunciava in tono per lo più ironico: gli inglesi sprecavano il tempo e buona parte dei loro soldi scommettendo sullo sport o su cose ridicole, a differenza di noi italiani per i quali il massimo dell’ebbrezza erano il lotto e il totocalcio.

Personalmente, mi andava bene così, perché non provo nessuna passione per l’azzardo. Quando andai in America, passando un pomeriggio in quel grande parco giochi per adulti che porta il nome di Las Vegas, spesi un dollaro in una slot machine. Il giro delle figurine dei frutti è durato poco più di un secondo. Non mi diceva nulla tirare quella leva e non ho ripetuto l’esperienza.

Eppure qualcosa covava, sotto il logoro manto di morigeratezza di tradizione contadina. Al ritorno da quello stesso viaggio non so quante persone mi hanno chiesto come fosse, e che emozioni dava la città del gioco d’azzardo per eccellenza.

Analogamente, non si concepiva il ricordo di un viaggio a Sanremo senza la tappa al casinò. Per non parlare poi del lotto, che nelle mie contrade è sempre stato una scienza coltivata e tramandata.

Sono passati pochi anni e il panorama è cambiato radicalmente. E’ arrivata la crisi, la necessità di tamponare la crescita del debito pubblico, il bisogno di far entrare soldi senza far vedere di aumentare le tasse agli italiani. Fare leva sulla passione, e anche sul vizio, del gioco, è risultata una carta vincente. In poco tempo l’Italia si è trasformata dal paese del moralismo alla vera mecca del gioco d’azzardo diffuso, o ci manca poco. Mercato apertissimo, centri scommesse in fila nei quartieri più popolari, pochi controlli, massima libertà di pubblicità su tutti i mezzi d’informazione e a tutte le ore. La frase “giocate con moderazione”, pronunciata frettolosamente alla fine delle mirabolanti esortazioni a giocarsi la camicia, suona ridicola, e non poco.

Vado in tabaccheria per pagare la tassa di possesso dell’auto e la trovo occupata da un manipolo di pensionati che aspettano l’uscita di una fila di numeri da un televisore. Hanno in mano un mazzetto di biglietti e sono pronti a buttarli nel vicino cestino.

La domenica mattina esco dalla Messa (eh si, sono tra i pochi che ci vanno ancora) e dov’è il posto di ritrovo degli amici d’ogni età? Non certo il sagrato e neppure il bar come una volta, ma il centro scommesse del momento, eletto non so per quali motivo come il preferito fra i cinque o sei aperti nel quartiere.

Se si va al bar con i colleghi, durante la pausa pranzo, la sosta gratta-e-vinci o superenalotto, per tanti, è quasi un obbligo.

Amici insegnanti, mi raccontano che “la bolletta”, la giocata sulle partite di calcio o altro, è diventata argomento principe delle conversazioni dei ragazzi. La speranza? Di potersi comprare quel telefonino nuovo per il quale papà e mamma non vogliono proprio sganciare.

Tutti a sognare il colpo di fortuna, che faccia svoltare la giornata. E non la vita, badate bene, perché se il “gratta e vinci” potrebbe anche essere generoso, nella maggior parte dei casi la “bolletta” consente vincite al massimo di qualche centinaio di Euro. Una fonte di speranza spicciola, insomma, di ravvivare la giornata o il mese, in cui finiscono gli spiccioli in tasca seguiti, piano piano, dalle carte di maggior valore. Non sono certo il primo a dirlo che il gioco è l’unica tassa che gli italiani pagano con piacere. L’unica vera tassa “bellissima”, insomma.

Personalmente, non è un panorama che mi piaccia. Rischiando di essere moralista, dico che vedo il gioco non solo come un drenaggio di moneta, per di più focalizzato proprio sulle classi meno facoltose, ma come la nuova arma di distrazione di massa, l’ennesimo tentativo italiano di rimandare a domani e di tentare di risolvere i problemi con la botta di culo, non volendo sfidarli frontalmente.

Annunci