Mente e mondo

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Casa Battlo – Barcellona

Plana leggero,

Il pensiero,

Diafana nebbia d’impressioni,

Speranze, illusioni

E libere figurazioni.

Vola nello spazio immaginario

Che da se realizza e allarga,

Dove crea universi e li disgrega.

Ogni realtà imita e piega,

L’inesistente prefigura,

Riformula l’attuale a sua figura,

Di riformare il reale brama e desidera,

Preme sui propri confini, con onda e scia,

Non spinge sassi, tuttavia:

Fragile fantasma ideale,

Non esiste per il mondo materiale,

E solo percorre la sua via.

Ma con quello interagisce,

Come onde elettromagnetiche,

Che una radio percepisce

A ogni frequenza, magnetiche,

E amplifica fino a renderle suoni:

Le mani,

Come antenne per le tensioni dei neuroni,

Tramite il conduttore della coscienza arbitra,

Producono l’illusione di alterare il mondo

E la realtà di cambiare il se.

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Nozze organizzate

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La deprecabile abitudine dei lucchetti… anche in Russia (dopo sposati, però)

 

       Numero di portate,

In piedi e sedute,

Cucine combinate,

Decorazioni abbinate,

       Cerimonia pensata,

Famiglia invitata,

Addobbi per la data,

Ristrutturazione infinita!

       Viaggio dopo le mangiate.

Liste nozze prenotate,

Partecipazioni visitate,

Confetti a palate.

       Certificati aggregati,

Elenchi pubblicati,

Comuni avvisati,

Bolli pagati.

       Prezzi aumentati

Per capelli acconciati,

Trucchi bilanciati,

Fiori addobbati:

       Fotografo impegnato,

Assegno pronto firmato,

La bocca che ho baciato,

Se non in altro impegnato.

       Abiti e calzature,

Per te e il famigliare,

Usi da rispettare,

Non si esce senza pagare!

Ottimi gli affari per far sposare.

       Così il matrimonio si snatura

Nei dettagli forzati della sua tessitura.

Poesia d’amore da scrivania

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Disegni di luce sul muro di casa, al  mattino

Il giorno procede lento,

Quanto dura?

Solca minuti di silenzio

E ore di parole scarse di senso.

Come goccia sfreccia ogni secondo.

M’invento impegni che non prendo,

Creo movimenti per ingannare l’intelletto,

Annegare i malesseri

E mantenere l’equilibrio su un piede.

Mi manca la tua ansia, il tuo scontento,

La pazienza con cui navighi fra tutto.

Accettami ancora, come già hai fatto!

Come hai promesso in silenzio

E ripetuto a piena voce

E ancora ripeti con lo sguardo

Ogni mattina e ogni tramonto.

Mandami un saluto di speranza, per l’altra sponda.

Perché questo è un transito, cara, tu lo sai,

Per quel che capiremo assieme,

Giorno dopo giorno, di minuto in minuto,

Vita dopo vita, in avanti.

Se di te non c’è traccia, qui fuori,

Dentro ti porto come un solco, una presenza.

La pausa quotidiana

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Riprendo il blog dopo una lunga pausa, dovuta a un importante cambiamento di vita. Mi sto abituando a un nuovo assetto. La poesia è più vecchia, ma si adatta bene.

***

In tempi, come tutti, d’incertezza,

trovo il mio tepore nel piccolo

nido della casa, dove,

accolto come ogni volta,

conosciuto più di sempre,

rilasso le mie membra,

nella culla dell’abitudine soffice,

e lascio cadere, pesanti,

i pensieri del fuori,

come bagaglio alla fine della tappa.

            E’ la pausa quotidiana,

lusso grande che il Cielo mi concede,

dal mondo che, fuori, sbatte e grida

sempre, e sta in agguato,

per afferrarmi al varco,

ancora una volta,

e misurare la forza,

nell’impegno continuo

e inderogabile

del vivere.

            Ma questo avverrà domani:

riposa ora e cerca

di trattenere la tentazione,

molle, suadente e malevola,

di rendere questa sosta indefinita

perché se troppo dura più non è tale,

ma tomba, chiuso bozzolo ossidante.

            Un pezzo di vita, isolato, muore.

Pensieri di notte

Eccoci a un nuovo momento di poesia. Ogni tanto mi scappa e non posso farci niente. Ma sono onesto: continuate a vostro rischio e pericolo.


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A letto, quando corrono i pensieri,

Nel buio: ostruiti, lontani i rumori

Delle beghe e distrazioni correnti,

Gli occhi chiusi per non scrutare il nulla.

