Una vita a caccia di offerte

Caccia-Offerte

Sempre aperta la stagione di caccia alle offerte

Tra colleghi e conoscenti s’è aperto un nuovo fronte di passatempo, al quale per la verità non mi dedico, che consiste nel cercare la migliore offerta telefonica.

Per quanto riguarda le tariffe per i telefonini cellulari, lo sport dell’offerta a inseguimento era in voga ormai da anni. La novità è che si è esteso da un po’ al telefono fisso di casa e, soprattutto, all’internet ad alta velocità, divenuta di colpo indispensabile per gli “streaming”, ovvero per le trasmissioni televisive via web a pagamento o piratate.

Si affianca a innumerevoli altre caccie: assicurazione auto, forniture luce e gas, offerte speciali di elettronica e materiale per la casa, sconti alimentari. Eccetera.

Niente di male, direte voi. Non esiste nulla di più stupido della fedeltà a un marchio o a un fornitore. Sarebbe da perfetti idioti preoccuparsi per un’azienda che non ha cura dei suoi clienti. Le compagnie telefoniche hanno il coltello dalla parte del manico e ai poveri comuni mortali consumatori non resta che farsi furbi e tentare di barcamenarsi per pagare il meno possibile, se non fosse che questo “pagare” è legato ogni vola a una necessità nuova che, fino a poco tempo prima, nessuno sentiva di avere.

Una volta si premiava la fedeltà dei clienti, oggi rimanere con un fornitore a lungo è la migliore garanzia di non vedere offerte positive e si premia solo il “tradimento”, ovvero rubarsi clienti l’uno con l’altro.

Un gesto un tempo semplice, come pagare la bolletta del gas o telefono, diventa un barcamenarsi mese per mese fra offerte e gestori, saltando dall’uno all’altro al primo campanellino di uno sconto o all’allarme della fine del periodo d’offerta. Processo indolore fino a un certo punto, se non fosse che richiede tempo (prezioso per definizione) e lascia potenzialmente una scia di contenziosi a loro volta forieri di ulteriori perdite di tempo e denaro.

 

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Regola generale del commercio: metti assieme abbastanza roba inutile e ognungo troverà qualcosa che gli piace

 

La cosa mi ha portato a qualche altra riflessione. Come spesso accade, il piccolo è immagine del grande e, come tale, talvolta più facile da capire. Questa caccia continua all’operatore conveniente dell’istante – e parallelo allettamento degli operatori al cliente perché si decida a cambiare – mi sembra emblematica della nostra società, che è diventata quella dell’instabilità.

Lunga la disquisizione sui motivi: la globalizzazione, il consumismo, le crisi finanziarie, scelte politiche più o meno discutibili e fatte con più o meno cognizione di causa. Sta di fatto che, venuti meno i punti di riferimento, tutto è instabile e precario: i rapporti di lavoro, per cominciare, come anche i matrimoni, il luogo di abitazione, e con queste cose anche le relazioni di conoscenza e di amicizia e perfino i rapporti di parentela.

La cultura dominante – e assiduamente coltivata da aziende, associazioni di consumatori, “opinion leader” e passaparola – è di afferrare l’occasione appena si presenta, senza guardare al passato e con prospettive minime nel futuro: pochi mesi, talvolta appena qualche settimana o perfino giorni prima di un nuovo cambiamento. I vantaggi possono essere anche minimi purché siano immediati. Pochi maledetti e subito, come si dice. Lo sconto alla cassa, il piacere a portata di mano. La precarietà come stile di vita scelto prima che imposto. La programmazione ridotta al minimo. Dai beni di consumo alla vita pubblica e privata. Se metto su famiglia, durerà finché dura “l’amore”. I figli nasceranno con me e forse ci cresceranno, oppure no, secondo come verrà. Siamo pronti a una società non solo senza programmi a lungo termine, ma neppure a medio?

Forse è anche per questo che la gente è così attaccata al suo telefonino. Tutto ciò su cui puoi davvero contare è quello che hai addosso, quello che puoi toccare, vedere e usare o almeno entrare in contatto ora, ciò che è immediatamente a portata di mano in questo momento e luogo. Quello che vuoi condividere devi farlo adesso, senza nemmeno aspettare di tornare a casa e accendere il computer, perché poi non si sa.

La qualità è quella che è, ci si deve accontentare: la fotografia istantanea, il mobile di battaglia, il cibo pronto in dieci minuti, il sesso la prima notte.

L’uomo 2.0 è l’individuo del qui-e-ora. E’ l’uomo del momento, ovvero concentra tutta la sua attenzione sul qui e adesso. Tutto il resto è puramente ipotetico e labile. Il mondo, l’umanità intera sono una semplice ipotesi che può essere smentita in qualsiasi istante.

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