Lutto

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Cadde il silenzio. Tutto avvenne quasi di colpo, il lutto si trasmise più rapidamente della sua stessa notizia: chi non ne sapeva ancora nulla si stupiva che il caos fosse sparito dalla strada. Era chiaro che qualcosa di definitivo era avvenuto.

Un elicottero volteggiava a bassa quota, insistentemente, sorvegliando che non ci fossero assembramenti o manifestazioni evidenti. Era lo Stato che conteneva alla meglio quello che non era capace di reprimere.

Il giorno dopo i giornali locali diedero la notizia con garbo, come se si fosse allontanata una personalità “discussa” ma che non fosse il caso di dare troppa corda ai pettegolezzi. Che fosse morta d’età e malattia era già, di per se, una notizia.

Il lutto, non ufficiale ma effettivo, per la dipartita dell’anziana boss, continuò, in senso stretto, almeno una settimana e comprese tutti i paesi del circondario.

Non si sparavano botti di notte, tra le altre cose.

Pochi schiamazzi per le strade.

In pratica si dormiva tranquilli.

Dico io: possa morire un boss al giorno!

(Ogni riferimento a fatti, luoghi o persone realmente esistenti è puramente casuale)

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Due minuti d’ordinaria camorra

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Un vagone della metropolitana, insolitamente vuoto

Metropolitana di Napoli, sabato sera, in direzione della spettacolare stazione di Toledo. Convoglio pieno di ragazzi che sfruttano l’apertura prolungata, per lo più provenienti dalla periferia. Entra un venditore ambulante, uno dei tanti che vivacchiano proponendo cose qualsiasi in cambio di qualche spicciolo. Uno dei ragazzi lo prende in giro, lo ammetto in modo inopportuno, trascinato dall’entusiasmo dell’uscita. Poca cosa, per la verità, ma se ne faceva a  meno era meglio. Si alza uno molto più grosso di lui e gli si avvicina decisamente. Ha tanta panza, è evidente, ma anche abbastanza fisico da intimidire il primo. E così fa, lo redarguisce in dialetto, gli dice di rispettare quello che sta lavorando per campare.

Il primo ragazzo si ritira in buon ordine. Il secondo, quello grosso, si intrattiene a colloquiare con il venditore ambulante. Ne ascolta le lamentele e giustificazioni. Lo rassicura. Lo mette sotto la sua ala protettrice.

Intanto il treno arriva in stazione. Il grosso salta avanti a quelli che aspettano davanti alla porta, mentre il treno è ancora in movimento, e tira l’apertura d’emergenza delle porte. “Così scendete prima” dice. Mentre chi è arrivato scende in stazione, lui si accosta di nuovo, protettivo al venditore ambulante, che si giustifica: “lo faccio per campare”.

Ecco un piccolo episodio che rivela diversi aspetti delle mentalità camorristica, o mafiosa in generale se volete.

Il camorrista finge interesse e protezione verso le esigenze di un “debole” mentre lo scopo primario è dimostrare forza e acquistare controllo. Crearsi un suo territorio e rispetto, in pratica.

Per lo stesso scopo, il “debole” da “difendere” è scelto in modo che sia successivamente soggetto e debitore.

Anche il contesto è scelto in modo oculato. L’intervento è volutamente plateale e la vittoria deve essere facile e ampia. Il pubblico serve allo scopo. Il “rumore” creato non è inefficienza, ma funzionale.

Il tutto presuppone che non vi sia opposizione diffusa, ovvero che tutti gli altri, quelli non direttamente coinvolti, tendano a “farsi i fatti loro”. E’ la che sbagliamo tutti, lo ammetto. L’unica scusante che invoco è la velocità dell’azione: tutto si è concluso prima che riuscissi a elaborare cosa stava accadendo.

La singola vittoria sul campo, ovviamente, inorgoglisce e incoraggia il camorrista in erba. Si è fatto notare sul suo territorio, ha mostrato forza e decisione, ha acquistato un protetto e costretto un altro a sottomettersi, per cui si sente pronto al passo successivo, ovvero imporre la propria forza su una scala più ampia. Un altro gradino nella scalata della montagna di merda.