Attenzione spoiler: discorso da buonista elitario

Gli indoratori di pillole sono sempre oberati di lavoro. Quanta merda da far ingoiare adeguatamente imbrillantinata! Politici, pubblicitari, propagandisti, difensori d’interessi particolari. Viviamo negli anni della più iniqua distribuzione di ricchezze che si sia mai vista, in cui pochissimi controllano la maggior parte dei beni del mondo mentre una massa innumerevole muore alla lettera di fame, ma ci raccontano che il problema, anzi il pericolo, sono gli immigrati in cerca di pane e speranza. Le mafie depredano vite, beni e speranze ma i politici ci additano come nemici gli accattoni che chiedono un centesimo all’angolo delle piazze. Pezzi sempre più ampi della nostra economia sono nelle mani di cinesi e indiani, però ripetiamo sempre che “gli immigrati ci rubano il lavoro”. I sussidi pubblici vanno in buona parte agli evasori fiscali, però la “pacchia” sarebbe nei campi di accoglienza per stranieri. Ognuno ha il suo minuscolo o maiuscolo interesse da tutelare, che sia una percentuale di voti da far crescere, una multinazionale da ingigantire, un abuso piccolo o grande da mascherare o un reddito di sopravvivenza da salvare. Ognuno fa leva con le forze che ha per il proprio interesse e alla fine quale voce si sente? Quella di chi ha più megafoni e leve e possibilità di pagare. Il povero è anche cattivo, automaticamente, e trasformato nel nemico di chi è un poco meno povero.

Migranti e miopia

Frontiere chiuse fra USA e Messico, forse si erigerà un muro. Campi di concentramento per migranti in Libia e altrove, col beneplacito dell’Europa. Porti chiusi alle ONG in tutto il Mediterraneo. La Fortezza Occidente si sta chiudendo, serra le frontiere fisiche e morali, ma la storia c’insegna che ogni baluardo è destinato, prima o poi, a cadere o a essere aggirato: le uniche fortezze rimaste in piedi sono quelle inutili, relitti abbandonati dalle alluvioni della Storia. Le migrazioni di massa causate dalla povertà sono un problema globale ma ci si ostina a affrontarlo localmente, come se il mondo finisse alla frontiera di stato, quando non addirittura al confine comunale. Se non è una strada verso il disastro ci somiglia molto.