I grandi dubbi… Parte seconda

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Siracusa

La storia di un’autostrada comincia con: “c’era una svolta”?

 

La miss dei servizi segreti si chiama… Omissis?

 

I tossicodipendenti li mandavano in esilio sull’isola d’Erba? O a Canne? O magari alle Cannarie?

 

Le veterane sono anfibie anziane?

 

Un delinquente male accompagnato può essere definito un reo con fesso?

 

Perché si chiama doping se si deve prendere priming della gara?

 

Autoreferenziale è un’automobile con il curriculum?

 

Il circolo virtuoso è quello in cui non si servono alcolici?

 

Un’attrice porno in sciopero non mette bocca?

 

Per sbaglio i genitori di Rocco Siffredi lo iscrissero allo Zecchino Duro?

 

Una strega che manda maledizioni tramite lo smalto per unghie fa manifattura?

 

Se un fruttivendolo parla male di un altro è tutta una questione d’indivia?

 

Gli indiani al ristorante pagano il conto alla Nirvana?

 

Se alle mie sette piante ne aggiungo una faccio un otto botanico?

 

I Crociati viaggiavano con le barre porta-turco?

 

Se prendi un pezzo dal lotto… Ne restano sette?

 

Chi commercia insetti è un pest-seller?

Click now on the Weird link in the News!

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La passione per la scienza e l’attenzione alle stranezze. Fin quando è utile e quando diventa patologica?

L’insolito attira l’attenzione e suscita curiosità. I motivi ci sono: ciò che è anomalo può essere un’opportunità da sfruttare o un rischio da evitare, di sicuro qualcosa da valutare. Da un punto di vista scientifico l’anomalia è utile, perché aiuta a individuare le falle in una teoria e a evidenziare i veri legami di causa ed effetto tra le cose, spesso mascherati dall’uniformità.

L’insolito è la pietra di paragone delle nostre convinzioni e spesso il gradino in cui inciampano. C’è chi lo nega, chi lo bolla come innaturale, e anche chi ne fa collezione.

Ma la passione per cercare l’insolito a tutti i costi rischia di diventare un vizio. Mettere il mostro in vetrina è un’azione che si è sempre fatta, in ogni epoca storica e nelle più diverse civiltà. Chi viene a ammirarlo di solito non impara nulla, semplicemente si stupisce, ride, prende in giro, tratta lo strano fenomeno come un qualsiasi divertimento o passatempo: dopo pochi minuti ne ha abbastanza e torna alla sua vita ordinaria. Le novità sono il nutrimento dell’intelletto, tuttavia credo che ci sia anche qui una differenza fra cibo buono e junk food. Come per l’alimentazione, la differenza credo sia in cosa ne resta: conservazione o degrado della salute fisica e mentale, aumento di conoscenza o perdita di tempo o peggio.

Internet coltiva alla grande la passione per lo strano e lo stupefacente, proprio col senso di qualcosa che attira l’attenzione in fretta e altrettanto in fretta la rilascia. Deformità, dimensioni insolite, forme strane naturali e artificiali sono cercate e esibite in un modo che non facilita il passaggio dalla sorpresa alla comprensione, perché il sito è interessato solo alla risposta istintiva, immediata, pre-razionale, compulsiva.

Internet è tutta un conteggio di cliccate, una gara a chi ha il maggior numero di visitatori, un inseguirsi a chi ce l’ha più lungo, l’elenco dei commenti e dei “follower”, e per raggiungere l’obiettivo deve convincere l’utente di passaggio in una frazione di secondo, in modo compulsivo.

Lo strano, di fatto, ha lo stesso ruolo del sesso e, a modo loro, dei gattini carini. Con un difetto in più: quello di bollare immediatamente quello che si esibisce come “anormale” e quindi togliergli dignità. Basta leggere i commenti.

I siti cosiddetti seri non fanno eccezione: quotidiani e riviste d’informazione, raccolte di notizie e commenti devono fare numeri, per emergere nelle ricerche e fare ancora più numeri, e infine per vendere meglio i loro spazi pubblicitari. Perfino i siti dedicati alla divulgazione scientifica sono diventati una raccolta delle stranezze dell’universo visibile, spesso con spiegazioni minime o assenti. Il “weird” e lo “shocking” sono diventate le parole d’ordine di articoli e link. Junk food cerebrale che sazia per un breve momento ma non aumenta la conoscenza del mondo, lascia un senso di confusione e fa venire presto nuova fame.

I termini sono abusati, è chiaro. Il maltempo è sempre una “morsa del freddo” e i reati sono tutti “raccapriccianti”, a cominciare dallo scippo della borsetta della vecchietta all’ufficio postale. In mancanza di meglio si lavora sui titoli. Tuttavia non ci si ferma davanti allo strano vero: malattie, conseguenze d’interventi chirurgici, violenze su esseri umani e animali, deformità congenite o acquisite, ostentate o subite.

Non che lo strano vada eliminato, beninteso. La variabilità, anche estrema, fa parte del mondo che conosciamo e ha pieno diritto d’esistenza e dignità. Proprio per questo andrebbe compresa, non esibita. Interpretata. Collegata e non slegata dal contesto.

Ma, alla fine, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Si tratta solo di tornare a ridere delle deformità, come ci dicono che avveniva nel vituperato (e spesso falsificato) Medioevo.