Sintesi di un anno

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E’ stato un anno particolare, per me, questo 2015, e per vari motivi. Non sono solito entrare nei dettagli personali, sul blog e su internet in generale, ma qualcosa mi va di dire.

E’ stato un anno concitato, con alternanza di notizie positive e negative, che per lo più ha girato attorno alle cure per mio padre malato.

Papà ha deciso di andarsene poco prima di Natale. Poteva accadere da un momento all’altro, ma quando succede è sempre improvviso, e poi eravamo pronti ad assisterlo ancora a lungo se necessario. E’ stato doloroso e, al contempo, come uscire fuori da un tunnel che durava da anni. Letteralmente anni: almeno cinque.

Sono una malattia terribile, l’Alzheimer e la demenza senile, che si portano via le persone un poco alla volta, fino a lasciarne poco più di un guscio vuoto e rinsecchito, più bisognoso di cure di un bambino piccolo, con in aggiunta le esigenze di una persona anziana e delicata.

Malattie che mettono a dura prova la resistenza fisica e psicologica delle persone che assistono i malati, soprattutto i parenti stretti. Per me è stato faticoso, ma per mia madre è stato molto peggio. Senza scendere nei dettagli, ho temuto molte volte che non ne venisse fuori. L’assistenza per i malati è in gran parte delegata alle famiglie. L’ASL si limita a fornire “materiali” e l’INPS l’assegno di accompagnamento, ma le trafile per ottenere i primi e il secondo sono un calvario costellato di complicazioni burocratiche, scostumatezze d’alto e basso livello, vere e proprie prese per i fondelli da parte di medici, CAF, call center e impiegati pubblici d’ogni sorta.

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Per fortuna c’è anche chi fa il proprio dovere, nelle istituzioni, comprende i drammi umani che si trova davanti e prova a mettere una pezza ovunque sia possibile. Per molti – ho constatato – fare il medico o l’infermiere continua a essere una missione prima ancora che un lavoro.

L’assistenza per i familiari è, d’altra parte, pressoché inesistente, a parte l’impegno dei volontari dell’AIMA. Per noi, che abbiamo deciso di curare Papà in casa, invece di condannarlo a una fine più rapida e triste in un centro per anziani, è stato un disperarsi e inventare soluzioni tampone di minuto in minuto, man mano che la malattia degenerava in forme nuove, con la solita giostra di badanti che, in molti casi, fanno danni in misura molto simile all’aiuto che forniscono. Assenza di ogni tempo libero e preoccupazione continua per ogni minimo segnale, con la coscienza che non esiste una via d’uscita. Unica compensazione, i sorrisi di mio padre, sempre più vuoti di coscienza e di comprensione di quello che gli avveniva attorno.

Malattie inguaribili, con cure che, al più, rallentano il decorso, e, inoltre, quasi ignote, nonostante siano diffuse: in tanti ci hanno chiesto: “ma come è morto, così all’improvviso?” Si, anche i parenti che chiamavano una volta ogni paio d’anni con la smania di sentirsi dire a tutti i costi che “va tutto bene”. Plauso per me e Mamma, che non siamo andati a piangere in giro – a cosa sarebbe servito poi?

E’ che non la si vuole conoscere, la demenza senile. Fa ribrezzo solo a pronunciarla. Cancella quello che consideriamo umano nell’uomo. Fa piazza pulita di conoscenze e ricordi e poi rende del tutto inermi, smarriti. Anche per noi è stato un doloroso cammino accettarla: a lungo abbiamo sperato che Papà fosse solo “scordarello” come tutti gli anziani e egocentrico per carattere.

Ora faccio passare queste feste e provo a riprendere contatti con tante cose, tanti interessi che avevo dovuto tralasciare, deposti sull’altare della necessità quotidiana di casa e lavoro, come il mio blog di storia aeronautica, a cui non mi dedico da un po’.

A rendere carico questo 2015 ci sono stati, nel corso dei mesi, anche eventi positivi: una promozione sul lavoro – sudata e, al tempo stesso, inattesa – e soprattutto la decisione di sposarmi il prossimo anno. Fatemi gli auguri!

