Pattuglia

Due anni fa e passa partecipavo al concorso “Radio 1 Plot Machine”, per racconti brevissimi, massimo 1500 caratteri. Ho avuto la soddisfazione di sentire il mio racconto letto alla radio da un attore professionista, di portare la fantascienza in quel concorso e anche di vincere la puntata, ottenendo più voti del avversario, anch’esso valido, che mi era stato messo contro. Purtroppo non ho raggiunto il numero minimo di “mi piace” necessario per ottenere il premio finale, che era la pubblicazione in e-book assieme agli altri vincitori. Mi sembra giunto il momento di riportare il racconto anche qui. Col senno di poi direi che non è perfetto, avrebbe forse bisogno di cura e magari di qualche frase in più, ma nel complesso mi pare buono. Che ne dite? Leggete e poi mi fate sapere.

Pattuglia

Il livello del carburante è un nemico, quando voli sul mare. Sfioro le onde aliene che inghiottono tanti compagni, lo sguardo all’orizzonte e ai dati che il computer proietta sulle mie retine. Gli abitanti di questo pianeta tutto mare sono strani mostri, mezzi uomini e mezzi cetacei, che da secoli hanno ripudiato il loro essere uomini per adattarsi a questo mondo acquatico. Ci considerano invasori ma non possiamo andare da nessun’altra parte. Non ci accolgono e per questo siamo in guerra. Un allarme, le pulsazioni saltano. Eccoli i loro acquaplani che schizzano fuori per assaltarmi. Viro di colpo, vedo tutto rosso, i denti mi stridono. Faccio fuoco in automatico. Uno esplode, un altro schiva ma il terzo mi è addosso. Mi sperona, hanno un modo barbaro di attaccare, come squali. Lo schianto è tremendo. Mi espello dall’abitacolo e il paracadute mi porta in acqua. Mi sistemo dolorante nel battellino d’emergenza e aspetto: ricevere soccorsi è quasi impossibile. Anche gli acquatici spariscono, non sono così pietosi da finirmi. Passo giorni d’inferno, sotto al doppio sole di questo pianeta. Una tempesta quasi mi finisce. Sono allo stremo, l’orizzonte inesorabilmente vuoto, senza più acqua potabile nè cibo. So di addormentarmi per l’ultima volta. Mi sveglio con la testa dolente ma stranamente limpida; ho fame ma mi sento forte. Mi guardo: ho mani palmate e il busto allargato, sono diventato un acquatico! La nostra guerra è inutile, questo pianeta di mare ci vince, ci avrà tutti!

Quello che

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Iniziamo il 2018 in versi. Come sempre, richiedono lettori pazienti. In un certo senso, contiene dei propositi.

***

Quello che non ho

È la forza di crederti contro me stesso,

La mania di forzare il destino e il suo passo,

L’avidità per sacrificare il presente al possesso,

L’incoscienza di chi, fatto il danno,

Dorme con sonno di sasso.

.

Quello che non ho più

È la pazienza inerte d’aspettare

Il meglio che non ha voglia di venire

E la volontà di sforzarmi per assecondare,

Ancora, quelli che non vogliono cambiare

– Moventi gravi del mio passato errare –

.

Quello che mi resta

È l’appetito di lieve vita,

Variegata d’affetti a tratto di matita,

Una maglia di passioni mista e intricata

E un impegno quotidiano di lunga durata,

Che assaporino di senso i minuti e la giornata.

.

Quello che ho ritrovato

E’ ciò che non potrò mai cambiare,

In me, per sopravvivere, un’esigenza

Che m’impone d’affrontare

L’inerte e il vecchio, di scalzare

Gli ostacoli a una più onesta sussistenza,

Come scorie che opprimono il cuore.

Un’ottusa, irragionevole insistenza

A faticare ogni dì, realizzare con pazienza,

Con lenta, ottusa, quotidiana coscienza,

Qualcosa che abbia dignità di restare.

.

Quel che mi ha trovato

È un amore un po’ stonato,

Che non l’annega, ma dà senso al resto

Ed è motivo per cui, non inerte, resto!

Come una pozza di pace liscia,

Fresco e piccolo, che non spiega

Il baratro nero dove la vita si lascia,

Ma scorre nell’orcio del cuore, a sorso e goccia.

È una speranza che ritrovo a ogni piega

Della vita e a cui m’unisce una fascia

Forte, come quella che mi lega

A questa pazza, compagna d’amore, che non mi lascia,

Beato me.

Pattuglia

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Un mio racconto breve, dal titolo “Pattuglia”, è in gara nella trasmissione Radio1 Plot Machine. È stato letto in diretta lunedì sera, 9 ottobre, assieme a un altro sul tema comune “Il Mare” e limite di 1500 caratteri.

L’argomento è di fantascienza, come al solito per me. Una metafora sulla guerra e sulle differenze apparentemente insormontabili su cui si fonda. La prima idea mi è venuta dai racconti dei piloti, anche italiani, che hanno preso parte alle battaglie aeree su Malta nella Seconda Guerra Mondiale.

La gara si svolge sulla pagina Facebook della trasmissione e vince chi raccoglie più “mi piace” con una soglia minima di 250. Se volete darmi una mano (o anche soltanto leggerlo) vi riporto di seguito i link:

https://www.facebook.com/radio1plotmachine/photos/a.1425589004387734.1073741828.1424661784480456/1959786357634660/?type=3&theater

https://www.facebook.com/radio1plotmachine/posts/1959786920967937

Grazie in anticipo!

***

Aggiornamento (17/10/2017). Il mio racconto ha vinto per numero di “Mi Piace” raccolti: 98 contro 81 del “concorrente”, tuttavia non ha raggiunto la soglia minima prevista a regolamento di 250 voti. Per cui in pratica non ha vinto nessuno: il mio racconto potrà essere ripescato dalla “giuria di esperti” per la pubblicazione (che è l’obiettivo finale), mentre l’altro è eliminato. Ho scritto per ammettere entrambi al ripescaggio, dal momento che anche l’altro racconto mi sembra letterariamente valido.