Del fascino irresistibile della faccia da c.

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Voglio partire dalla vicenda dei nuovi – presunti – amori del capitano Schettino, ma per andare subito oltre. Perché al di la della conferma o meno del fatto – mi interessa abbastanza poco – mi è venuto da chiedermi cosa potesse mai trovare di attraente una donna nel personaggio. Qui avrei bisogno davvero di qualcuno che mi aiuti a capire, ad andare oltre i miei confini mentali, insomma, anche se, come vedrete, qualche idea ce l’ho.

Vexata quaestio quella del perché le donne (alcune donne, cerchiamo di non generalizzare troppo) siano attirate dal delinquente incallito. Secondo me si abbina alle leggi della selezione naturale e della sopravvivenza della specie: è un esemplare sicuramente in grado di sopravvivere e di procurarsi quello che gli interessa, anche passando addosso ad altri suoi simili.

E’ una strategia di sopravvivenza a lungo termine della specie quella di far sopravvivere atteggiamenti opposti, quello del buon padre di famiglia dedito alla casa ed al lavoro e quello del bastardo che se ne frega di tutto e di tutti, a cominciare dalla propria compagna. Il primo è ottimo per il progresso a lungo termine della società umana, ma il secondo può fare la differenza nei momenti di crisi estrema, quando quella società si disgrega fin quasi a scomparire.

Questo schema, però, non si applica al nostro ex-comandante.

Perché questo personaggio non ha per nulla i caratteri del bel tenebroso pronto a tutto.

Anzi, si presenta pubblicamente come un tipo scialbo, tendenzialmente piagnone, incapace di reagire alle situazioni di rischio, profondamente attento alla scelta del colore della giacca ma incapace di prendere decisioni razionali ed in tempi ragionevoli che non siano quella di fuggire il più rapidamente possibile verso un luogo sicuro e lontano dalle responsabilità. Insomma, da un punto di vista cinico, che carattere genetico fondamentale per la specie ha da trasmettere questo personaggio qui, che ne possa determinare l’attrattiva sessuale nei confronti delle femmine della specie a cui appartiene anche quando è venuto meno – si spera definitivamente – il suo ruolo di comando e di autorità (immeritato)?

Perché il potere genera fascino, in qualunque mano si trovi. Pone una maschera sul volto del detentore e ne moltiplica l’attrattività, a prescindere dalle sue doti naturali. Il potere significa benessere, è uno strumento per scavalcare i problemi e scaricarli sul prossimo ed ottenere vantaggi per se e la propria stretta dipendenza, per cui è attraente, sessualmente attraente.

Oramai, però, quest’aura per il nostro è sfumata, per cui qual’è mai l’aspetto che potrebbe ancora renderlo accattivante nei confronti dell’altro sesso?

Ma forse lo so, ci sono arrivato. Il comandante Shettino è, a suo modo, indistruttibile.

E’ uno che è capace di fare le più estreme minchiate, di passare attraverso una delle più storiche figure di merda pubbliche, di essere additato non dai suoi vicini, ne dall’Italia, ma dal mondo intero come l’emblema vivente dell’incapacità, della superficialità e dell’irresponsabilità, di essere oggetto di un’infinita serie di vignette, barzellette e battute scontate e meno scontate… e non esserne minimamente scalfito. Di continuare a sentirsi e comportarsi come al solito. Anzi di farsi forza per continuare ad affermare e difendere se stesso.

Non chiedo certo che commetta atti estremi, non sia mai, ma c’è gente che è caduta in depressione per una frazione infinitesima del carico di “scuorno” che gli è finito addosso.

Insomma è l’emblema di una razza impermeabile al mondo esterno e a suo modo è un uomo d’acciaio, senza dubbio. Di un genere d’acciaio che suscita curiosità scientifica e sociale ma che, insisto, non riesco a capire come possa produrre un qualche tipo di fascino. Resto in attesa di illuminazioni.

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L’effetto Signorina Silvani

signorina silvani

Sottotitolo: Ovvero delle ridicole conseguenze dell’asimmetria di distribuzione dei generi negli ambienti umani chiusi

Lavorando in azienda, ho capito che Fantozzi è molto più che una comica. Non è nemmeno strettamente una satira: è solo un ritratto, leggermente esacerbato, di quello che accade quotidianamente.

Uno dei personaggi secondari della saga è la Signorina Silvani, che ad un certo punto mette la testa a partito, sposa il collega più meschinamente splendido e diventa Signora Calboni. Il ruolo è magistralmente interpretato da Anna Mazzamauro.

Ma chi è costei, la Silvani intendo? Ci si potrebbe dilungare, ma, per focalizzare il punto che m’interessa, è una quasi-cozza, attempata e pressoché rozza che, nell’ambiente chiuso e prettamente maschile dell’ufficio, in cui impiegati svogliati sono costretti a trascorrere la maggior parte della loro grigia vita per quel magro stipendio che gli consente di campare, diventa una specie di miss, un simbolo erotico, l’ “eterno femminino” dei poveri e, ovviamente, l’impossibile passione segreta di Fantozzi (che, detto fra noi, ha una moglie decisamente più attraente).

“Assurdo”, direte in coro, “c’è tutto un mondo di donne fuori, anche il più tetro degli scribacchini salariati lo sa”.

Verissimo invece, ed è visibile quotidianamente. In ogni ambiente a stretta prevalenza maschile – certe facoltà universitarie, uffici tecnici, amministrazioni d’impresa – la belloccia di turno è oggetto di attenzioni e cortesie, non va mai a prendere il caffè da sola, ma sempre con un nutrito nugolo di accompagnatori sorridenti e cortesemente schiamazzanti. Non è un vero e proprio corteggiamento, nella maggior parte dei casi, ma una specie di obbligo sociale.

E la belloccia reagisce nello stesso modo della Mazzamauro, pardon Silvani: s’imbelletta, si mette in mostra, si atteggia a semi-diva, ostenta sicurezza e condiscendenza. Nulla di male, beninteso, tutto fa parte dell’ordinario, della consueta recita del quotidiano.

La situazione diventa ancora più interessante quando le Silvani sono più d’una, perché tra loro si scatena una sorta di competizione, a colpi di tacchi, pettinature, aderenze e scorciamenti d’abito e di altre cure estetiche. Lotta non dichiarata, ovviamente, ed ognuna delle coinvolte la negherebbe ad alta voce, eppure concretissima. La rivalità fra donne può essere più dura di quella tra gli uomini, e la prevalenza sociale, anche in un ambiente ristretto, è dolce e ambita per entrambi i sessi, con sfumature diverse ma con la stessa forza.

Morale? C’era una volta un mondo in cui stretti steccati dividevano le aree lavorative maschili e femminili. Ci sarà un giorno in cui si potrà scegliere il proprio lavoro in base alle proprie attitudini, con minimi condizionamenti ambientali, sociali e di genere. Oggi siamo nel mezzo e la disuniforme composizione di un ambiente, in termini di generi, porta deformazioni del comportamento.