Se non mi lasci non vale

Un matrimonio che non finisca in divorzio è palesemente fuori moda. Si guardano i due componenti della coppia come due disadattati incapaci di godersi la vita. Ma come, dopo la festa, il viaggio di nozze, le prime gioie e litigi, non hanno nessuna voglia di riprendersi la loro libertà? Di provare nuove esperienze erotico-sentimentali? Ma che gente di ristrette vedute.

Se sono anziani li si considera con compatimento: hanno perso tutte le occasioni utili per separarsi felicemente,hanno vissuto in un’epoca troppo chiusa ed ora che possono aspettarsi più dalla vita?

Eppure le stesse accuse di banalità che colpiscono i lungo-matrimonianti sono riferibili, uguali uguali, anche ai presto-o-tardi-separanti.

L’immagine mediatica, traslata al quotidiano, scivola inesorabilmente nel ridicolo. I divorzi sontuosi delle leggende del gossip scadono alla rissa piccina per la casa, gli alimenti ed i turni per vedere i figli. Non vedo in giro gnocche mature da far girar la testa che si riprendono la libertà da opprimenti manager in carriera, ma attempate signore cadenti che si stancano di mariti normalmente noiosi. Non vedo aitanti cinquantenni a caccia di ragazzine ma impiegati monotoni alle prese con la canizie avanzante e la panza prominente.

E poi gli aspetti banali del vivere quotidiano. Ritorni dai genitori per ridurre i costi. Vacanze da single per single di ritorno. Mi conviene più il lavoro o gli alimenti?

Qualcuno certamente mi potrà disquisire sulla psicologia di s-coppia e mi rampognerà sulle anticaglie cerebrali che magari inconsciamente (per darmi occasione di redenzione) mi porto dietro, mi spiegherà che tutto questo è progresso ed emancipazione, auto-affermazione e distacco dallo stantio, libertà dell’individuo e apertura e nuovi e divertenti stili di vita. Tutte cose luccicanti e ragionevoli, non dico di no, ma tante volte mi sembra più che altro carenza del senso del ridicolo.