Intelligenze artificiali, i nuovi vicini

Software-schermate

La fantascienza parla da anni di intelligenza artificiale. Lo fa in molte salse, da quelle popolaresche dell’uomo “inghiottito” dal computer in stile Tron a quelle, più raffinate, di sistemi che si auto-evolvono verso forme imprevedibili, come i robot “positronici” di Asimov.

Ma, soprattutto in Italia, siamo carenti in cultura tecnologica, figurarsi in prefigurazioni del futuro. La fantascienza è, per opinione comune, un passatempo da bambinoni. Di conseguenza le novità tecnologiche ci sembrano chiacchiere da bar finché non ce le troviamo improvvisamente tra i piedi, senza sapere bene che farne.

L’intelligenza artificiale è un tema particolarmente insidioso, anche per il sottoscritto. Già è difficile mettersi d’accordo su cosa intendere per “intelligenza naturale”. In più l’uso dei termini è spesso fuorviante: paragonare un sistema informatico a uno biologico è suggestivo ma assolutamente arbitrario, perché non c’è nessuna vera analogia.

La definizione del computer come “cervello elettronico” è passata di moda, per fortuna. L’intelligenza artificiale non è necessariamente un tentativo approssimato di riprodurre quella umana all’interno di una macchina. Il pioniere della scienza informatica Edsger Dijkstra disse una volta: “Chiedersi se un computer possa pensare non è più interessante del chiedersi se un sottomarino possa nuotare”, ed è una delle sue citazioni più famose.

Con ciò, se ben interpreto, il luminare non voleva intendere che l’intelligenza artificiale non poteva esistere, ma che essa è un diverso approccio alle conoscenze e alle scelte conseguenti rispetto al cervello umano. Vuol dire che possono esistere macchine (computer) capaci di interpretare l’ambiente in cui agiscono, accumulare esperienza e trasformarla in conoscenze in modo da sviluppare comportamenti e strategie adatti per conseguire i propri obiettivi, e questo secondo schemi che non sono necessariamente simili a quelli umani ma sono sempre “razionali” e, probabilmente, senza presupporre il concetto di “coscienza”.

L’intelligenza artificiale ha una storia già lunga. Ha avendo impatti enormi sulla nostra esistenza, anche se abbiamo difficoltà a vederli. I “sistemi esperti”, che sono una sorta di precursori delle IA, lavorano giorno e notte e fanno scelte sensate – secondo i criteri con cui sono state progettate. Ho però la sensazione che siamo in procinto di assistere a una sua crescita esplosiva, per diffusione e potenza.

Le recenti oscillazioni dei mercati finanziari sono state attribuite, in buona parte, all’azione di “robot”. Nei commenti si parla di “complessi algoritmi” in grado di decidere in autonomia quando, quanto e cosa comprare o vendere. Immagino che “intelligenze artificiali” sia una definizione più valida. Non mi stupisce che una delle prime applicazioni sia in ambito finanziario, dal momento che la ricerca del guadagno è uno dei primi moventi delle azioni umane e i soldi attirano altri soldi, anche in forma di investimenti.

Nei prossimi anni è probabile che le vedremo un po’ ovunque, le intelligenze artificiali, palesi o mimetizzate: gestione di supporto tecnico e clienti; veicoli che si guidano, in tutto o in parte, da soli: automobili, treni, navi, aerei con “piloti automatici avanzati”; gestione di siti produttivi o parte di essi; gestione di impianti di riscaldamento e condizionamento, sempre cercando di anticipare i nostri desideri e movimenti. Sapremo sfruttarle o le vedremo come nemiche? Serviranno il genere umano o una sua minoranza? Ci aiuteranno nelle scelte quotidiane? O magari anche in quelle politiche e macro-economiche? Aumenteranno la sicurezza o anche il controllo? Cancelleranno più posti di lavoro di quanti ne creeranno? E in ambito di attività intellettuali che impieghi troveranno? Contribuiranno anche al lavoro degli ingegneri o addirittura li sostituiranno, in tutto o in parte? E per quanto riguarda gli artisti? Anche loro potranno decidere di avere un assistente virtuale nella loro attività creativa? Saranno educati suggeritori o semi-dittatori? Nascerà un nuovo luddismo? O nuove forme di dipendenza?

Spiare miliardi di connessioni telefoniche e internet non sarà più un compito impossibile, quando il “filtraggio intelligente” delle informazioni potrà essere effettuato da programmi in grado di interpretare il senso del linguaggio umano, non solo le singole parole.

Avremo magari robot fotografi e video-operatori, in grado di comprendere la scena che hanno davanti e scegliere da se inquadratura e impostazioni ideali per riprese ad effetto.

In campo militare avremo probabilmente droni armati in grado di agire in autonomia, decidendo da se anche quando fare fuoco.