Ma il sonno ritarda, colpevole,

Perché la coscienza gira intorno,

Libera ballerina ammaliante,

Danzando, ora prossima, or più distante,

Attorno agli stessi punti, serva di se stessa,

E si allarga fluida, invadente,

Regina del buio, spettacolo non richiesto,

Spandendo i suoi grumi dolenti, piano,

Che si accrescono, paure amplificate,

Addensandosi, alla fine,

Sul nodo pesante, che non fa dormire;

Cattivo, che non ammette attenuante;

Nitido di malevola essenza,

Irresolubile, come ogni cosa nel buio.

Il sonno incombe ma non assale,

Pigro assediante vanamente implorato,

Respinto da spasmi e malesseri,

Contrazioni di muscoli e mente,

Allontanato dallo stesso atto del chiederlo.

Vince tardi, il sonno, torpore pesante,

Ristoro anestetico, breve,

Irto di sogni contorti,

Fermenti di ricordi, paure e speranze.

Il mattino giunge presto,

Madido di stanchezza,

Portatore di luce nuova, talvolta,

Rinnovando il peso, più spesso,

Nella cupa chiarezza,

Quando la notte non porta consiglio.

Quello che la vita

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La vita si sforza d’insegnarmi,

Mentre, ostinato, non la sento,

Di prendere l’ora come viene.

Abbandonare questo persistente errore,

Triste, di sforzarsi a prevedere

Tutto, e di procurarsi soluzioni pronte,

Da tenere in tasca.

…Di non opprimere lo stomaco con oscure ansie

Da uomo di poca fede.

Perché ho una donna che mi ama,

Una madre anziana da ascoltare,

Un lavoro complesso per l’impegno,

Varia umanità di mista familiarità,

Ed è una gran lista di doni,

D’intuito e volontà,

Tra cui la folle abilità

D’udire senza ascoltare.

Inizio d’autunno

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Un po’ in ritardo, ma eccoci qua, all’appuntamento con la poesia stagionale. D’altra parte questo blog è per il piacere di scrivere e condividere, magari esibire, e non per stare sul pezzo dell’attualità. In questo momento, ogni tanto mi escono versi, che però devono decantare prima di essere diffusi.

~

Calano giorni di pioggia,

monotoni e perversi.

Tornate di lavoro inconcludente,

preparatorie.

Tempo di prima della Creazione,

quando tutto era,

in potenza, già pensato,

ma nulla

in atto, né la luce,

e la coscienza dormiva,

innocente,

un sonno inconsapevole d’infante.

Nuovo giorno in ufficio

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Ormai è una malattia, ma dopo che hai superato la paura della “prima volta” tutto diventa più facile e ogni tanto pubblico una poesia. Anche questa è, a modo suo, autobiografica.

***

Un tema, un compito, una scrivania,

strumenti vecchi e semi-nuovi

per riempire questo spazio-tempo.

La polvere sotto il monitor

e in tutti i recessi, psichici e non:

i sedimenti della vita passata,

scorie attive di tentativi e risultati,

come monotonia solida, umida,

materiale di risulta dell’esperito,

che diventa sostanza da costruzione,

base confortevole e tiepida,

concime di pensieri.

Lunghe ore di varianti infinite,

sintesi meccanica di simile e diverso,

noia creativa, genio ordinario.

La nuova vita, così come il lavoro nuovo,

si edificano sempre sopra i residui,

stratificati e compattati,

dei precedenti.

Momento autobiografico

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L’amore, dopo i quaranta

E’ un intreccio complicato.
Il cuore non parte più a tuffo,
E’ prudente, impacciato,
Timoroso, perfino buffo,
E pur non appaciato.
Scioglie i freni all’improvviso
E inciampa sul lembo di un sorriso.

E’ una scommessa azzardata,
Un superenalotto della vita,
Una scheda non si nega,
Se la gratti, poi ti lega
E cambia il tempo della partita.

Venticinque aprile, non dimenticare

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In anticipo sulla festività nazionale, con profondo senso di responsabilità civile, prendendo il coraggio a due mani, pubblico una poesia che scrissi quasi dieci anni fa, sulla teoria e la realtà di questa ricorrenza. La foto è originale di quel giorno: si vede quanto sono cambiati i telefonini in questi anni.

~~~

25 Aprile 2006

Tesa, solinga, al sol di primavera

assiste, tricolore, una bandiera.

Alla folla rada, di bimbi un coro

canta “o bella ciao”, scherzando tra di loro.

Foto in posa, con sindaco e assessori,

poi van via, ridendo, coi genitori.

 

Fiera è la voce dell’anzian che narra

di guerre, eroi, martiri, ideali e fedi.

Odon pochi, alcuni anziani, caparra

d’onor, che un dì all’anno, Aprile, concedi.

 

Maggiore l’enfasi, minori i consensi.

Nessuno dei bimbi è stato, col parente.

Ode chi vuole, e sol ciò che udir vuolsi,

ognun col suo pensier, con sua patente.

 

Seguono canti partigiani ignoti.

Vado. Stan, beati e plaudenti, i convinti.