La seconda grande corsa allo spazio

Forse non tutti ce ne siamo accorti, ma siamo nel pieno di una nuova corsa allo spazio. Soprattutto in Italia, legati come siamo alle nostre vicende locali, perdiamo facilmente di vista non solo il “quadro generale” ma, molto più banalmente, quello che succede intorno, e consideriamo la tecnologia ancora come “una cosa da nerd”. Come se la politica, da sola, potesse risolvere un problema qualsiasi. Ma sto divagando: è in corso una nuova, accanita, cattivissima corsa allo spazio, solo che, a differenza della vecchia degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, stavolta il primo movente non è politico bensì commerciale. È in corso una gara allo sfruttamento economico dello spazio in tutte le sue forme: comunicazioni, risorse e turismo, e i concorrenti non sono più gli stati, la NASA, l’ente spaziale russo o cinese, per non parlare di quello europeo: no, i concorrenti veri oggi sono aziende private. Vediamoli, per capire un po’ meglio.

SpaceX. È il più ambizioso, il “gioiello della corona” di quel monarca economico illuminato che è Elon Musk che annovera nel suo paniere aziende come Tesla e Pay-Pal. Per loro raggiungere lo spazio con vettori riutilizzabili è stato solo il primo passo, effettuare rifornimenti regolari alla Stazione Spaziale solo il secondo, lanciare verso Marte una Tesla Spider per collaudare il loro nuovo vettore “Falcon X Heavy” solo un atto dimostrativo: il vero obiettivo sono Luna e Marte, e allo scopo stanno realizzando “Starship”, l’astronave d’acciaio inox in grado di raggiungerli.

Blue Origin, fondata dal miliardario Jeff Bezos segue un percorso simile a quello di SpaceX, ma con più calma e un fine più ristretto. Anche loro puntano su razzi vettori riutilizzabili, in grado di atterrare verticalmente dopo aver lanciato in orbita il loro carico, come in un film di fantascienza di settant’anni fa. Ma lo scopo è quello di mandare astronauti in orbita, compresi turisti paganti desiderosi di provare l’assenza di gravità.

Virgin Galactic, di Sir Richard Branson, è partita per prima e con un approccio diverso: un grande aeroplano, simile a due alianti assemblati assieme, porta in alta quota un piccolo “spazioplano”. Questo, una volta sganciato dall’aereo madre, accende un motore a razzo e punta in alto, oltre l’atmosfera. In questo modo “tocca” lo spazio, oltre gli 80 Km di quota. I passeggeri a bordo possono vedere il buio dello spazio, le stelle, apprezzare la curvatura della Terra e provare l’assenza di gravità per qualche minuto, prima di effettuare la discesa verso terra, prima in volo balistico, poi spiegando le ali e procedendo in planata fino alla pista d’atterraggio. Hanno avuto un incidente mortale qualche anno fa, perdendo un collaudatore, ma si sono ripresi.

Come vedete ogni impresa ha il suo ricco sponsor alle spalle. Chi vincerà? Chi si accaparrerà i lauti guadagni dei ricchi che vogliono provare l’ebrezza dello spazio e di stati, enti pubblici e privati che vogliono mettere in orbita satelliti a basso costo? Chi porterà gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale e magari i materiali e il personale per il “salto” verso la Luna o Marte? Sembra probabile che Virgin Galactic sarà la prima ad aprire i battenti a ricchi alla ricerca di nuove emozioni, ma SpaceX è avanti nello spazio vero e proprio e anni luce avanti nelle ambizioni, anche se Blue Origin non sta certo a guardare. Quello che è evidente è che gli enti spaziali “tradizinali” sono in ritardo: i programmi paralleli di NASA ed ESA sembrano già obsoleti rispetto a quanto stanno dimostrando i loro rivali privati. Si vedrà.

The dark side of Mars

Decollo!