È solo un piccolo esempio delle possibilità.

Di certo viviamo in un’epoca eccezionale in cui molte cose incredibili sono diventate possibili. Il recente primo volo di FalconX Heavy ha creato, nel tecnico che sono, uno stato di autentica esaltazione. È stato come vedere trasformate in realtà le scene dei racconti di fantascienza della mia adolescenza, in particolare per i vettori che ritornano a terra atterrando in verticale. Anche le immagini del manichino, in automobile scoperta, nello spazio col pianeta Terra sempre più lontano sullo sfondo, nella sua inutilità, ha in se una potente forza simbolica ed evocativa (e ovviamente pubblicitaria). Ritengo che nella progettazione e nella manovra del nuovo vettore spaziale rientrino, in varie forme, intelligenze artificiali, ad affiancare la tecnologia aerospaziale.

Aspetto all’apparenza collaterale ma fondamentale: si tratta pur sempre di programmi software. Ambiti e limiti di applicazione, criteri, vincoli e obiettivi – la morale, in pratica – sono scelte di progetto effettuate di chi le commissiona e realizza. Ci saranno margini per porre limiti legali? È il caso di ragionare già in questo senso? E poi che aspetto – e che effetto – avranno gli inevitabili bachi software e hardware?

Un altro tema caro alla fantascienza è quello degli alieni. Penso che i veri alieni li stiamo costruendo, nei laboratori informatici, e dovremo imparare ad averci a che fare.

L’intelligenza artificiale è un’opportunità e un rischio in forme diverse e più profonde di quelle che immaginiamo.

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Autopilota automatico garantito all’italiana

KITT2000

Si avvicina forse il sogno dell’auto che si guida da sola. Sperimentazioni sono in corso negli USA e, prossimamente, anche in Gran Bretagna. Anche qui da noi qualcosa si muove… senza conducente. Servirà a dire che sì, ci avevamo pensato per primi, ma poi siamo rimasti indietro come sempre. In teoria dovrebbe aumentare di gran lunga la sicurezza, una volta messo tutto a punto per bene. Insomma, un passo avanti per l’utente comune, un balzo indietro per gli appassionati di motori.

Certo, guidare è diverso dall’aggirarsi in un piazzale e le nostre strade hanno poco in comune con le highway americane. Credo che ci voglia ancora un bel po’ di prove, miglioramenti, errori e mal di testa dei progettisti prima che un’auto robot possa aggirarsi in certi nostri centri storici senza impazzire in pochi secondi o sappia reagire alle iniziative incredibili di certi automobilisti da tangenziale evitando di finire coinvolta in incidenti tremendi. L’assunzione che gli altri conducenti rispettino con medio scrupolo almeno le norme fondamentali del codice della strada mi sembra che debba essere assolutamente rimossa, nella scrittura del software per questi sistemi di guida automatica. Ma, appena risolti questi problemi squisitamente tecnici, ovviamente si scateneranno le polemiche all’italiana, tipo queste:

  • Le assicurazioni adegueranno le tariffe o ci marceranno come al solito?
  • Sarà possibile “taroccare” il software di centralina in modo che la macchina non rispetti qualche limite di velocità, ogni tanto? Così, tanto per non fare tardi in ufficio la mattina?
  • Chi paga in caso di incidente? Il conducente che non conduce più? Il fabbricante dell’automobile? Oppure quello del sistema di guida, che magari non è lo stesso? Pantalone?
  • L’auto ora conosce tutti i nostri movimenti. Povera praivasi!

herbie5

Ho provato ad immaginare qualche frase tipo.

  • Signor vigile, non sono mica io che sono passato col rosso, è stata la macchina, ha fatto tutto da sola. Io mi fidavo, si era sempre comportata bene prima, noiosa anzi. Io leggevo il giornale, dev’essere un baco del software”.
  • La mia amante ha letto i log della mia automobile, dal mio telefonino, ed ha scoperto che ho passato la notte a casa con mia moglie. Il mio rapporto extra-coniugale è rovinato. Avvocato, qualcuno mi deve rimborsare!”
  • Non ho fatto tardi io, è quel fesso del robot dell’auto che ha sbagliato strada”.
  • Ho perso tempo per causa della macchina: non voleva proprio saperne di parcheggiare in divieto di sosta. Alla fine ho dovuto spegnere il computer”.
  • Ci controllano! Ci controllano dappertutto! Fa parte del complotto pluto-giudo-massonico-petroliero per la dittatura mondiale, è evidente!! I poteri forti con i servizi deviati!!! Ora anche le macchine ci spiano, con i loro sensoracci!… Tra un po’ sarà l’automobile che ci dirà dove dovremo andare!?! E con il loro potere mediatico ci convinceranno che è giusto cosi!”