L’Universo, il vuoto e tutto quanto

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Nelle descrizioni che si danno dell’Universo, non si spiega quasi mai quanto sia vuoto. Secondo me non solo perché è difficile farlo capire, ma perché proprio c’è un ostacolo mentale ad affrontare il tema. Lasciamo da parte telefilm e altre opere di fantascienza, dove a ogni puntata o capitolo si deve incontrare un pianeta e una razza aliena, finendo per descrivere uno Spazio sovraffollato di corpi celesti e creature, per lo più simili alla Terra e agli esseri umani. Anche nella divulgazione “seria” ci si concentra sul “pieno”, sugli oggetti che si osservano, tralasciando lo sterminato “vuoto” che li separa l’uno dall’altro.

Cominciamo dal Sistema Solare: se paragonassimo il nostro amato pianeta Terra (amato ma non tanto, considerato come lo trattiamo) a una biglia da due centimetri di diametro, l’orbita di Nettuno avrebbe un diametro di alcuni chilometri. Plutone, declassato da pianeta a pianetino, sarebbe ancora più lontano. E in mezzo? Praticamente nulla, tranne una manciata di pianeti grandi, al più, come bocce, e un po’ di sassolini e granelli di polvere a modellare satelliti, asteroidi e altri oggetti astrali. Qui di seguito un video che mostra un modello in scala di questo tipo, realizzato nel deserto del Nevada. Spettacolare vero?

Per arrivare poi alle stelle vicine nella nostra Galassia sarebbe necessario percorrere distanze sterminate, ovvero anni luce di vuoto. Le galassie, a loro volta, sono separate tra loro da distanze inimmaginabili, eccetera.

Singolarmente, lo stesso fenomeno si verifica nell’infinitamente piccolo: elettroni, neutroni e protoni, che compongono gli atomi, hanno dimensioni infinitesime rispetto a quelle, già difficili da immaginare, degli atomi stessi.

In pratica il componente fondamentale dell’Universo è il vuoto. Secondo i nostri criteri abituali, l’Universo si può descrivere come vuoto, con dispersa una frazione trascurabile di altri componenti. Ciò anche tenendo conto della “materia oscura” dei “buchi neri” e di altri concetti che si teorizzano per spiegare le osservazioni.

Secondo me è una carenza della fantascienza, non soffermarsi sullo spazio in quanto tale. C’è stato qualche tentativo, ma quelli che conosco non mi sono sembrati molto riusciti. In parte funzionano i tempi lunghi di alcune magistrali realizzazioni, a cominciare dal celeberrimo “2001”.

In effetti è difficile parlare del vuoto, come si fa? Come lo si descrive o traccia? Come lo si fa sentire? Inoltre crea sgomento, fa paura, dà vertigine e senso di spaesamento. Non è accogliente, il vuoto, è troppo lontano dalla nostra dimensione umana.

Occhio, che sto parlando di “vuoto” e non di “nulla”: sono due concetti fisicamente e filosoficamente diversi: il vuoto ha dimensioni di spazio e tempo, ha proprietà termiche ed elettriche, può essere deformato, ampliato o ristretto, nella sua combinazione spazio-tempo è l’elemento fondamentale della relatività Einsteiniana. Il vuoto è una sorta di sostanza, insomma, la cui caratteristica più interessante è di lasciarsi attraversare dalla materia.

Il big-bang primordiale, da cui s’ipotizza che sia nato l’universo, non è banalmente una grande esplosione, come da vulgata: non è materiale che si espande nello spazio vuoto, perché prima del big-bang neanche questo esisteva. E’ invece proprio lo “srotolarsi” dello spazio-tempo, che espande le sue frontiere trasportando la materia, che in esso si evolve. E’ – ma questa è una mia nota personale di cui mi scuserete – l’immagine migliore possibile della Creazione, il vero “Fiat Lux” originario.

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Alcuni paradossi

La filosofia sarà pure noiosa, ma serve a capire la vita.

 

La matematica sarà pure astratta, ma serve a capire il mondo.

 

La scienza sarà pure complessa, ma serve a capire i fatti.

 

La letteratura sarà pure inventata, ma seve a capire la società.

 

La religione riguarderà pure Dio, ma serve a capire l’uomo.

 

Neutrini veloci ma non troppo

Mi sarebbe piaciuto che i neutrini fossero stati davvero più veloci della luce, nell’esperimento del CERN, perché avrebbe aperto il campo a tutte le fantasie di un navigato lettore di fantascienza. Viaggi interstellari o nel tempo… in un attimo tutto sembrava possibile.

Perché, diciamoci la verità, la teoria della relatività è bella, affascinante, consente di capire come va una gran fetta dell’universo ma ci sta stretta, con quel limite inviolabile della velocità della luce che sembra fatto apposta per tarpare le ali ai sogni più audaci.

Di certo, gli scienziati sono stati un po’ troppo avventati: presentare un risultato che può sconvolgere tutte le teorie correnti della fisica, senza prima verificare a fondo i passaggi logici ed i calcoli, sembra dimostrare un po’ troppa leggerezza, soprattutto perché il margine d’errore possibile era risicatissimo: una frazione di tempo ridicolmente piccola, un margine di percorso di più o meno venti centimetri della distanza fra Ginevra ed il Gran Sasso, se ben ricordo.

Per sconvolgere le teorie di Einstein sarebbe servito qualcosa di ben più sensazionale, d’indiscutibile, tipo i neutrini che viaggiano al doppio o al triplo della velocità della luce.

Più bello ancora – una specie di sogno ad occhi aperti – sarebbero stato se i neutrini fossero arrivati al Gran Sasso una frazione di secondo prima di essere sparati dalla Svizzera! Un bellissimo paradosso spazio-temporale da far saltare sulla sedia anche gli inersperti di fisica teorica. Quello sarebbe stato un momento esaltante, di certo per il sottoscritto, e magari Giulio Verne si sarebbe rialzato dalla tomba, per brindare assieme a tutti gli autori di fantascienza viventi e non.