“Pacchi” umani e non solo a Natale

Pacchi-star

Diciamoci la verità, capita a tutti, ogni tanto, di essere un “pacco”. Di rappresentare una fregatura per qualcuno, intendo dire, disilludere attese, venire meno nel momento meno opportuno. E’ umano, certo ci si può impegnare a fare meglio.

Ma c’è della gente che sembra essere un “pacco” per vocazione. Voglio dire, riescono ad esserlo con puntualità quasi svizzera. Organizzano eventi che non funzionano, dicono e non fanno, cambiano programma all’ultimo momento, annunciano e poi non si fanno trovare.

Ed hanno la capacità innata di convincere, oltre che di convincersi. Quando li conosci sembrano credibili, talentati, accattivanti, marpioni ed addirittura sinceri; qualche volta perfino affascinanti. Hanno un modo così convincente di esprimere il concetto che è il mondo che li delude sempre, nonostante i loro sforzi per essere buoni, generosi e disponibili. Hanno ricevuto delusioni dalla famiglia, dagli amici, dai compagni di turno, per lo più ex. Ma loro, essendo quello che sono, continuano ad essere attivi e aperti, a prodigarsi.

E tu, coglione (pardon) gli o le stai dietro, gli/le dai fiducia, quasi vuoi mostrargli che il mondo non è tutto come l’hanno finora conosciuto, che tu gli dimostrerai che esiste gente precisa, affidabile, di parola, concreta, riconoscente. Che tu sai, a differenza di tanta fetta di mondo oscuro, cosa siano la serietà e la sincerità. Ci diventi amico, qualche volta ti innamori perfino.

E cominci a raccogliere “pacchi” a ripetizione. Appuntamenti saltati o iper-ritardati sempre con valide motivazioni e sguardi offesi se tu fai l’offeso, che non capisci che guai devono superare per il sommo bene (tuo) che loro stiano li con te. Spostamenti di chilometri avanti ed indietro per inseguire serate che sembrano fuggire come lepri impazzite, ed alla fine si concludono in qualche posto ridicolo davanti ad una Peroni insipida, per causa di tizio o caio ora non presenti – ovviamente – ma la prossima volta sarà diverso.

Finché non impari, dici di no un po’ di volte, e passi anche tu, per loro, dalla parte del mondo irriconoscente e che non “sa vivere”, ovvero la gran parte dell’umanità che non li asseconda in ogni svolta delle loro egocentriche fantasie.

Perché il mondo sembra dividersi in due gruppi poco intersecantesi: i “paccari” ed i “paccati”. Si nasce in uno dei due, l’educazione fa la sua parte ma è secondaria, poi c’è poco o niente da fare. Qualcuno molto intelligente o molto furbo potrebbe situarsi all’esterno, ma prima o poi l’indole prevale, in grande o piccola parte, e ricade anche lui in una delle due sacche. Apparentemente quelli del primo gruppo vivono meglio, almeno a giudizio del secondo, ma di certo sono quelli più bravi a lamentarsi.

 

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Pressione e comprensione

BomboleVecchie

La maniera comune di trasportare un gas – ad esempio un carburante, come il metano o l’idrogeno, oppure un gas medico o tecnico, come ossigeno, azoto, elio eccetera – è di comprimerlo in un contenitore rigido. La classica bombola, per capirci. Più si aumenta la pressione, maggiore è la quantità che se ne riesce a mettere, ma di pari passo aumentano i problemi, di peso e di sicurezza. Esiste una maniera più avanzata ed è di sfruttare le capacità di adsorbimento di alcuni materiali. Termine complesso che chi vuole può cercare e approfondire. In pratica si riempie il contenitore di speciali materiali micro-porosi, il gas aderisce alle pareti dei pori e si accumula senza bisogno di tanta pressione. E’ un sistema difficile da mettere a punto ma che può (o meglio, potrebbe) consentirti di trasportare più gas con meno peso e meno rischi. Diciamo che il primo metodo è di pura forza bruta: costringo il gas a stare lì da dove vorrebbe id ogni modo sfuggire, e lo faccio a viva forza. Il secondo è più comprensivo: sfrutto la natura del gas, assecondo la sua tendenza ad aderire ad una parete solida e lo stimolo forzandolo, ma solo un po’. Analogamente, per far lavorare gli uomini li si può mettere sotto pressione, con scadenze e minacce di punizioni, ma la maniera più vantaggiosa, è di porre delle regole, ma al tempo stesso coinvolgerli ed interessarli. Nel primo modo otterrai un certo livello di attenzione e produttività, in un clima in cui ognuno è più che altro attento a non avere la peggio ed a scaricare la colpa di eventuali errori sul prossimo. Col secondo potresti stimolare la creatività ed il desiderio di far bene. Purtroppo si ottengono spesso risultati abbastanza buoni con il primo metodo – puramente meccanico e coercitivo – per cui si ritiene superfluo e non redditizio il secondo e non ci si investe. Convincere è molto più laborioso che costringere. Ma attenzione: anche con il secondo modo è necessaria un po’ di pressione, o di coercizione se si vuole: di meno, ma pur sempre di forza si tratta. Uomini e donne hanno sempre bisogno di essere un po’ invogliati a fare quello che devono.