I grandi dubbi… Parte seconda

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Siracusa

La storia di un’autostrada comincia con: “c’era una svolta”?

 

La miss dei servizi segreti si chiama… Omissis?

 

I tossicodipendenti li mandavano in esilio sull’isola d’Erba? O a Canne? O magari alle Cannarie?

 

Le veterane sono anfibie anziane?

 

Un delinquente male accompagnato può essere definito un reo con fesso?

 

Perché si chiama doping se si deve prendere priming della gara?

 

Autoreferenziale è un’automobile con il curriculum?

 

Il circolo virtuoso è quello in cui non si servono alcolici?

 

Un’attrice porno in sciopero non mette bocca?

 

Per sbaglio i genitori di Rocco Siffredi lo iscrissero allo Zecchino Duro?

 

Una strega che manda maledizioni tramite lo smalto per unghie fa manifattura?

 

Se un fruttivendolo parla male di un altro è tutta una questione d’indivia?

 

Gli indiani al ristorante pagano il conto alla Nirvana?

 

Se alle mie sette piante ne aggiungo una faccio un otto botanico?

 

I Crociati viaggiavano con le barre porta-turco?

 

Se prendi un pezzo dal lotto… Ne restano sette?

 

Chi commercia insetti è un pest-seller?

Il vizio di contare

Numeri2C’è chi è tecnico solo per lavoro e chi lo è dentro, io penso di appartenere alla seconda categoria. Alle volte capisco i pitagorici e la loro idea che tutto sia numero. O almeno, di ricondurre ogni cosa a numeri.

Con lo stato mentale giusto, le cose da contare nella giornata sono infinite: i chilometri percorsi in auto, i minuti di attesa, perfino i passi per andare da un posto ad un altro.

Sembra un’ossessione, a chi la pensa diversamente, e magari rischia davvero di esserlo, ma ha i suoi vantaggi: consente di quantificare le cose, di stimarle, di metterle in proporzione l’una all’altra. Di conoscerle, insomma, per quanto possibile.

Perché secondo me molti dei nostri problemi nascono dal non saper avere abbastanza a che fare con i numeri. E parlo tanto di vita privata quanto di interessi pubblici. I politici, ad esempio, ci raggirano con chiacchiere. Ma anche i populisti non sono da meno, ed il web, poi, è pieno di mentalità a-matematica.

Il numero consente di fare confronti, la sensazione crea illusioni.

Perché quello che è importante, per fare delle valutazioni, non è il singolo numero, ma le relazioni fra di essi, il rapporto fra la cifra ed il riferimento.

Ma restiamo alla base. Mi accorgo che a tante persone sfugge il concetto di ordine di grandezza ed il modo di contarli: tra uno e mille, ad esempio, ne saltano ben tre, di ordini di grandezza.

Perché è importate l’ordine di grandezza? Perché non bisogna mai perdere d’occhio il rapporto fra il totale ed la parte che attira l’attenzione: spesso quest’ultima è poco significativa o addirittura irrilevante.

E’ come un errore di prospettiva: quello che è vicino sembra grande quanto il panorama lontano.

Occhio, nello specifico, a quando si parla di debiti, tasse e risparmi: se il problema sono i miliardi, i milioni sono spiccioli o specchietti per allodole.

Altri esempi? I terrificanti barconi di Lampedusa sono solo una minima parte degli immigrati clandestini che arrivano in Italia.

I compensi assurdi dei politici non basterebbero, da soli, ad abbassare le tasse.