Quello che la vita

Terracina-cortile

La vita si sforza d’insegnarmi,

Mentre, ostinato, non la sento,

Di prendere l’ora come viene.

Abbandonare questo persistente errore,

Triste, di sforzarsi a prevedere

Tutto, e di procurarsi soluzioni pronte,

Da tenere in tasca.

…Di non opprimere lo stomaco con oscure ansie

Da uomo di poca fede.

Perché ho una donna che mi ama,

Una madre anziana da ascoltare,

Un lavoro complesso per l’impegno,

Varia umanità di mista familiarità,

Ed è una gran lista di doni,

D’intuito e volontà,

Tra cui la folle abilità

D’udire senza ascoltare.

Alcuni paradossi

La filosofia sarà pure noiosa, ma serve a capire la vita.

 

La matematica sarà pure astratta, ma serve a capire il mondo.

 

La scienza sarà pure complessa, ma serve a capire i fatti.

 

La letteratura sarà pure inventata, ma seve a capire la società.

 

La religione riguarderà pure Dio, ma serve a capire l’uomo.

 

Verso fine settimana

E’ una settimana piena, tra inattese rivelazioni nella vita privata* lavoro, dentista, volontariato ed… un funerale. Una di quelle in cui ti sforzi di dare senso alle cose, sei convinto che ci sia ma non riesci proprio a trovarlo. Alla fine la rivelazione: Neil Young che canta “Continuo a cercare un cuore d’oro, e sto diventando vecchio”, non proprio ottimista…

Tante risorse impegnate, tentativi a vuoto e qualcosa da portar via, la dove non m’aspettavo nulla. Eppure mi sembra, in qualche strano modo, di essere sulla via giusta, come se anche gli sfottò e le risate tra colleghi in ufficio** avessero un senso. Forse, come conclude Neil Young alla fine, oltre ad invecchiare, sto anche crescendo. Hai visto mai?

Da un po’ non mi occupo di politica sul blog, ma d’altra parte la politica stenta a risorgere (cosa per me necessaria, così come per il sindacato, ma questo è un altro discorso). Sui temi in ballo dell’attualità mi devo esporre? Diciamo di si. Sono tendenzialmente pro-TAV (forse perché sono un tecnico, vil razza dannata di meccanici con i loro ingranaggi e cacciavite), e si, penso che l’art. 18 vada riformato (pur godendo di un contratto a tempo indeterminato), anche se con la dovuta attenzione, e che il lavoro precario debba essere pagato più di quello a tempo indeterminato.

 

*) Calmini, nessun coming out.

**) Sembrerà strano, ma ci divertiamo un mondo.

Digressione semiseria sulle penne biro, sulla memoria e sul valore percepito delle cose

E’ così raro portare una biro alla sua fine naturale che quando ci riesci è quasi un momento memorabile. Le biro si perdono, si rubano, si bloccano o si rompono, ma quasi mai muoiono di morte naturale, ovvero per dissanguamento. Ciò è tanto più vero quanto più sono di tipo economico: non ricordo l’ultima volta che ho finito una BIC, dev’essere stato ai tempi della scuola, e credo di averla difesa con le unghie dai furti dei compagni. In ufficio non ci sono mai riuscito. Qualcuna me la ritrovo ogni tanto, tra le mani, senza sapere bene dove l’ho presa.

Il valore percepito di tutto ciò che è usa-e-getta è inevitabilmente basso. La penna biro vale qualcosa nel momento in cui ci serve, un attimo dopo può sparire dallo sguardo, anzi diventa fastidiosa. Si perde dalla memoria e, di conseguenza, si perde e basta. Quando ne troviamo una abbandonata – o apparentemente in questo stato – la prendiamo normalmente, senza problemi, non è rubare. Non servono fori nel continuo spazio-temporale, come ipotizzava Douglas Adams in “La Guida Galattica per Autostoppisti”, e nemmeno furfanti nel senso normale della parola, basta un foro nella memoria. Pura applicazione del Rasoio di Occam: “a parità di fattori la soluzione più semplice è da preferire”. La più semplice, nello specifico, è non tenere conto della penna.

Nei fori della memoria, in realtà, può passare di tutto: coniugi, figli, amanti, impegni, obblighi; è un setaccio che separa le cose importanti dalle meno, necessario per vivere ma che spesso agisce sulla base delle urgenze contingenti. La dimensione delle maglie, direi, è diversa da persona a persona ed anche da momento a momento. Deridere o condannare è facile, fare autocritica, o meglio auto-analisi, lo è meno: ne va dell’immagine di se stesso.

Ma torniamo alle penne. A casa scrivo con una stilografica. Ho provato ad usarne una economica in ufficio ma è troppo poco pratica, non riesco ad adattarmi. Fa parte dei miei “vezzi”, come l’orologio meccanico da polso o da taschino, non buttare mai cartacce nelle aiuole anche se nessuno mi vede o tenere un blog. Mi dimentico di quasi tutto, spesso anche del punto da cui sono partito, in un discorso.

Frasi sparse di gennaio

Sfumature a margine delle vicende quotidiane

Un po’ alla volta, sto abbandonando l’idea sbagliata che coerenza significhi non cambiare mai niente, in particolare non cambiare gusti ne modo di pensare.

 

Chi parla per frasi fatte forse pensa allo stesso modo. Le parole che conosciamo sono lo spazio a disposizione per i pensieri.

 

Mai dimenticare che quelle che hai davanti sono sempre persone e non solo ruoli o avversari.

 

C’è gente che non riesce mai ad uscire dal ruolo.

 

Non cominciare mai una frase con “non”, se appena è possibile.

 

Per compiti semplici convengono quasi sempre strumenti semplici.

 

Scegliere il male minore è umano, procurare il bene maggiore sfocia nel divino.

 

Resistere alla tentazione tutta borghese di trattare con sufficienza il prossimo.

 

Cerchiamo sempre qualcuno a portata di mano da accusare, per sentici migliori.

 

L’avverbio “ovviamente” è un trucco per passare merce avariata sottobanco.

 

Il Creato va assecondato, bisogna usare la materia così come essa desidera essere usata.

 

Per fare spassionatamente una cosa bisogna davvero non sperare di ricavarci nulla, nemmeno all’altro mondo. I beati dei Vangeli sono molto sorpresi della loro condizione.

 

Bisogna sempre verificare che ciò che sembra ottimo sia anche vero.

 

Mica tutte le ciappette si incastrano nel buco.

 

Credo nella capacità terapeutica della tecnica. Occuparsi di questioni pratiche aiuta la mente a tenersi in contatto con la realtà.

 

Non c’è peggior fesso di chi si lascia trattare da fesso.

 

C’è chi cerca i propri difetti

E poi ci sono i perfetti.

 

Imparare ad usare bene pochi strumenti è di certo più fruttuoso che cercarne di continuo di nuovi.

 

Notate bene: quando si lascia la parola al pubblico è in genere per questioni secondarie, come il colore preferito dell’automobile o il nome da scegliere per una mascotte.

 

Fermarsi all’ordinaria amministrazione è la maniera sicura per puntare al fallimento.

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Nota personale per l’amica PIT: non mi riesce più di commentare sul tuo blog, tento e ritento ma i miei commenti non arrivano da nessuna parte. Finirò per registrarmi un account Google solo per questo. Intanto sappi che ti leggo come sempre