In un pub così così, non lontano dal mare, a tavola con gente che, in buona parte, credo di conoscere a sufficienza, ti aspetteresti qualche scherzo, qualche chiacchiera rilassante, e così, di fatto, avviene. Ma la sorpresa è dietro l’angolo, come sempre, e se non ti danneggia ti rompe le scatole.

Il tizio che mi siede di fronte lo conosco da un po’, superficialmente. E’ un po’ strano ma niente di più: so che ha allevato un pitone in casa per un periodo, ma fa un lavoro normale. Lui ha voglia di parlare, sa che sono ingegnere e lavoro per una nota casa automobilistica ed allora parte con le domande pseudo-tecniche. E’ un momento che odio. C’è chi pensa che, avendo il “titolo”, dovresti sapere tutto, compresi i più infimi ed astrusi recessi della tecnica, e dovresti anche orecchiare qualcosa di quello che si dice nelle “segrete stanze”, dove agiscono le lobby che pilotano i dietro-le-quinte del mondo.

“Quando fate l’auto ad idrogeno?”

Come quando? C’è già – gli faccio – che ci vuole.

(Non è che non voglio rispondere seriamente, ma è sabato sera, mi stressa essere preciso, pensare alla tecnica, alle equazioni ed ai bilanci).

“E perché non la vendete?”

Tu la compreresti?

“Certo”.

E dove andresti a fare il pieno?

Attimo di silenzio, ma brevissimo. Cambia abilmente direzione.

“Le Mercedes sono belle macchine eh?”

(Tenta di provocarmi, lo so, devo sforzarmi di non cascarci).

Ottime!

“La mia ha 600’000 km, sono pochi?”

Pochissimi.

“Ma è possibile mettere un motore Ferrari su una Punto?”

(Dovrei rispondere in modo spiritoso, lo so, ma non ce la faccio).

Direi di no.

“Perchè?”

(Stavolta un attimo di silenzio lo faccio io…)

Perché non c’è spazio.

“Ma sulla Fiat Coupè si”.

Ah certo, li si, come no, un sacco di spazio per tutti i cilindri modenesi che vuoi.

“Ma come faccio a metterlo?”

Come fai?

“Lo porto ad un centro assistenza autorizzato Fiat?”

All’assistenza… Si certo, li sono specialisti a montare i motori Ferrari, un po’ dappertutto. (Per la verità credo che non ne abbiano mai visto uno).

Mi metto a chiacchierare con le altre persone al tavolo, ma il mio interlocutore non ha finito il repertorio della serata: attacca subito con un altro argomento.

“Ma il moto perpetuo esiste?”

No! certo che no! (Rispondo d’istinto, senza riflettere sulle conseguenze, è un riflesso condizionato).

“Ed invece si!” Mi fa tutto trionfante.

L’hai inventato tu?

“No, l’ho visto su Voyager!”

Ah allora… Una nota ed apprezzata pubblicazione scientifica. Strano che l’inventore del moto perpetuo non abbia vinto il Nobel, sarà di certo colpa delle lobby di cui sopra.

Mi chiede chiarimenti sul perché il moto perpetuo non dovrebbe esistere, d’altra parte i pianeti girano attorno al sole… Questo lo porta al colpo finale, il clou della serata.

“Lo sai che vogliono colonizzare Marte?”

Beh si se ne parla, ogni tanto.

“Si, cominceranno tra poco e cercano volontari.”

(Temo la botta finale)

“Io mi sono iscritto!”

Bravo. E come hai fatto?

“Su internet.”

Chiaro! Che domande faccio. E per fare cosa?

“Ci sarà bisogno di gente che lavora su Marte. Uffici d’anagrafe, del catasto, banche”

Ah ecco, ecco.

“Il viaggio dura sei mesi”

Sveglio o addormentato?

“Come?”

No dico, sarà noioso stare sei mesi in un cubicolo d’astronave. Spero che almeno le classi siano miste come sessi. Ma ci vorrà molto.

“No, tra un paio d’anni saranno già pronte le colonie”.

Beh sinceramente, spero che accettino la tua candidatura.