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OK allora Buon Natale

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Anche quest’anno è Natale. Me lo annunciano la folla per strada, i negozi decorati e le prime maratone alimentari di stagione. In ogni caso mi sembrano sempre strane le ricorrenze: dover assumere un certo stato d’animo perché lo dice il calendario. Sarà per questo che sopporto poco i veglioni di Capodanno. Diciamo che le feste possono essere dei promemoria e, ad essere generosi, degli stimoli. Che danno… frutti diversi per persone diverse.

Tuttavia fanno capire che il tempo passa, ed al di la dei precetti e delle letterine qualcosa bisogna pur fare, darsi una smossa. Ad un anno dal mio esordio su WordPress (non che prima non bloggassi. sempre con esisti striminziti tuttavia) mi tocca fare coming-out. Non, non sono gay. Inutile stare li a nascondersi: sono un cristiano cattolico, e riconoscersi tollerante verso tutti (o quasi) e critico verso alcune posizioni della Chiesa sono solo attenuanti, forse di comodo. Lo so che è fuori moda, ma a stare al passo con i tempi ci riesco di rado, più che altro mi trovo in controtendenza. Amo lo stereo e non il video, il computer ma non i game, mi sforzo di usare le chat solo perché un sacco di gente che conosco risponde solo a quella.

Quand’anche mi trovo in accordo con la maggioranza, è per motivi diversi da quelli consueti. Ma forse accade a molti. Preferisco Linux a Windows perché il computer parte prima e posso sapere quello che combina; Android ad Apple perché dentro c’è il mio amato Linux e non mi chiede la carta di credito per funzionare; gli orologi da tasca perché non sopporto quelli da polso per più di qualche ora. Se devo perdere mezz’ora a cercare parcheggio e poi a cercare il parchimetro meno lontano, preferisco perderla aspettando la metro o il bus.

Mi sento di sinistra pur criticando di continuo i sindacati che difendono cani e porci, anche perché non mi è ancora ben chiaro a quale delle due categorie io appartenga.

Non ce la faccio a credere ad una cospirazione per una dittatura mondiale, non perché pensi che i potenti siano buoni, anzi, ma perché mi sembra un’utopica, ottimistica illusione di un mondo ordinato, per quanto nel male, in cui i progetti complicati si realizzano.

Per cui non posso fare a meno di augurare un santo Natale, a chi abbia voglia di sentirlo. E magari proporre un gioco: provate un attimo a guardare il mondo con gli occhi di qualcun altro. Può essere un esercizio interessante se si perde un po’ di tempo e si impegna la fantasia. I risultati a volte sono sorprendenti, se ci si impegna abbastanza.

Candela_Natale

Contraddizioni festive

Circondato dai clacson del traffico, cercando un varco tra le auto parcheggiate in doppia fila, sentendo i litigi delle coppie, spintonato dall’ennesimo passante affannato, con le sue buste coi i marchi dei negozi e scansando ancora un altro bambino piangente con o senza carrozzino, ho notato, con non troppa meraviglia, che le persone si stressano di più quando fanno finta di divertirsi, che quando fanno finta di lavorare.

Odio Babbo Natale

Pallone gonfiato

Babbo Natale: un pallone gonfiato

Sia ben chiaro: voglio molto bene al Babbo Natale che legge le letterine, porta i regali a tutti i bambini (e non solo a quelli che sono stati buoni) e che ha il gran pregio di fare il suo lavoro senza farsi mai vedere.

Non sopporto quell’altro, il suo omonimo di successo: il Babbo Natale delle pubblicità, inventato dalla Coca Cola per ridurre San Nicola a “testimonial” della loro bibita zuccherata più ancora di quanto sia gasata. Onnipresente panzone, finto bonaccione e vestito in modo ridicolo, è il simbolo della scarsa fantasia dei “creativi” che non trovano di meglio che propinarcelo in tutte le salse, per venderci qualsiasi cosa, dai prodotti tecnologici ai cosmetici, dagli alimentari alle automobili.

Insomma non sopporto il Babbo Natale che, pur di non lavorare e di uscire in televisione, accetta di rendersi oltremodo ridicolo. Come simbolo condiviso di un Natale “politically correct”, privato di qualunque contenuto spirituale, occidentalizzato e consumistico, mi sembra davvero un po’ scarsino.