La Vita

La vita è impalpabile. La vita è labile. La vita è inconsistente.

La vita è sfumata, manca di confini netti, di continuo li cancella, li attraversa e si ritrae.

La vita è multi-scala, frattale: caos regolare.

È meccanica, biochimica ed elettrochimica.

È impulsivamente filosofica.

È forte e colonizzatrice.

È diffusa e accentratrice.

Selettiva e assimilatrice è la vita.

È egoista, sregolata e affamata, ma istintivamente logica, conseguenziale.

Schiava di se stessa come un ribelle alla sua ideologia.

Ama se stessa sopra ogni cosa, anche sopra il singolo individuo vivo.

Moltiplicarsi all’infinito è la sua unica ragione, il suo scopo.

Felicità, amore, piacere, dolore, sacrificio sono per essa strumenti.

La vita è bene a se stessa. O almeno così dicono quelli a cui la vita ha dato molto.

Non è corretto dire che finché c’è vita c’è speranza: la vita è in se speranza. Speranza in movimento, agitata, inquieta, instabile. Fulminante in guizzi indecifrabili istantanei. Ma anche placida, di lunga durata, pachidermica, arborea.

Ma, infine, è viva in se, e quindi quanto di più simile al divino di ciò che esiste? Oppure vive come ombra di una vita superiore, ovvero del divino? A ciascuno l’ardua sentenza e le ancor più ardue conseguenze, che qua mi fermo.

Questo post non saprei bene come definirlo. Magari “prose sparse”, oppure “prose sciolte”. Aspetto suggerimenti e/o improperi.

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